“Milano è campione d’Italia ! Milano è campione d’Italia ! Dopo trentuno anni, Milano è campione d’Italia !”
Un po’ come dire “Freddie”, “Billie Joe”, “Janis”, “Ozzy”, “Patti”…..
Un modo di presentarsi a cui non serve aggiungere altro per aprire un portone a senso unico nella mente, senza bivi, senza incertezze.
Quel due Marzo del ’91 molti di noi si stavano affacciando a proprio rischio e pericolo su un dirupo, quello dell’hockey su ghiaccio, in cui sarebbero sprofondati verticalmente senza via di ritorno. Chi proprio quella notte, chi poco dopo sentendone narrata la storia, già leggenda quando ancora l’eco di un nuovo popolo in marcia rimbombava nel Forum e per le vie di Milano.
In molti, naturalmente, avevano già oltrepassato da molto, molto tempo l’orizzonte degli eventi di quel buco nero.
Ma ad un osservatore esterno, a causa delle diavolerie della fisica, apparivano ancora lì, al limite, come per chiamare gli altri, e noi tutti a cercare di raggiungerli senza sapere che, una volta passata la soglia, sarebbe stata un’attrazione definitiva, senza possibilità di reagire.
Mentre – tratto ormai il dado e varcato il Rubicone – prendeva drammaticamente ma elegantemente forma nell’estasi profonda di ciascuno noi quel benedetto caschetto alato, luminoso e forgiato in un materiale sconosciuto su questa terra, quel “dopo trentuno anni” urlato da Danilo Freri ci chiariva che il nostro posto lì non era quello di fondatori, ma di appartenenti a una nuova generazione, dietro a qualcuno che aspettava da molto tempo e che aveva lavorato duramente e costruito in vari modi, in diversi momenti.
Come fosse ieri, vero? Eppure, da quel momento sono passati altri trentuno anni, anzi, qualcuno di più.
Sembra impossibile…
Noi, la “next generation” di allora, oggi siamo quelli che hanno aspettato, costruito, gioito, pianto, per decenni.
Certo, non c’è un Forum strapieno come quella sera, nessuno urlerà di gioia riagganciando il passato, non c’è uno scudetto a portata di mano. Non c’è nemmeno una squadra.
Ma questo non è mai stato un problema.
Ci siamo noi, e c’è la nuova “prossima generazione”, quella seminata e germogliata fino a una decina di anni fa – poi ibernata da una gelata notturna – che non ha più visto luce se non il bagliore crepitante delle fiamme danzanti sui resti di casa. Ma che ha ancora la scintilla dentro.
Attenzione.
C’è il tenue chiarore di un’alba.
Il 10 Gennaio, ore 19.30, a Santa Giulia.
Resterà l’alba di un solo giorno? Sarà comunque bellissimo.
Verrà qualcosa di più? La storia insegna a non illudersi, ma anche a non dare mai per definitivamente morta la grande fenice rossoblu.