L’arrivo del canadese Samuel Houde, che presumibilmente sarà il centro della seconda linea con Caamano e McLaughlin alle ali, completa sulla carta i primi due blocchi offensivi del nuovo Milano. Nato l’8 marzo 2000 a Blainville, Québec, Houde è un centro naturale che può essere impiegato anche come ala sinistra. Alto 183 centimetri per 78 kg, stecca sinistra, è stato draftato dai Montreal Canadiens al quinto giro, 133ª scelta assoluta, nel 2018. Stesso anno, stesso round, a sole 6 picks di distanza dal suo nuovo compagno di squadra a Milano, Wyatte Wylie.
La sua formazione da junior avviene nella QMJHL con i Chicoutimi Saguenéens.
Vale la pena ricordare che la QMJHL (Quebec Maritimes Junior Hockey League) in cui gioca Houde è una delle tre leghe major junior canadesi che confluiscono nella CHL (Candian Hockey League). Ogni anno i vincitori di queste tre leghe (le altre due sono la OHL, Ontario Hockey League, e la WHL, Western Hockey League) si contendono la Memorial Cup, ovvero il titiolo di campioni assoluti della CHL.
In questo contesto, fino a pochi anni fa si teneva annualmente un evento, le “CHL Canada-Russa Series”, in cui gli all-star teams delle tre leghe componenti la CHL sfidavano un’ampia selezione junior russa. Si svolgevano sei incontri, ovvero due sfide tra ciascun all-star team e la Russia, ed alla fine si stilava una classifica a punti per definire un vincitore tra CHL e Russia.
Nel 2019, Samuel Houde è convocato per i due incontri tra all-star QMJHL e Russia: una vittoria e una sconfitta.
Quella del 2019 è l’ultima edizione delle Series, poi sospese per due anni a causa del Covid, ed infine cancellate a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Dopo le sei gare, il bilancio è in perfetto pareggio, ed in coda a gara-6 viene effettuato uno shoot-out da “tutto o niente”. Vincono i canadesi.
Stagione dopo stagione, Samuel cresce fino a diventare uno dei punti di riferimento offensivi dei Saguenéens..
Chiude la sua fase in QMJHL nel 2021, da capitano e con un bottino complessivo di 183 punti (67+116) in 268 gare.
I Canadiens non gli offrono un contratto, così Houde passa nell’organizzazione dei Pittsburgh Penguins, firmando direttamente per i Wilkes-Barre/Scranton Penguins in AHL. Rimane quasi quattro stagioni, collezionando 39 punti (17+22) in 100 partite a cui vanno sommate 61 partite coi Wheeling Nailers, il team ECHL dell’organizzazione, in cui Houde realizza 69 punti (25+44).
In sostanza, segue il percorso di sviluppo di molti altri giocatori di riconosciuto valore che a livello junior hanno avuto una elevatissima produzione offensiva, ma che non riescono a trasferire da subito la stessa produzione nelle leghe professionistiche di alto livello (AHL e poi NHL), e vengono progressivamente impiegati in ruoli più completi, orientati al two-way, con compiti difensivi sempre più importanti.
Nell’organizzazione dei Penguins affina il gioco senza disco, la fase difensiva e altri aspetti importanti per un giocatore di questo tipo come gli ingaggi e il penalty killing. È probabilmente questo il motivo per cui oggi viene considerato un attaccante estremamente duttile, capace di giocare sia da centro che da ala e di essere impiegato in qualsiasi situazione, dal playmaking al contenimento, special teams inclusi.
A inizio 2025 compie il classico salto in Europa, approdando al Sierre di Chris McSorley.
Nelle prime cinque partite registra tre assist.
Poi, il 28 gennaio 2025, durante una partita contro il Thurgau, Houde ha uno scontro, cade, un avversario involontariamente taglia in profondità il suo avambraccio con un pattino.
E’ una ferita molto seria, Houde deve essere operato e ci vogliono mesi prima di un recupero pressochè totale. Non è facile nemmeno dal punto di vista mentale. Il rischio corso, il lungo stop per un uomo estremamente energico, competitivo e attivo, le domande sul futuro.
Ma, come direbbe John “Bluto” Blutarsky, “Nothing is over until we decide it is”
In un’intervista concessa a Rhonefm.ch circa un anno dopo l’infortunio, ovvero pochi mesi fa, Sam Houde dichiara “Da questo punto di vista, credo di essere tornato persino più forte di prima. Ho già attraversato momenti difficili nella mia vita, ma questa esperienza mi ha reso particolarmente più forte. Anche questo, forse, è uno degli aspetti positivi di ciò che mi è successo”.
Ha lavorato duro in quei dodici mesi, tanta fisioterapia, poi il ritorno sul ghiaccio per allenarsi senza tregua fino a recuperare la condizione. Siamo a inizio 2026, Houde è pronto a rientrare per terminare la stagione con suo Sierre; ha una quantità di energia da rilasciare finalmente in pista tale da illuminare una città.
C’è però un “problema”: ovviamente, nel Sierre è stato sostituito da altri “stranieri” e la squadra sta dominando il campionato (che infine vincerà). Si sa, squadra che vince non si cambia. Lo sa anche Samuel. Malgrado il desiderio incontenibile di ricominciare, lui stesso dichiara di non vedersi a prendere il posto di uno degli altri due canadesi del Sierre, Samuel Asselin e Jayden Halbgewachs, in una situazione vincente di questo tipo.
Non è facile sapere che il tuo contratto sta per scadere, il tempo passa, tu sei pronto, consapevole del tuo valore, ma non hai la possibilità di dimostrarlo sul ghiaccio.
Non è facile neanche smuovere un popolo per una squadra che non c’è.
Ma Samuel e il Rossoblu sono due storie tortuose con lo stesso incredibile destino: Nothing is over until we decide it is.
Due rinascite che si incontrano.