La notte della consapevolezza

di Alessandro De Vecchi

Sabato 10 gennaio 2026, Arena Santa Giulia di Milano, è un passaparola che serpeggia, complice un virale hashtag #InsiemePerIlMilano, da un mese abbondante sulle bacheche social dei tifosi rossoblù.
Curioso il fatto che quella sera non giochi affatto il Milano, in nessuna delle sue incarnazioni degli ultimi 40 anni, bensì si tratti di una semifinale scudetto tra Renon e Vipiteno. Curioso forse per chi il mondo dell’hockey meneghino non lo conosce affatto, o tutt’al più lo ha distrattamente incrociato come si inciampa in un tormentone estivo alla radio; in un centro commerciale affollato.
«C’è una data da appuntare, un biglietto da comprare, un settore da riempire», tre raccomandazioni che sono divenute in battibaleno il monito per l’ennesima messa laica da celebrare. «Spolverate le sciarpe in soffitta, riesumate gli striscioni a rischio muffa negli scantinati. Date una botta di vapore alle vecchie maglie …»
Sono certo che quella sera ci sarà materia di studio e lavoro per fotografi e appassionati di storia sportiva, sarà un carnevale di cognomi noti portati con orgoglio sulle spalle di generazioni di tifosi: da Gellert a Zanier, “il lupo” Manno, passando per l’indiano Chabot, Lavallee, Fiore, Vecchiarelli (ma quella ormai sembra quasi una poesia recitata a memoria da più secchioni). Puoi scommettere qualche fiches anche su Beattie, Muzzatti e magari arrivare alle recenti hit come Vallorani e Fontanive. Scatterà la sciarpata generazionale, dove il logo dell’Armata Piranesi si mischierà, in un cocktail senza tempo, ai caschetti alati, alle vipere e ai gruppi della curva.  Operazione nostalgia, adunata di nostalgici ingrigiti? No, nulla di tutto ciò e nemmeno mero marketing del Vintage o Reunion tanto in voga.
Il senso di questo richiamo in trincea è contarci, mostrare a noi stessi che esistiamo ancora, che esattamente come 34 anni fa, “Ci hanno tolto la squadra ma non la fede”. E se quello striscione, esibito in una fredda sera autunnale al Forum alimentò la leggenda dei “tifosi senza la squadra” e la “squadra senza tifosi”, questa volta non ci sarà nessun tifo contro, solo l’orgoglio della partita più importante: esserci. Ricordare a noi stessi chi siamo e da dove veniamo.
“Qui ed ora” (dal latino hic et nunc) è un concetto che invita a vivere pienamente nel momento presente, concentrandosi sulle esperienze attuali senza farsi distrarre dal passato o dalle preoccupazioni per il futuro, per raggiungere consapevolezza. Che bel suono che la parola consapevolezza, evoca cori mai sopiti, da quei 27 minuti di Dusseldorf a 73 di Zurigo.
La storia dell’Hockey meneghino è fatta di notti. Talvolta notti che durano anni di silenzio e ghiaccio crepato. Talvolta, invece, notti che divampano e si consumato in un boato. Non so ancora a quale delle due categorie apparterrà la notte del 10 gennaio, ma so per certo che sarà marchiata da tinte che si tramanderanno ai posteri. Una di quelle notti che si raccontano davanti ai camini, con le bottiglie ormai vuote e la voce increspata mentre farfuglia: «Dovevo esserci anche quella volta… e in effetti, c’ero…»

Author: Redazione MsN