(Foto Elena Comi)
Il Milano ritrova sulla sua strada il Klagenfurt, una delle squadre più blasonate della lega.
E’ la terza volta in questa stagione ancora giovane.
Il primo incontro in preseason diede ai neonati rossoblu una prima consapevolezza di essere al livello della sfida appena intrapresa. La seconda sfida (vittoria 4-2 in trasferta malgrado i più di 60 tiri degli avversari) regalò ai milanesi l’illusione (poco realistica, oggettivamente) di poter già lottare permanentemente per i vertici della classifica. Fu infatti la partita che interruppe la serie inziale di cinque vittorie degli austriaci, fino a quel momento inarrestabili, nonchè la quinta vittoria in trasferta su sei incontri per il Milano. Fu anche l’ultima fiammata del bruciante avvio di stagione rossoblù: dopo quella sera, cominciò il filotto negativo che ancora prosegue con la sola parentesi della vittoria di domenica scorsa contro il Fehervar. Preso dunque atto del fatto che le sfide col Klagenfurt non sono mai banali, il Milano si presenta con Smith tra i pali e ritrova Houde, schierato all’ala di Lindquist insieme a Kostner, mentre Frycklund gira con Cuglietta e Madaschi. Partenza col KAC aggressivo e il Milano prudente. I rossoblu sembrano un po’ più disciplinati del solito sia in.fase difensiva che in costruzione, e la partita si incanala in un sostanziale equilibrio, rotto a metà drittel da un 2 vs 1 in transizione per gli austriaci con Obersteiner che fulmina Smith: meno errori, vero, ma il primo costa caro. Il Milano reagisce, Madaschi non sfrutta un 1 vs 0 e poco dopo i rossoblu non capitalizzano una superiorità numerica. Il periodo si chiude con i meneghini in avanti. Dopo l’intervallo i rossoblu partono a mille confermando l’impressione iniziale: costruzione ordinata anche se spesso sembra un po’ arduo tenere la posizione davanti alla porta perché gli austriaci ‘pesano’ di più, fase difensiva meno disunita e meno generosa nel concedere occasioni. Tutto ciò si tramuta in una sostanziale supremazia sostenuta da una intensità ‘nuova’, che sfocia in diverse occasioni culminanti in un palo di McKegg, seppure anche il KAC abbia le sue occasioni. Cresce anche la tensione, un fallo di Pietroniro origina una inferiorità numerica che potrebbe rallentare l’inerzia ma il penalty killing rossoblu è efficace. Riparte il Milano, arriva un powerplay, ben orchestrato e infine coronato da un gran gol di Grant dallo slot. È il giusto pareggio, a due minuti dal secondo intervallo. Il terzo drittel si apre con la chiusura senza esito di un altro powerplay per il Milano, che comunque riparte bene e non mostra i netti segnali di calo fisico visti in molti altri terzi periodi. Nell’alternarsi delle iniziative, però, al terzo minuto Obersteiner trova un’ altra conclusione chirurgica, rasoghiacco a fil di palo, che riporta in vantaggio gli ospiti. Poco dopo, grande apprensione: Smith rimane a terra a lungo dopo una doppia parata, colpito da una violenta ‘discata’ al collo ed esce in barella, sostituito da Berti. Ora sembra stia bene: è in osservazione a scopo cautelativo. E’ però il momento chiave della gara: i rossoblu subiscono il colpo anche psicologicamente e prendono subito il terzo gol (Hudson) che indirizza la partita. Positiva la reazione dei milanesi, una volta ‘ricomposti’: poco dopo metà periodo arriva anche il 3-2 con un missile dalla blu di Grant in powerplay. Il Milano ci prova con convinzione, supera un pk, ottiene a quattro dalla fine un altro powerplay che accende le speranze, ma gli ultimi minuti sono quelli giocati peggio dal Milano in una partita con diversi lati positivi: nessuna conclusione durante la superiorità numerica e ultimi due minuti senza riuscire a togliere Berti per tentare l’assalto finale con l’uomo di movimento in più. Finisce con una sconfitta, un po’ amara, ma per la prima volta da tempo si vedono progressi su alcuni aspetti finora cronicamente critici. Ne rimangono altri da migliorare, ovviamente, come la difficoltà a finalizzare la mole di gioco costruita in 5 vs 5: un maggior cinismo oggi avrebbe probabilmente portato i tre punti. D’altronde, smaltita la sbornia delle vittorie iniziali, devono naturalmente avere sempre massima considerazione le oggettive difficoltà legate alla costruzione di una squadra da zero. Ci vuole tempo.