foto Massimilano Bordignon
Milano HC – Huskies 5-6 (0-0; 4-3; 1-3)
Rossoblu di nuovo sul ghiaccio nel contesto del WellCard Trophy, a Klagenfurt.
L’avversario di oggi sono gli Huskies della University of Saskatchewan, squadra che milita nella lega universitaria canadese U-Sport.
Meno immediato il riferimento in termini di livello rispetto alla gara col Klagenfurt. Generalmente si considera la U-Sport inferiore a una lega professionistica come la ICE Hockey League, ma sono valutazioni sempre un po’ rischiose.
In quanto lega universitaria è, tra l’altro, la destinazione di molti giovani provenienti dalle Major Junior canadesi (il top mondiale a livello giovanile) che non trovano immediatamente un adeguato accesso al professionismo e sfruttano le borse di studio maturate continuando a giocare a buon livello in attesa di opportunità in Europa o in minors nordamericane non di primissimo piano.
Rispetto a una lega europea come la ICE, in cui giocano giovani professionisti nordamericani di valore che hanno effettato la fatidica traversata dell’Atlantico e molti veterani di ottimo livello con esperienza in AHL e NHL, nel roster canadese mancano quindi un po’ di esperienza e qualche picco di talento, ma certamente non l’energia, la fisicità e la fame di chi, a inizio carriera, non conosce il concetto di “amichevole” davanti all’occasione di farsi notare in un mercato di grande interesse in prospettiva futura.
D’altronde, la vittoria di ieri per 4-1 sui Vienna Capitals qualcosa vorrà pur dire.
Nel Milano è ancora assente in via cautelativa Wade Allison che difficilmente giocherà prima del ritorno in Italia, mentre per Frycklund – anch’egli in convalescenza – ci si augura un rientro sabato contro il Vienna.
Nel turnover tra i pali, stasera tocca a Berti. Saracino torna in linea con McKegg e Dal Colle, ma Shedden inverte la sequenza dei primi due blocchi e lancia nel suo starting six la consolidata terna MacLaughlin, Caamano, Hannoun. In terza linea girano Finoro, Chiodo e Houde, in quarta Cuglietta, Madaschi e Pietroniro.
Il Milano prende quasi subito il controllo, la costruzione è un po’ più fluida rispetto a due giorni fa e le occasioni più sistemiche e meno sporadiche, tuttavia è ancora presto per poter dire che ci sia chimica nei blocchi. Continua poi a mancare l’ultimo passo, quello della finalizzazione.
Solo verso fine drittel i canadesi cercano di costruire con maggior insistenza, ma la difesa milanese è attenta. Nessun rischio di rilievo.
I rossoblu hanno due superiorità numeriche che non sfruttano malgrado una discreta circolazione del disco, mentre è sempre efficace il pk che non lascia occasione agli Huskies quando hanno loro l’opportunità di un power play.
Finora, la gara sembra una naturale evoluzione della sfida di martedì col Klagenfurt
Poi inizia il secondo periodo, e con esso una partita completamente diversa.
Il Milano trova improvvisamente una vena realizzativa finora sconosciuta, il powerplay ora gira che è una meraviglia, e prima Houde ( appunto in pp) e poi Pietroniro costruiscono un improvviso doppio vantaggio, subito dimezzato da Keeler. Il 3-1 di Grant (ancora in pp) da l’idea che il Milano stia mettendo in cassaforte la partita al netto di qualche rilassamento difensivo, ma quando durante l’ennesima superiorità numerica che potrebbe dare la svolta decisiva i rossoblu concedono invece un evitabile short-handed goal ai canadesi (Sorensen, 28’16’’), si fa strada il sospetto che qualcosa stia accadendo alla ferrea disciplina difensiva vista col Klagenfurt e anche stasera nel primo drittel. La gara diventa una sequenza interminabile di superiorità numeriche da un lato e dall’altro che spezzettano il gioco e fanno impazzire il pallottoliere del tabellone segnapunti. Bertholt per i canadesi e McKegg per i milanesi, entrambi in powerplay, portano il risultato sul 4-3 che chiude il secondo drittel.
Il terzo periodo continua sulla stessa onda, Pellettier (Huskies) e Hannoun (Milano), con l’ennesimo botta e risposta, portano lo score sul 5-4, poi l’efficacia offensiva rossoblu cala e non riesce più a compensare un comprensibile calo fisico che aggrava quel disunirsi in fase difensiva già visto a tratti nei venti minuti precedenti ed ora divenuto cronico, mentre l’energia dei giovani nordamericani è inesauribile. Il pk rossoblu, in difficoltà, concede due gol evitabili agli special team canadesi. Il risultato è ribaltato, l’ultimo assedio inefficace, e finisce 5-6.
Partita di difficile interpretazione, cominciata bene, incoraggiante fino a metà secondo periodo, poi trasformata in un festival degli special teams proprio mentre il Milano ha cominciato a perdere tenuta fisica e collaborazione tra i reparti, disunendosi e lasciando via libera ai più freschi universitari canadesi.
Sabato contro i Vienna Capitals l’ultima partita del torneo.