Un Milano in crescita vende cara la pelle.

foto flo.pessentheiner

KAC-Milano HC 2-0 (0-0; 0-0; 2-0)

Prima sfida per il Milano contro un’avversaria di pari categoria.

Non una qualunque peraltro: il Klagenfurt, l’anno scorso, ha sfiorato il primo posto in regular season (secondo a un punto dal Graz), anche se è uscito subito dai playoff per mano del Val Pusteria.

Il fatto che tutto ciò avvenga a una settimana dal giorno in cui un roster completamente nuovo si è incontrato sul ghiaccio per la prima volta non lascia prevedere una serata facile: fisici ancora un po’ imballati e chimica tutta da sviluppare contro un gruppo esperto e collaudato, oltre che più avanti nella preparazione, fanno temere il calare sulle nostre teste di una dura presa di coscienza della realtà ICE – il che sarebbe peraltro del tutto normale.

Per impreziosire questo contesto con un paio di altre tegole, è ancora fuori Wade Allison e si aggiunge alla lista dei non disponibili anche Frycklund, protagonista della vittoria contro il Renon e già chiaramente pedina di grande importanza nel roster rossoblu.

Poi, però, arriva l’ora del primo ingaggio: tacciono i pronostici, comincia a parlare il ghiaccio e la storia si dimostra ben  diversa.

Shedden sposta Houde nel primo blocco con McKegg e Dal Colle, il KAC prende subito l’iniziativa ma fa più fatica del previsto contro una difesa concentrata e disciplinata, dall’altra parte il Milano fatica un po’ a costruire in fase offensiva ma alcune sue ripartenze sono molto pericolose. Ne esce un drittel non entusiasmante in termini di spettacolo ma sorprendente dal punto di vista milanese perché la temuta, schiacciante superiorità austriaca, di fatto, non c’è.

Nel secondo periodo il ritmo e la tensione crescono, il Milano continua a mettere sul ghiaccio un’inaspettata – in questa fase precoce della preparazione – disciplina tattica e ha cuore, soffre, lotta anche con durezza e per questo si trova spesso in inferiorità numerica, mostrando peraltro un ottimo penalty killing che non concede praticamente alcuna occasione agli austriaci in più di sei minuti complessivi giocati con l’uomo in più.

Anche il powerplay milanese, nell’unica superiorità numerica avuta a disposizione, si dimostra di ottimo livello: con Alex Grant come quarterback, il disco gira come un orologio. Al Milano, però, manca un po’ di  cinismo sotto porta. Se si dovesse fare un bilancio dei primi due periodi, non si potrebbe negare l’iniziativa maggiormente sulle stecche austriache, ma una difesa ordinata e uno Smith sempre attento e pronto quando chiamato in causa rendono sterile la relativa prevalenza del KAC, mentre le occasioni migliori, seppure sporadiche, sono sulle stecche di Caamano (incluso un uno vs zero), Houde e Pietroniro, ma purtroppo mancano killer instinct e fortuna.

Nel terzo periodo comincia a farsi sentire la stanchezza, c’è qualche spazio in più e la sensazione è che non si arriverà in fondo a reti inviolate.

Il Milano costruisce faticosamente, su questo aspetto è evidente che c’è molto da lavorare e che esistono notevoli margini di miglioramento, ma è sempre pericoloso quando va in transizione: Albis manca una grossa occasione e poco dopo (6’30’’) il KAC passa con St.Denis che  tira su Smith e poi – libero nello slot – infila il disco raccogliendo il rimbalzo.

I rossoblu cercano di reagire ma il KAC controlla ed è ancora pericoloso, c’è qualche occasione da ambo i lati fino ad un capolavoro di Smith che dice “no” a un due vs zero dei biancorossi.

L’empty net gol di Sablatting fissa il risultato sul 2-0.

In senso assoluto, questa sconfitta offre spunti di ottimismo ben superiori alla vittoria col Renon: il Milano ha giocato una gara tutto sommato in equilibrio con un’avversaria che costituisce un riferimento importante in termini di valore, ha confermato la qualità dei singoli, ha mostrato una disciplina tattica in forte crescita e una “cattiveria” importante, migliora l’intesa e fa ben sperare la considerazione che i margini di crescita del Milano ad oggi sono – per ovvie ragioni –  superiori a quelli di chiunque altro.

Author: Carlo Sansilvestri