Jakob “Jake” Smith tra i pali rossoblu

“Il ruolo del portiere è un lavoro normale. Certo. Ti piacerebbe se nel tuo lavoro ogni volta che fai un piccolo errore si accendesse una luce rossa sulla tua scrivania e 15.000 persone si alzassero e ti urlassero contro?”

La citazione di Jacques Plante illustra bene cosa significhi essere un portiere di hockey.

E spiega perché, solitamente, si associ al ruolo di goalie una buona dose di “pazzia”, di incoscienza.

Jacob Smith nasce a Oakville, Ontario, il 1 maggio 1995. Pinza sinistra, 182 cm per 87 kg, decide di fare della gabbia la sua tana seguendo le orme del padre ma soprattutto, dice lui con un certo pragmatismo che sfida – appunto – alcuni luoghi comuni, non per “follia” ma per avere un ruolo importante e decisivo all’interno della squadra.

Considerando che per molti coach il portiere vale più di mezza squadra, è difficile dargli torto, ma è anche arduo capire come restare lucidi con una simile responsabilità. Usciremo da questo circolo vizioso citando i provvidenziali The Ark: “It takes a fool to remain sane”.

Dopo gli esordi nelle leghe dei giovanissimi viene draftato dai Brampton Ballalion della OHL nel 2011, 9° giro, 169° scelta assoluta.

Non ci mette molto a mettersi in mostra: durante la stagione 2012-13, appena diciassettenne, riesce a disputare 20 partite di regular season e 2 di playoff senza far rimpiangere il titolare, Matej Machovský. Con il trasferimento della squadra a North Bay la sua vita subisce numerosi stravolgimenti: innanzitutto Smith deve integrarsi in una nuova comunità che, in virtù del suo impegno, della sua etica del lavoro, lo acclama come uno dei migliori giocatori della squadra. Inoltre Jake viene accolto da una nuova famiglia, i Fung, il cui figlio maggiore Nick soffre di un disturbo dello spetto autistico. Il legame fra Jakob e Nick cresce di giorno in giorno diventando di grande stimolo per entrambi: i Fung diventano una seconda famiglia, Nick un fratello.

In un contesto simile la carriera di Smith prende una piega decisamente positiva:  Jake si guadagna il posto da titolare grazie alla sua incredibile voglia di emergere. “E’ un combattente, uno che non si arrende mai” dichiarerà il suo coach Stan Butler.

Nel 2013-14 gioca 42 incontri di regular season con un record si 2.52 gol subiti a partita, una media di parate di  sopra il 90%, raccogliendo 4 shot-out. I Battalion si qualificano ai playoff con il secondo posto nella Eastern Conference ad una manciata di punti dagli Oshawa Genarals di Michael Dal Colle. Smith è uno dei migliori portieri della lega confermando il suo rendimento nei playoff. Gioca 22 partite, trascinando in finale i Battalion, grazie ad una percentuale di parate di .905, una media reti subite di 2.54, portando a casa ben 3 match a rete inviolata. L’ultima proprio contro Oshawa in gara 1 della finale di conference, serie vinta 4-0 da North Bay contro ogni previsione.

Nella successiva finale valida per l’assegnazione del titolo i Battalion soccombono 4-2 contro i Guelp Storm. Smith si conferma a buoni livelli “sbagliando” un solo incontro, gara 4, in cui è sostituito. Le altre partite sono tutte estremamente combattute, terminano con un solo gol di scarto, e come spesso capita sono decise da episodi.

Al suo terzo anno in OHL  Jake si conferma tra i migliori portieri della lega, aumentando ulteriormente le sue presenze sul ghiaccio, ben 56 in stagione regolare, con un record di 28 vittorie di cui 4 senza subire reti. Le statistiche si confermano in linea con quelle della stagione precedente, anzi, nel corso dei playoff addirittura migliorano. Questa volta però Oshawa si vendica vincendo 4-2 la Eastern Conference, qualificandosi così per la finale in cui superando gli Erie Otters, si aggiudicherà il campionato. Smith risulta essere, numeri alla mano, il miglior portiere della post-season: in 15 partite para con oltre il 92%, subendo 2 gol a partita, portando a casa 1 nuovo shutout ma soprattutto una chiamata per il training camp dei New York Rangers.

“Milanesi” contro: Dal Colle fa tutto bene, mette due compagni soli davanti al portiere ma “what a save!”

Nel corso del 17° Prospects Tournament di Traverse City veste la maglia della formazione NHL nella sconfitta contro Minnesota, ma soprattutto nella vittoria contro i Columbus Blue Jackets di lunedì’ 14 settembre in cui Jake stoppa i 38 tiri diretti verso la sua gabbia.

Si aggrega così in ritardo ai suoi Battalion per iniziare la stagione 2015-16, quella da senior. Smith gioca 52 incontri con buone statistiche superando, con 30 partite vinte, il suo record di vittorie stagionali in OHL. Nei playoff non raggiunge gli standard di rendimento delle stagioni precedenti: i Barrie Colts superano North Bay nelle semifinali di conference e per Jake si chiude un pur ottimo percorso nella più prestigiosa lega giovanile canadese.
In estate viene contattato dalla Acadia University per entrare a far parte del suo programma sportivo, Smith pare essere interessato, almeno fino a quando il Bolzano non si fa vivo per offrirgli un contratto da professionista in virtù del suo passaporto italiano. La famiglia di Jake è originaria di Latina, dove ancora risiedono numerosi parenti e gli stessi genitori hanno ancora una casa. Nel capoluogo altoatesino Smith si ferma 3 stagioni svolgendo in ognuna di esse il back-up di un portiere differente, vincendo in queste vesti il campionato 2018. Matura i due anni per poter indossare la divisa della nazionale esordendo nel blue team già nello stesso anno.

Nell’estate del 2019 firma con il Ghardeina andando a giocare in Alps Hockey League. È il titolare della formazione ladina per due campionati, fino a quando il Renon decide di affidargli la propria gabbia in vista della stagione 2021-22. In una squadra di vertice il suo rendimento si alza ulteriormente. In Alps ottiene 8 shutout in 35 partite. Nelle finali di campionato ne realizza un altro nei 3 incontri giocati dai Buam. Si guadagna sul campo la possibilità di essere convocato per le qualificazioni olimpiche, pur senza mai scendere in pista. Il Val Pusteria gli offre la possibilità di tornare a giocare in ICE. In due stagioni disputa 31 gare, nei playoff 2023-24 supera Anton Bernard nelle gerarchie di squadra disputando 13 incontri soccombendo solo in semifinale contro Klagenfurt.

I lupi scelgono però di puntare, in vista della stagione successiva, su un portiere come Eddie Pasquale, curriculum di altissimo livello con tanto di una Olimpiade nel 2022 giocata vestendo la maglia di un Canada che vede sul ghiaccio anche Alex Grant. Smith si trasferisce così in Danimarca andando a giocare con gli Esbjerg Energy. Le sue buone prestazioni gli valgono una chiamata tra i convocati dell’Italia al mondiale di prima divisione. Chiuso da Fadani e Clara tuttavia non scende mai sul ghiaccio. In estate torna in Nordamerica andando a giocare in ECHL con i Wheeling Nailers. Dopo aver ottenuto 7 vittorie in 8 incontri con il 94% di parate e meno di due reti subite a partita si ripresenta una buona occasione in Europa: viene chiamato a vestire la maglia di goalie titolare dell’Angers in Ligue Magnus dove si conferma come un buon portiere, atletico, ottimi riflessi e costanza di rendimento. Non convocato per Olimpiadi, Jacob viene richiamato dal coach della nazionale Jalonen in vista dei mondiali gruppo A di Friburgo giocando la partita, persa 4-1, contro la Slovacchia.

Dopo aver vissuto una delle sue migliori annate da senior, arriva ora la chiamata del Milano. Si riapre per lui il palcoscenico della ICE Hockey League, per la prima volta nelle vesti di portiere titolare.

Shedden (e non solo) scommette sulle sue capacità e sul fatto che, giunto all’apice della propria maturazione, sia pronto per un ruolo da protagonista. In fondo Smith ha lavorato per questo sin dalla prima volta in cui ha indossato i gambali, sognando di essere importante e decisivo per la squadra. E’ giunto ora il tempo di dimostrare di avere il giusto “physique du role” proseguendo la grande tradizione dei portieri che hanno difeso i colori del Milano.

We believe in you, Jake

Author: Claudio Nicoletti