Per augurarvi Buon Natale riproponiamo un articolo pubblicato durante le festività nel 2013. Sempre attuale: soprattutto ora che il settimo uomo deve tornare in pista…
Buon Natale ot (3-3; 1-1; 0-0; 1-0)
di Carlo Sansilvestri
“Scendi da quell’affare e vai a dare via i ciap!” – una voce intensa esce dalla nebbia appena sopra il ghiaccio striato, butterato, rovinato – “Per gli eroi non serve lisciare la superficie, noi questo overtime ce lo giochiamo così, su un campo di battaglia”.
Tutto era cominciato due ore prima. Non si giocava. Palazzo vuoto, luci spente, niente pubblico, silenzio assoluto. Tranne un flebile rumore di pattinata nel buio. Era un uomo, si vedeva appena la sua sagoma muoversi nell’ombra. Pochi metri dietro c’era un bambino, pattinava anche lui; l’uomo si giró, gli toccó la spalla e sussurró: “Non ora: il tuo turno arriverà più in là, adesso io ho una cosa importante da fare”. Scivoló ancora un po’, poi si fermó davanti ad una figura metà demone e metà capro che indossava una veste a strisce bianche e nere – ma forse era qualcosa più di un arbitro – e che gli si rivolse così: “Kim… Kim…. allora sei venuto davvero…. bene, bene. Come d’accordo, allora: la scelta sarà tua, le regole sono mie. Partirai da 0-2 perché il destino sará una continua, ardua scalata; inoltre – se deciderai di giocare – proseguire la partita non sarà mai un diritto definitivamente acquisito: ad ogni fine di periodo si tireranno le somme, e se starete perdendo, sará finita lì. Per sempre. Allora, si o no?”.
L’uomo non disse nulla, diede un colpo di bastone al puck nella mano della creatura e lo fece cadere. Il rumore del disco che toccò il ghiaccio fu tutt’uno – improvvisamente – con l’urlo di una grande folla, luci accecanti, compagni che chiamavano il disco e avversari vestiti di bianco, mal delineati ma molto incazzati, che caricavano da tutte le parti. Non ci volle molto prima che l’indiano e il nove pareggiassero e tornassero da dove erano venuti: la leggenda. Lo fecero esclamando “Fuck, è merito di quei tre immensi pilastri là dietro. Nessuno sarà mai come loro. Mai più”. Il muro là dietro, effettivamente, resse come una diga al bombardamento dei bianchi, ma col passare dei minuti scendeva una nebbia fitta, inusuale perché sembrava ostacolare solo noi: per loro era come se non ci fosse. Alla fine, in un clima grottesco, segnarono i bianchi. Nessuno capì come avessero segnato. Eppure, capitò. L’attaccante bianco esultava, non c’era il nome sulla maglia, solo il numero: 1992. Drittel ormai agli sgoccioli, destino quasi segnato, secondo le regole della creatura. Cambio di linee. Ingaggio. Uno dei bianchi si infuriò: “arbitro loro sono in sette, fischia cazzo!”. La creatura lo guardò come a dire “fosse per me…. ma non posso farci niente”. L’autore del gol, allora, si avvicinò al settimo, gli sussurrò qualcosa: “Mancano pochi secondi, ormai avete perso, conosci le regole, vero? Sparirete per sempre. Dai, vieni con noi, lasciali affogare nel loro brodo, tieni questa maglia bianca. Non ti piace? La coloreremo come vuoi tu, se dici sì”. Il settimo prese la maglia, si asciugò il sudore lasciando l’impronta del suo volto e la restituì all’avversario: “Questo è tutto ciò che avrai di me”. Calò la visiera e andò verso il cerchio d’ingaggio. Lo vinse, il disco finì davanti al ventiquattro, uno con la faccia da scugnizzo, one-timer dalla blu e gol sulla sirena. Sopravvissuti. “Ma ora – esclamò il ventiquattro liberandosi dall’abbraccio dei compagni – ho una cosa da fare”. Tornò in pista srotolando uno striscione con scritto “Will you marry me?”. Mike sgranò gli occhi, si guardò la mano sinistra e vide che la fede era già lì al suo posto. No: la firma sullo striscione questa volta non era un nome di donna. La firma era “Saima”, e la richiesta era rivolta a ognuna delle persone presenti lì sulle tribune. Alcuni quell’anello lo avevano già al dito e rinnovarono i voti, altri risposero ‘sì’ quel giorno. Nel bene e nel male. Finché morte non vi separi. E forse anche dopo. Secondo drittel: inerzia incerta, tante occasioni, ma niente di fatto. Una normale partita di hockey. Fino al 19′. Assist al bacio per il numero 1997 bianco, tap-in, e fu 3-4. Di nuovo sull’orlo del baratro. Mancava una manciata di secondi alla fine di tutto. Ultimo assalto. Di colpo, gran buco difensivo dei bianchi, paragonabile al buco tra i denti anteriori dell’uomo che stava per approfittarne. Il goalie bianco perse lucidità, l’attaccante era lì, puntuale, lo aveva già fatto un’altra volta, gli ultimi attimi erano la Sua zona…. gira intorno….. due secondi… dai….appoggia…. appoggia….. uno……. goooooool…. goooooool……Gol. Già. Quando appare lui la storia ha sempre un sussulto. Era la seconda volta che veniva, era la seconda volta che aggiungeva una grande radice al baobab Saima: le coincidenze non esistono. Terzo drittel: supremazia fino all’ultimo minuto, poi, durante un cambio, un laccio del pattino sbagliato sfiorò una particella di condensa lì per caso: rigore ineccepibile. Si girarono tutti, spontaneamente, a cercare una qualche traccia di rosso – un bordino, un ricamo…- sulle maglie bianche degli avversari. Niente. Qualcuno si rivolse alla creatura: “ehi ref, ma sei sicuro? Guarda che quelli ora sono da un’altra parte, non serve più fare così”. La creatura rispose: ” Vero. E ammettiamolo, dai, se la cavano bene. Però il mio amico, l’assessore con delega alla Legge del Contrappasso, laggiù si sta divertendo un casino, fa pure gli straordinari all’ufficio reclami pur di sentire tutte quelle proteste scandalizzate… complotto…. accanimento….. Ha le convulsioni!…. vabbè, comunque qui è rigore netto, lo dice il decreto interpretativo emesso quattro secondi fa”. Mancava un decimo di secondo alla sirena, tutto sarebbe finito qui. Partì il rigorista, il numero 2008. Pattinò verso la porta, si fermò, sparò un missile nel sette. Preciso, imparabile. Ma…. quella è una pinza! Impossibile. Eppure…. La pinza si aprì e depose il puck. Il 2008 si sciolse come neve al sole. Stava già esultando – troppo presto. Gli occhi azzurri dietro la maschera da goalie sembrarono voler dire “beh, un gioco da ragazzi, ho vinto la Russian Superleague, cosa volete che sia…”.
Overtime. 4 contro 4. C’è condensa sopra il ghiaccio, o forse sono nuvole. Cacciata fuori la rolba in malomodo, ne escono uno alla volta gli uomini dello special team. O la va o la spacca. “Ehi Guidone, lì dietro ci pensi tu?” “Ci penso io, poi però ti lascio il disco e tu voli di là”. Bryan sorride, un sorriso diverso da tutti gli altri. “Una volta di là poi ci pensa il russo, e se c’è da dare l’anima si va sul sicuro: Rudi sei pronto?”. “Si. Aspetto questo momento da sempre”. In porta c’é il settimo, lui è in pista da 60 minuti, ma non è mai stanco. Si comincia. Bastano pochi secondi: Miracolo del settimo, rimbalzo indirizzato di lato, ecco Guido, balaustra che rimbomba, Bryan, coast to coast volando, disco a Boris, assist da favola, Rudi gol.
Non c’è più nessuno. I bianchi spariti. Staranno preparando la rivincita. Mai abbassare la guardia: torneranno. Bryan raccoglie il disco da dentro la gabbia, ha ancora quel sorriso in faccia. Strizza un occhio gettando il puck verso una figura alta, che ha sul volto l’espressione – concentrata contemporaneamente sui paraggi e sull’orizzonte – tipica dello staffettista mentre riceve il testimone. Somiglia molto al bambino che accompagnava l’uomo a inizio partita. Stringe il disco in mano e comincia a pattinare, elegante, deciso. Verso l’orizzonte. “In bocca al lupo ragazzo”.
Bryan intanto procede verso l’intervistatore. ”Allora Bryan, cominciamo con una curiosità. Dove vivi ora? Insomma….dai, hai capito. Lì o …. là?”
“Purtroppo non posso dire nulla, è vero che sono fuori dalla giurisdizione del Duca (a proposito, tenetevelo stretto, uomo d’altri tempi, gente così passa meno frequentemente della cometa di Halley…) e quindi niente multe, ma pare sia un segreto di cui nulla può trapelare, assolutamente, no. No, no, no, no non se ne parla. Shhhhhht. Zitti e mosca.”.
L’intervistatore mostra una schermata di “Ticino on line” col titolone “Esclusivo: Fogarty, un secolo di tryout tra gli angeli”.
“Ma…..che cazz…… era un segr…… vabbè, a questo punto…. tanto vale…..Beh qualcuna grossa l’ho combinata, ma mi hanno detto che quando hai migliaia di persone che si ricordano di te come mi ricordate voi puoi saltare qualche passaggio….poi mi hanno visto quando ero qui, hanno detto che sembrava volassi, come se le ali le avessi già… in questi casi si diventa angeli honoris causa, e si ha diritto al tryout.”
“Chiarissimo, quindi hai scampato le fiamme e tutta quella roba là…. l’inferno, insomma”
“Ah non sapete? È chiuso: quel posto là era già in disuso, poi qualche anno fa è arrivato su un tipo eccezionale che si è presentato come Avvocato Migliorini: aveva scovato un cavillo secondo cui per mantenere aperto l’inferno era obbligatorio l’aver raggiunto il numero legale minimo di 15 frequentatori: pare (l’avvocato ha prodotto diversi testimoni) che a 15 non ci siano mai arrivati, anche se di pochissimo. Quindi zac, inferno chiuso!”
“Già… un tipo eccezionale. Torniamo a te. Ora ti stai allenando per essere confermato?”
“Si, non sapete quanto io vi frequenti, anche se naturalmente voi non mi potete vedere. Ad esempio, il corso di ‘Coro angelico’ prevede esercitazioni giù da voi in Curva. Chiaro, qui poi ci cambiano i testi, sai com’è…. anche se a Natale in via eccezionale ci concedono di cantare uno dei cori in versione originale!”
“Sarà mica ‘Anche a Natale…..’ ? Ah no, impossibile, la discriminazione territoriale….”
“Mah, ti dirò, questa cosa della discriminazione territoriale è considerata una stronzata anche lassù, il che la dice lunga….. Però no, là non ci sono più rivalità sportive, nemmeno goliardiche… Quindi solo cose che esprimono la pienezza, l’essenza di questo sport….”
“Capisco, cori di puro sostegno, canti etici, insomma, cose come…. ”
“…..cose come ‘picchia per noi Manuel Lo Presti’. Il nostro coro preferito, qui lo facciamo a nove voci con sottofondo di violini, viole e violoncelli, ma rende lo stesso! Comunque non è tutto. Ci sono anche momenti di relax, in cui si discute di cose futili, ciò che voi definite ‘discutere del sesso degli angeli’: beh, noi angeli lo definiamo ‘discutere del sesso Saima’, non ci siamo ancora accordati se sia ‘il’ o ‘la’. Ogni volta, ne parliamo per mesi! Adesso comunque sto frequentando il corso più importante, ‘Morte e resurrezione: teoria e pratica’. Il testo adottato ufficialmente – non ci crederete – è ‘Saima: fenomenologia miracolistica’. Mi raccomando: voi continuate a scriverlo, quel libro, come state facendo da tanto tempo, che noi là dove siamo continuiamo a leggere e studiare. Avanti così, come sempre, ricordatevi soprattutto la promessa ‘nel bene e nel male’ ( l’altra promessa c’è solo perché stanno bene le parole, in realtà la morte non separa un cazzo, guardate me!); ricordatevene, dicevo, perché quelli che ci sono solo nel bene non risorgono mai. Ora vado che anche lassù hanno ancora problemi col powerplay. Buon Natale a tutti, a voi e alla vostra….. ops… nostra famiglia…”