Milano-Olimpia Lubiana 1-6 (1-3; 0-1; 0-2)

(Foto Elena Comi)

Il Milano torna in pista a due giorni dalla vitale vittoria di venerdì.

Il pubblico presente è in crescita rispetto alle ultime gare, anche se oggi non ci sono travestimenti (al netto dei suggerimenti corali in questo senso percepiti durante il secondo drittel).

Il fatto che ciò accada dopo una vittoria non è un caso: se il blocco rossoblù è tradizionalmente inossidabile e vive di amore incondizionato, è anche inevitabile che, se lo scopo è creare a Milano un contesto hockeistico più ampio e giovane, il risultato – senza voli precocemente pindarici o pretese irrealizzabili ma da mantenere perlomeno entro limiti dignitosi – diventa un fattore imprescindibile.

Positiva in questo senso la reazione vista nel lineup di venerdì e confermata oggi, ovvero lo spostamento di Houde in difesa onde integrare un reparto all’osso e a corto di fiato, riducendo un po’ i minutaggi e concedendo qualche opzione e qualche respiro in più. Chiaro: è una toppa temporanea, essendo Houde un attaccante, ma testimonia la presa d’atto di un problema grave e da risolvere in maniera strutturale al più presto.

Altro fattore positivo visto venerdì e potenzialmente vero “riempipista”, il rifulgere di alcuni sprazzi di vecchia e familiare luce.

Da sottolineare in questo senso il modo in cui – nel momento più difficile, ovvero coi Pioneers in rimonta col fiato sul collo milanese – Chad Pietroniro abbia estratto dal cilindro un vero capolavoro: provocazione a van Nes, schermaglie prima di un ingaggio, attesa dell’auspicata reazione dell’avversario che ci casca in pieno con un inutile cross-check davanti all’arbitro che teneva d’occhio la situazione tesa, powerplay per il Milano e gol che di fatto distrugge l’inerzia avversaria e indirizza la partita.

A fianco del classico “hat trick” (tripletta), del “Gordie Howe hat trick” (un gol un assist, un fight nella stessa partita) e di qualche altra versione non ufficiale, suggeriamo di istituire il “Chad Pietroniro hat trick”: un gol, un momento-Saima (tipo quello descritto) e – in subordine ai primi due punti – un saluto moderatamente gradasso (in senso positivo, sia chiaro) a fine partita che esalti il pubblico, nella stessa partita.

Veniamo a oggi: lineup confermato rispetto a venerdì scorso. Finoro è recuperato, ma Shedden preferisce tenerlo ancora a riposo.

La partita comincia secondo un copione purtroppo ormai ripetitivo : Milano più propositivo, crea occasioni senza riuscire a passare, poi l’avversario mette fuori la testa e segna quasi subito peraltro in una situazione difensivamente confusa e con un tiro non irresistibile ( Urbass al minuto 6’51”). Ed è subito sera.

I rossoblu ci provano e cercano di costruire, giocano anche un bel powerplay ma non segnano. Il Lubiana rimette fuori la testa, altro momento difficile in fase difensiva e raddoppio di Quince (16’23”). Passano venti secondi e arriva il 3-0 di Ziga Pance. Notte fonda. Non è la serata migliore nemmeno per Smith. Reazione del Milano e meno di trenta secondi dopo Pietroniro da sotto misura tiene aperta la questione ed evita una debacle: gol, 1-3. Si chiude il drittel in sofferenza ma il pk milanese supera indenne una inferiorità.

Si riparte e il confuso torpore rossoblu è rotto come un faro nelle tenebre da Pietroniro: un contatto di troppo, uno sguardo sbagliato, giù i guanti e duro fight con Brennan che infiamma il palazzo. Momento Saima. Purtroppo non cambia la solfa e ne è una chiara testimonianza ciò che accade attorno al minuto 27: Milano in avanti, ennesima occasione ma non c’è verso di passare, ripartenza del Lubiana che sovrasta la fase difensiva milanese e Urbass arriva indisturbato a tu per tu con Smith: 4-1.

Sale la tensione, penalità partita a Bohinc per carica alla testa su Caamano che non rientrerà, e una serie di penalità che però non cambiano il punteggio. Il Milano ci prova ma la lucidità cala e anche la fase di costruzione regredisce, mentre gli sloveni sono sempre pericolosi.

Terzo periodo che è accademia: l’impressione è che il Milano non segnerebbe nemmeno se la partita durasse tre giorni, mentre ogni volta in cui Lubiana attacca si sta come d’Autunno sugli alberi le foglie: da segnalare, infatti solo i gol di Boychuck e Gregorc che fissano l’impietoso finale sul 1-6.

Poco da aggiungere: fase difensiva deficitaria per usare un eufemismo: qui se non arrivano un paio di difensori di livello non si va da nessuna parte. Fase offensiva che anche quando costruisce (e riesce a farlo solo a tratti) fatica a concretizzare; spesso i giocatori danno l’impressione di non saper cosa fare col disco. La pausa giunge a proposito: c’è da correre pesantemente ai ripari.
Ma noi siamo fatti così: per il resto c’è tempo, a patto di usarlo, ma stasera pensiamo al 47. Ebbene sì, anche nel saluto ha usato più energia di chiunque altro, applaudendo con convinzione un pubblico che lo merita transitando in balaustra sotto la curva: è il secondo “Chad Pietroniro hat trick” in due partite per colui che ne porta degnamente il nome, e che porta degnamente questa maglia.

Author: Carlo Sansilvestri