Dal “Miracolo di Sapporo” al miracolo Milano: Viktor Szelig nuovo DS rossoblu.

Era ampiamente nell’aria, perlomeno dal 27 maggio scorso, quando, con la votazione per l’ammissione del Milano in ICE ormai alle porte, il giornalista austriaco Bernd Freimueller pubblicò un nome vero, solido, reale sulla piattaforma X, indicandolo come DS del Milano, seppure ancora “con la condizionale” dell’esito del voto. Fu in un certo senso il primo contatto “nero su bianco” con un mondo nuovo, che fece il giro di un popolo in fervente attesa.

Ora è ufficiale, e sicuramente ci sono cose peggiori, quando ti nasce una squadra di hockey davanti agli occhi, che cominciare da una leggenda dell’hockey europeo.

Direttamente dal Board della ICE Hockey League e dalla Hall of Fame IIHF ove è stato indotto grazie al Torriani Award ottenuto nel 2023, l’ungherese Viktor Szelig, ex campione e poi esperto manager, arriva a Milano per ricoprire il fondamentale ruolo di DS.

Difensore della nazionale magiara fin dalla prima metà degli anni ’90, ne divenne leader, simbolo e infine capitano. Fu tra i protagonisti della storica promozione –   la prima dopo settant’anni – nel Gruppo A (allora l’equivalente dell’attuale Top Division) ottenuta ai Mondiali IIHF del 2008 in Giappone. Questo exploit, passato alla storia come il “Miracolo di Sapporo”, ebbe tra i maggiori protagonisti il portiere Levente Szuper in uscita dalla sua stagione coi Vipers Milano, la colonna difensiva Viktor Szelig e la coppia d’attacco Gabor Ocskay – Krisztian Palkovics, il primo leggendario centro, il secondo ala destra.

L’anno successivo, tuttavia, la preparazione all’agognato Mondiale Gruppo A in Svizzera fu spezzata dalla morte improvvisa, a fine marzo, di Gabor Ocskay, a soli 33 anni, a causa di un problema cardiaco.

Una nazionale ungherese devastata e orfana di uno dei suoi leader storici scese sul ghiaccio con coraggio e spirito di sacrificio, ma perse – dignitosamente – tutte le partite del massimo torneo iridato contro le corazzate dell’hockey mondiale, venendo nuovamente retrocessa. Malgrado le sconfitte, al termine degli incontri la squadra si riuniva sotto il settore a cantare l’inno nazionale insieme ai suoi tifosi: un senso di appartenenza e identità che si proiettava ben oltre il risultato in pista, nel trionfo e nella sconfitta, nella gioia e nel dolore. Quando Szelig fu indotto nella Hall of Fame IIHF, nel 2023, nel suo discorso di ingresso sottolineò: “Sono solo il capitano, qui a parlare a nome di tutti loro”, riferendosi naturalmente ai suoi compagni di nazionale. Ha al suo attivo ventuno Campionati Mondiali IIHF senior a partire dal 1993 e una carriera prestigiosa tra campionato ungherese (fu vera bandiera del Dunaujvarosi per dodici anni, con quattro campionati vinti) e Ligue Magnus (nel Briancon per nove stagioni con una vittoria di lega nel 2014, la prima in assoluto per Les Diables Rouges), ove fu soprannominato “Monsieur Crosse” per le sue doti tecniche e l’affidabilità difensiva. Durante la fase finale della carriera da giocatore ottenne anche una laurea in giurisprudenza e divenne avvocato, dimostrando un eclettismo e una capacità di impegno che lasciavano già intendere come sarebbe proseguita la sua carriera.

Appesi i pattini al chiodo, Szelig dimostrò subito il suo talento manageriale; prima, brevemente, in Francia, poi al Fehervar AV19, nella allora EBEL (ora ICE Hockey League).

Diventa storia recente: nel corso di una cavalcata durata dal 2017 al 2026, Szelig ha trasformato la squadra ungherese da outsider a protagonista stabile della lega. La finale del 2022 e due storiche partecipazioni alla Champions Hockey League certificano la crescita di un progetto basato su solidità, continuità e capacità di programmazione. Oggi Viktor Szelig sceglie di trasferirsi all’ombra della Madonnina. Un’avventura che – diciamolo – qualcosa di miracoloso già ce l’ha in partenza, per uno che di miracoli se ne intende.

Author: Carlo Sansilvestri