(Foto Kitty Kaibas)
Questi del Fehervar ormai sono come il prezzemolo: dopo il duplice scontro di una decina di giorni fa a Milano, ora tocca ai rossoblu recarsi in quel luogo (Székesfehérvár) di intensi ricordi (diffusamente ripercorsi in questi giorni) ma di diabolica pronuncia.
Non è che il momento sia dei migliori, ma c’è da dire che l’unica vittoria nelle ultime nove gare l’abbiamo ottenuta proprio contro di loro.
Dopo, appunto, quella vittoria e tre successive sconfitte a testa alta (alcuni progressi, ma purtroppo la testa alta non porta punti), è il momento di provare a ripetersi contro gli ungheresi.
Ancora Berti in porta (Smith precauzionalmente a riposo), come peraltro in quell’ultima “win” corredata di shutout. Jacopo Tomasello backup.
Lineup con Houde nel blocco di McLaughlin, Hannoun e Chiodo alle ali di Lindquist, Kostner con Cuglietta e Madaschi. Non c’è Frycklund, oltre ai soliti Allison e Finoro.
Partita che comincia all’insegna dell’equilibrio, con alternanaza di occasioni, fino al sesto minuto, durante cui questa sorta di maledetto “Giorno della marmotta” che ripete sempre se stesso si ripresenta: pasticcio in uscita di zona, Gios commette fallo per impedire una conclusione facile, powerplay per gli ungheresi e gol immediato di Farren.
Il Fehervar alza la pressione e cerca il raddoppio, il Milano rischia.
A sei dal’intervallo Dello prende un 2+2 per bastone alto, potrebbe essere un momento chiave in termini negativi, ma questa volta è il powerplay ungherese ad essere impreciso in fase di costruzione, disco recuperato da McKegg che si invola, aggira il terzino avversario e incrocia il tiro fulminando Reijola: vero pedigree NHL che emerge a tratti, shorthanded gol ed è 1-1.
Termina senza patemi la lunga superiorità per il Fehervare ed il Milano, ripreso animo, sfiora il gol con Hannoun in chiusura di drittel.
Secondo periodo che parte come il primo: equilibrio, forse Milano un po’ più pericoloso.
Poco prima di metà drittel si gioca in 4 vs 4 (Cuglietta e Farren in panca puniti): Kuralt infila un rimbalzo lasciato da Berti e Fehervar di nuovo in vantaggio.
Come dopo l’1-0, il Milano patisce e rischia, poi gradualmente costruisce una reazione costante ma piuttosto sterile, correndo qualche altro rischio in transizione.
Terzo drittel col Milano che cerca soluzioni, ma fatica molto a trovare vere occasioni, Al settimo minuto nuovo buco difensivo, uno vs zero di Cyr, Berti para ma Dello trascina inavvertitamente in porta il disco: doppio suicidio carpiato ed è 3-1.
Sembra finita, ma a sette dalla fine Houde gira dietro la gabbia e mette nello slot un grande assit per Chiodo che segna accorciando le distanze.
Le nuove ali dei milanesi sono però subito tarpate dalla penalità presa in attacco da Grant a cinque dalla fine, che di fatto azzera l’inerzia e dimezza il tempo a disposizione per l’ultimo assalto.
Un’altra sconfitta “di poco”, ove quel “poco” è completamente composto da nostri errori e regali
Non che la fase offensiva abbia brillato, tutt’altro, ma il problema principale, ormai conclamato, è nel reparto difensivo, privo di profondità: abbiamo oggettivamente quattro terzini in grado di garantire con costanza (in teoria) un livello da ICE, ed il supporto degli altri non è quantitativamente sufficiente a scaricare i primi due blocchi da un “peso” tale da creare forte usura, stanchezza, cali di lucidità, già abbondantemente visibili a Ottobre, nel contesto di un calendario così fitto. Se pensiamo che Grant ha trentott’anni e che Wylie ha una predilezione per la fase offensiva ma già di suo non è sempre puntuale in quella difensiva, vengono i brividi anche senza scomodare l’ipotesi che il fattore infortuni – finora molto severo col reparto offensivo ma clemente con quello difensivo – possa sfiorare anche quest’ultimo; è sufficiente l’inevitabile incombere dell’usura inoltrandosi nella stagione con questi minutaggi per i primi due blocchi, per trovarsi poi – con una probabilità vicina al 100% – in una situazione senza uscita nel momento culminante.
E’ una situazione che non si risolverà da sola: serve agire sul reparto difensivo e dare profondità aggiungendo almeno un terzino difensivo di buon livello; purtroppo, se è vero che lo zoccolo duro del tifo preessitente non bada più di tanto al risultato, nell’ottica del tirare su un nuovo seguito l’elemento numerico relativo alle sconfitte sta transitando da una situazione di assestamento a un dato oltremodo impietoso.