Blake McLaughlin, il “Game changer”

Minnesota, the State of Hockey.

Lì, i bambini generalmente imparano a pattinare e camminare quasi contemporaneamente.

Blake McLaughlin non fa eccezione.

Nato il 14 febbraio 2000 a Grand Rapids, oggi centro/ala sinistra, stecca sinistra, da 180 cm e 73 kg, a due anni già solcava la pista che il padre aveva costruito nel giardino di casa sua, a Elk River, con una piccola stecca tra le mani. Crescendo, ogni giorno dopo la scuola correva in cantina e, con stecca e pallina, praticava i segreti dello stickhandling assorbiti come fosse una spugna guardando alla tv i campioni della NHL e poi, dal vivo, i suoi eroi della University of Minnesota impegnati nella lega universitaria nordamericana, la NCAA.

Quante serate spese sugli spalti della Mariucci Arena a guardare i Minnesota Golden Gophers, parlando di hockey col padre Jon e sognando di indossare un giorno quella maglia…

Blake aveva dieci anni quando l’hockey, improvvisamente, una mattina, si trasformò da sogno in àncora di salvezza.

Il padre morì di infarto mentre correva. Un colpo devastante. La famiglia dovette riassestarsi e riorganizzare le proprie dinamiche, trasferendosi da Elk River a Grand Rapids. Per Blake fu un altro shock: nuova scuola, nuovi amici, altri appigli scivolati via.

L’unico grip che non tradiva era l’impugnatura della sua stecca; l’unico luogo che era casa in qualunque contesto, il rink.

Trasformando il dolore in motivazione, Blake cominciò ad eccellere sul ghiaccio già al liceo, per poi misurarsi con la USHL, lega giovanile molto competitiva.

Con la maglia dei Chicago Steel vinse la Clark Cup al primo anno ed ebbe una seconda stagione da 59 punti (26+33) in 61 partite, mettendo in mostra sia capacità di finalizzazione che una eccellente visione di gioco, entrambe caratteristiche che lo accompagneranno lungo tutta la carriera.

Quell’estate – era il 2018 – Blake fu draftato da Anaheim al terzo giro col n. 79 assoluto e raggiunse un altro obiettivo che gli stava molto a cuore: indossare la maglia dei Minnesota Golden Gophers in NCAA, quella ammirata e sognata da bambino, dagli spalti, accanto a suo padre. Fu un quadriennio ricco di soddisfazioni, al termine del quale McLaughlin entrò nel prestigioso 100 points club dell’Università del Minnesota, avendo messo a referto 105 punti (38+67) in 142 gare. Durante questo periodo, nel 2021, i Gophers vinsero il Big Ten  Tournament: la Big-Ten è una delle conference più prestigiose a livello universitario. Nel 2022 si imposero nella Big Ten regular season e parteciparono alle NCAA Frozen Four, ovvero le final four a livello nazionale del torneo universitario NCAA: un risultato di grande prestigio. Al termine di quella stagione, McLaughlin risultò secondo come punti realizzati per la sua squadra a parimerito con l’attuale star dei Toronto Maple Leafs Matthew Knies. Tra i protagonisti in quel roster dei Gophers anche due futuri campioni olimpici a Milano-Cortina: Brock Faber e Jackson LaCombe.

C’è un dato piuttosto peculiare e di grande rilievo tra le statistiche di McLaughlin. Quando Blake segna o serve assists, il record dei Gophers è devastante: 26-4-2 quando segna un gol, 71-18-2 quando registra un punto, 20-2-2 se mette a referto più di un punto. E’ un giocatore decisivo, che risolve le partite, che lascia il segno quando è davvero importante, il classico game changer.

When the going gets tough, the tough get going.

Nel 2022 Blake firmò un biennale con i Ducks; giocò prevalentemente in ECHL coi Tulsa Oilers ma ebbe anche presenze in AHL coi San Diego Gulls.

Nel 2024 passò agli Hartford Wolf Pack in AHL, girando anche in ECHL coi Bloomington Bison.

In tre anni totalizzò un bottino in ECHL di 85 punti (35+50) in 97 partite, ed in AHL di 10 punti (2+8) in 77 gare.

Cambiamo il tempo dal passato al presente; è il classico momento in cui attraversare l’Atlantico per seminare e poi consolidare una carriera in Europa. Arriva in Norvegia dove – l’anno scorso – ha un’ottima stagione con la maglia del Valerenga: 49 punti (22+27) in 55 partite, a conferma di un talento sempre vivo sia in fase di finalizzazione che di costruzione. Significativo il fatto che Blake, nel Valerenga, abbia come compagno di squadra Nick Caamano, altro attaccante appena arrivato a Milano. I due girano talvolta insieme come ali nel primo blocco offensivo e nella stessa powerplay unit, il che fa sperare in una chimica già rodata da far fruttare – si può ipotizzare allo stato attuale del roster milanese – nella seconda linea offensiva rossoblu, oltre che negli special teams in powerplay.

Il passaggio al Milano in ICE Hockey League è quindi il secondo atto del suo percorso nel vecchio continente. Blake McLaughlin è un ottimo profilo per questo contesto: i giocatori vincenti, i game changers che emergono quando le cose si complicano, qui sono sempre piaciuti.

Parenti (dei) Serpenti, episodio 2: la famiglia Bischoff/McLaughlin

Dopo la morte del marito Jon e il trasferimento a Grand Rapids, Tammi, la madre di Blake, conobbe e infine sposò Grant Bischoff, a sua volta vedovo con figli e figura importante nella crescita del nostro. Anche perché l’hockey costituiva indubbiamente una passione comune.

Ne nacque una sorta di tribù del ghiaccio molto ben amalgamata, che andiamo a riassumere non perché si tratti di storia dell’hockey nordamericano, ma perché è un interessante spaccato di una famiglia allargata hockey-centrica:

Grant Bischoff (patrigno di Blake): ex giocatore, con un grande quadriennio nei Gophers da 161 punti in 180 partite e una tanto breve quanto curiosa esperienza al Biel-Bienne in NLA nel 91/92 : quattro gare, un punto. Fece parte del programma della nazionale USA in preparazione alle Olimpiadi di Albertville 1992, ma contrasse la mononucleosi poche settimane prima della selezione finale e perse la possibilità di partecipare ai Giochi. E anche di proseguire la stagione in Svizzera, appunto.

Jake Bischoff (fratellastro): difensore trentunenne con un’ottima carriera in AHL, quattro presenze in NHL (Vegas), la scorsa stagione in KHL, negli Shangai Dragons (9 punti in 52 gare, “A” sul petto). Jake e Blake sono stai brevemente compagni di squadra nei San Diego Gulls, e si sono incontrati più volte come avversari. Non proprio lo stesso impatto mediatico delle sfide tra Quinn e Jack Hughes, ma pur sempre una discreta quantità di sottolineature per interessanti “Family games”

Jonah Bischoff (fratellastro): ex attaccante con una carriera in leghe minori nordamericane conclusa una decina di anni fa, ma con qualche gara al liceo in linea col fratellastro Blake McLaughlin nell’album dei ricordi.

Ty Bischoff (sorellastra): ventisettenne difensore con carriera a livello junior e qualche presenza in NCAA

Jordan McLaughlin (sorella): attaccante, dominante al liceo, tra le migliori nell’area di Grand Rapids, poi un ottimo quadriennio NCAA a Minnesota State (48 punti in 140 partite), chiuso con la “A” sul petto..

Jasmine “Jazzy” Bischoff (sorellastra): difensore con forte personalità, un solo quadriennio al liceo nei Grand Rapids Greenway terminato con la “C”, e l’oroglio di papà Grant per il fatto che Jazzy avesse scelto il numero 22 , lo stesso da lui vestito quando giocava nei Gophers.

Certo, per essere tanti sono tanti, ma la tribù Meneghetti in Val di Zoldo resta un miraggio anche per loro.

Author: Carlo Sansilvestri