Il mondo dello sport è costellato da decine, centinaia, migliaia di “what if”. Il “cosa sarebbe successo se” di Wade Allison ha una data precisa: quella del 13 gennaio 2018, quando nel tentativo di contrastare un avversario si infortuna ed è costretto ad un lungo stop nel pieno di una straordinaria annata – la sua seconda in NCAA – con la squadra della sua università, Western Michigan. Era in corsa per vincere l’Hobey Baker, il prestigioso trofeo che premia il miglior giocatore del campionato di hockey NCAA. Un trofeo che annovera tra i suoi vincitori gente come Neal Broten, il primo premiato nel lontano 1981, ma anche Paul Kariya e più recentemente Macklin Celebrini. Ecco, nel 2018 Wade Allison era talmente decisivo per Western Michigan che con lui in pista il record della formazione era di 12 vittorie, 8 sconfitte e 1 pareggio. In sua assenza i Broncos riuscirono a vincere solo in tre delle ultime 15 giornate del campionato, buttando letteralmente al vento la possibilità di vincere il titolo universitario. Nelle selettive dinamiche dell’hockey nordamericano, sono situazioni che, come nel gioco del domino, possono condizionare l’intera carriera.
Ma cominciamo dall’inizio. Wade Allison nasce a Myrtle, un piccolo villaggio in Manitoba, il 14 ottobre 1997. Stecca destra – ma in grado di giocare indistintamente su entrambi i lati della pista- 188 centimetri per 95 chilogrammi, si trasferisce ancora da junior negli Stati Uniti per giocare, non ancora diciassettenne negli Omaha Lancers.
Nel biennio 2014-16 veste la maglia dei Tri-City Storm in USHL mettendo insieme 109 presenze tra regular season e playoff. Mostra fin da giovanissimo buone doti realizzative, segnando 40 gol e servendo 38 assist in tutto. In particolare, si mette in evidenza nella seconda trionfale stagione quando è uno dei trascinatori della squadra che vince il campionato per la prima volta nella sua storia. Allison segna 9 gol nei playoff andando a bersaglio addirittura in 5 occasioni nel corso della finale contro i Dubuque Fighting Saints. Aggiunge al suo bottino 7 assist e viene premiato come MVP della Clark Cup, i playoff del campionato.
Viene notato dai Philadelphia Flyers che nell’entry draft 2016 lo chiamano al 2° giro con la 52° scelta assoluta. General manager della formazione è l’ex portiere Ron Hextall, una vera leggenda in Pennsylvania. In accordo con i Flyers Wade decide di proseguire la sua carriera hockeystica nella Western Michigan University che partecipa al torneo NCAA.
Dopo una prima già ottima annata, Allison sta guidando i Broncos nel campionato 2017-18, ha già messo a segno 15 gol e 15 assist in 22 incontri, quando sopraggiunge l’infortunio, che gli preclude la seconda parte della stagione (ma non una “menzione d’onore” tra gli All Stars del campionato) e l’avvio di quella successiva, durante cui recupera completamente dall’infortunio ma gioca solo 22 partite registrando 15 punti (8 gol + 7 assist).
Il suo ultimo anno in NCAA lo vede tornare a buoni livelli. Nel corso dell’estate ha modo di allenarsi con Philadelphia, tanto da lasciare in dubbio fino all’ultimo la sua permanenza con i Broncos. A testimoniare che la fortuna è cieca ma che la sfiga ci vede benissimo, ci si mette pure una pandemia a bloccare il campionato. Il quadriennio di Allison con i Broncos si chiude così anzitempo: in 105 partite il “rosso” giocatore canadese raccoglie 97 punti, (45+52), un risultato ottimo ma fortemente influenzato nelle ultime tre stagioni da fattori “esterni”. Cosa sarebbe stato senza infortunio e Covid, non ci è dato sapere. Nel frattempo, il 19 marzo 2020, firma il suo primo contratto con i Flyers, che non hanno mai smesso di seguirlo né di credere nel suo potenziale. D’altro canto, Allison ha dimostrato non solo di essere un giocatore fisico, forte lungo le balaustre e presente sotto porta. È anche abile al tiro e preciso nei passaggi. La stagione 2020-21 è inevitabilmente ancora condizionata dal Covid. Allison riesce infine ad esordire in NHL: il suo debutto avviene il 15 aprile 2021 contro Pittsburgh. Due sere dopo segna il suo primo gol in maglia Flyers contro i Capitals. Al suo primo anno tra i professionisti mette insieme 7 punti (4+3) in 14 incontri mostrando sicuramente doti molto interessanti. Gioca anche nei Lehigh Valley Phantoms di AHL collezionando 9 punti (4+5) in 10 incontri.
Una distorsione condiziona la successiva stagione, in cui gioca una gara coi Flyers e 28 in AHL coi Lehigh Valley Phantoms (14 punti). Philadelphia gli rinnova comunque la fiducia facendogli firmare un biennale: John Tortorella crede nelle sue qualità e studia per lui un ruolo da terza/quarta linea con mansioni più difensive. Riesce a giocare una stagione senza contrattempi: scende sul ghiaccio in ben 60 occasioni coi Flyers, realizzando 9 gol e servendo 6 assist, un buon bottino considerando il suo nuovo ruolo in blocchi più di contenimento. Nella successiva estate viene assegnato ancora ai Phantoms, in AHL, dove gioca 46 partite (10+7) prima di una trade con Denis Gurianov dei Nashville Predators. Viene dunque dirottato ai Milwaukee Admirals in AHL dove completa la stagione collezionando 5 punti (3+2) in 14 incontri di regular season e 2 (1+1) in 4 di playoff.
Preso atto che il tempo passa, con la NHL sempre a portata di mano ma ormai nell’impossibilità “sfondare” nella massima lega, decide di oltrepassare l’oceano e trasferirsi in Kazakistan, al Barys Astana in KHL. Segnando due reti in 12 incontri, subisce il destino di molti nordamericani di talento che arrivano in questa lega estremamente selettiva occupando preziosi “slot” per gli stranieri, dai quali le franchigie KHL si aspettano quindi un rendimento elevatissimo fin da subito. Quando ciò – spesso per questioni di adattamento – non accade, il rilascio diventa pressoché inevitabile. Nell’estate 2025 firma un contratto annuale con gli Straubing Tigers in DEL. Il direttore sportivo della formazione tedesca ne elogia, in sede di presentazione, la potenza, la fisicità e la voglia di segnare, tutte qualità ampiamente conosciute e che con più fortuna avrebbero potuto fare di Allison un giocatore per palcoscenici molto più importanti.
Riesce a ritagliarsi il suo spazio realizzando 7 gol, con 9 assist, in 27 partite, ma alla soglia dei 29 anni, Allison cerca un contesto in cui ritrovare la tranquillità per affrontare i prossimi anni di carriera potendo finalmente mettere pienamente in pista il suo reale talento realizzativo. Arriva così a Milano un altro giocatore con esperienza e qualità da NHL, assolutamente elevatissime per la ICE Hockey League, ma una carriera condizionata da poca fortuna, che ha reindirizzato verso Milano i binari del “Big red train”. Il primo passo è dunque mettersi alle spalle quel “What if”: potrebbe essere la sua fortuna. E quella di coach Shedden.