di Valmore Fornaroli
Sono sempre lì, ogni tanto ritornano. Siamo sempre lì, ogni tanto ritorniamo. “Non moriremo mai” cantavano, “Non moriremo mai” cantavamo. I tifosi senza squadra, quelli del tifo contro, bruta gent. Popolo dalla testa dura che non si rassegna a chiudere un capitolo della propria esistenza.
Ho fatto fatica a scrivere qualcosa su quello che per me ha significato tanto. Ho dovuto togliere la ruggine dalla penna metaforica per tirare insieme quattro pensieri: solo cuore e poco stile come spesso è stato sul ghiaccio.
Polmoni in pista per pattinare, polmoni sugli spalti a cantare: sempre.
C’è chi il rossoblu l’ha chiuso nel cassetto nel corso degli anni e chi ne ha tenuta viva la fiamma con tutti i mezzi. Anche cercando di raccontare cosa fosse far parte del Popolo Rossoblu col rischio della compassione riservata a chi dal passato non riesce a staccarsi.
Cosa mi aspetto da sabato? Mi aspetto di perdere la voce, di uscire dal palazzo con le orecchie che fischiano e la consapevolezza che, comunque vada il futuro, se sarà un addio, sarà un addio deciso da noi.
Cosa mi piacerebbe? Che Paolo e Marco, i miei figli, capiscano perchè la Saima è ancora così presente, che si riuniscano, quasi come ere geologiche distinguibili da maglie e sciarpe, tutte le stagioni rossoblu.
Porterò con me anche chi non c’è più, come me faranno in molti.
Poi se qualche lacrima scapperà, nessun problema, nasconderò con i miei occhiali da sole.