di Marco Benedetti
Il 6 del Novembre 1976, un sabato sera verso le 22 – 22.30 ero seduto sul divano con mio padre che aveva la televisione accesa sintonizzata sulla tv Svizzera. Avevo 10 anni e vidi abbastanza distrattamente degli uomini tutti bardati che rincorrevano sul ghiaccio uno strano oggetto nero. Papà mi disse che dovevo andare a letto ma io, che avevo sempre ubbidito e detto di si a un signore alto 2 metri x 110 kg, per la prima volta inspiegabilmente mi misi ad urlare dicendo che a letto non ci sarei mai andato se non mi avesse fatto vedere fino alla fine la partita di quello strano sport…..
6552 giorni dopo, il 15 ottobre 1994, mi presento con la mia sciarpa, i miei soliti 3 amici fidati e tanta adrenalina alle casse del PalaAlbani di Varese, un posto sportivamente maledetto. Quella sera sarà stata la decima volta che affrontavo la trasferta per il derby contro gli odiati “varesotti”, come i tifosi del Milano Saima di allora chiamavano i tifosi del Varese. La rivalità era enorme, sia sul ghiaccio che fuori. I tifosi del Milano, circa 600 perché di più non ci stavano, venivano fatti entrare non dall’ingresso principale ma, dopo aver parcheggiato i loro pullman dal lato sinistro della pista, sistemati, anzi ammassati, dietro una delle due porte sotto al bar dell’impianto. Dal loro ingresso il plexiglass veniva messo a dura prova dalle bordate dei pugni che tutti battevano contro e gli insulti reciproci contro gli spettatori della tribuna adiacente erano una costante per tutta la partita.
Il Varese era una squadra forte, in quel periodo, dopo i due scudetti conquistati nel 1985 e 1987 cercava con il Bolzano e la neonata Courmaosta di contrastare il predominio delle milanesi, i Devils di Berlusconi e la Saima che in ogni caso non era più quella corrazzata che aveva vinto il Campionato nel 1991 e trionfato in Semifinale di Coppa dei Campioni a Dusseldorf eliminando nientemeno che il TPS Turku, nella partita più sorprendente che io abbia mai visto in quasi 50 anni di hockey. Ogni incontro con i gialloneri era una battaglia: i Mastini erano una squadra ostica e molto difficile da battere soprattutto al PalaAlbani ma la Saima di quella stagione poteva contare su giocatori forti sia fisicamente, su tutti “Carminator” Vani, che tecnicamente come Tony Fiore, Frank Di Muzio e Scott Beattie.
Quella era appena la seconda giornata del campionato italiano, in quanto in precedenza si erano giocate alcune partite del “6 Nazioni”, un torneo che adesso a distanza di 30 anni potrei definire incomprensibile a cui partecipavano squadre italiane, austriache, slovene, francesi, danesi e addirittura olandesi tra cui il Geelen (e sfido chiunque a sapere dell’esistenza di questa squadra…). Per il 6 Nazioni appunto due settimane prima, il 1° ottobre, Saima e Varese si erano affrontate all’Agorà e il Varese vinse per 6-4. Il 15 ottobre, quindi, va in scena la rivincita. La partita, contrariamente alle altre sfide tra le due squadre come detto in precedenza, è abbastanza corretta: davanti a 1.900 spettatori come segna il foglio partita ufficiale (ma sicuramente il dato è sbagliato per difetto) tra i quali un giovane ragazzo alla sua prima trasferta in assoluto, alla fine si conteranno “solamente” 12 minuti di penalità per i padroni di casa e 18 per la Saima. Il primo periodo vede il Varese passare in vantaggio con il solito Figliuzzi (di cui credo si sia perso il conto delle reti che ha segnato al Milano), mentre nel periodo centrale le reti di Catenaro per il Varese e di Bartolone e Ansoldi per la Saima portano il punteggio sul 2-2 al suono della seconda sirena.
Chi scrive questo racconto ha visto una serie infinita di partite, in tutte le parti del mondo: da un Germania-Stati Uniti a Gelsenkirchen con 77.803 spettatori sugli spalti della Veltins Arena ai Campionati mondiali del 2010 fino anche a un Cina-Romania davanti a 3 spettatori alle 9 di mattina ai Campionati mondiali Gruppo B a Copenaghen nel 1994 ma non mi sono emozionato e non ho mai gioito così tanto fino quasi allo svenimento quando al 19.57 del terzo periodo nel maledetto PalaAlbani di Varese Scott Beattie ha approfittato di una scellerata uscita a centro pista del portiere del Varese Pat Mazzoli insaccando a porta vuota la rete del vittorioso 3-2 per la Saima !!! In completa estasi i 600 tifosi del Milano sono impazziti e da lì è nato il coro che ha accompagnato le trasferte della Saima per tutta quella stagione “Siam venuti fin qui… Siam venuti fin qui… per vedere segnare Beattie………”