Michael Dal Colle, un altro NHLer a Milano

“Family first”.

Così si potrebbe riassumere lo sguardo di Michael Dal Colle sulla vita.

Canadese di origini italiane dal lato paterno (nonni di Verona), ventinovenne ala sinistra di stecca sinistra, 191 cm. per 88 kg., pur essendo stato nell’elite mondiale del professionismo per quanto riguarda lo sport che ama, ha potuto guardare il mondo attraverso le lenti normalizzanti delle difficoltà e della sofferenza vissute da vicino.

La madre come modello di eroismo nella lunga battaglia contro un tumore, combattuta crescendo un altro figlio, Jonluca – scritto così ma letto all’italiana – affetto da autismo.

Lui, Jonluca, come fonte di ispirazione e motivazione: Michael, che ha anche una sorella ex hockeysta, Daniela, ne ha parlato spesso nelle interviste e in occasioni speciali come il draft nel 2014, nell’ambito di una sua battaglia per dare forte visibilità all’importante tema dell’autismo.

Questo contesto ha fatto sì che Michael crescesse con una visione del mondo in cui successi, insuccessi e pressioni legate allo sport fossero visti sempre in termini relativi, con umiltà e gratitudine.

A cominciare da un draft prestigiosissimo, nel 2014, al primo giro col numero 5 assoluto da parte degli Islanders.

Il quadriennio in OHL ha effettivamente numeri impressionanti: tra regular season e playoff colleziona 390 punti (155+235) in 297 partite e una Memorial Cup in carniere nel 2015 con la maglia degli Oshawa Generals. Nell’ultimo anno ha anche la “C” sul petto, ma per i Generals è un anno difficile, di ricostruzione dopo la vittoria, anche Michael ne risente; a metà stagione i Kingston Frontenacs offrono un prospetto e quattro draft picks per averlo. La trade va in porto e Michael rinasce. Nelle ultime 39 gare, tra regular season e playoff, è devastante: segna 33 gol e serve 40 assist.

Entra nell’organizzazione degli Islanders con il classico entry level contract. Per sua stessa ammissione, è un salto in un contesto tecnico completamente diverso, e la necessità di perfezionare alcuni aspetti del gioco fisico e della pattinata ne rallentano leggermente lo sviluppo in ottica NHL:  nei primi due anni di professionismo gioca 4 gare nella massima lega, restando sostanzialmente in AHL con i Bridgeport Sound Tigers, registrado 65 punti (22+43) in 135 partite. Dal Colle cresce, ma il tempo corre e negli Islanders si trova ad essere messo in subordine, per quanto riguarda i primi due blocchi offensivi, rispetto a giocatori come Anders Lee o Anthony Beauvillier. Tuttavia, il suo valore è pienamente riconosciuto, il contratto prolungato e per lui viene disegnato un ruolo in terza linea a cui sono affidati anche compiti difensivi e di contenimento che tarpano un po’ le ali al suo talento realizzativo. In sostanza, deve in parte reinventarsi.

E’ un compito che svolge molto bene: nelle quattro stagioni successive gioca nel ruolo assegnatogli altre 112 partite in NHL con 8 gol e 13 assist, mentre i suoi numeri complessivi in AHL dicono 220 presenze con 125 punti (51+74). Sono stats da carriera di ottimo livello in termini assoluti, con un po’ di amarezza per Michael, viste le premesse al draft, per un treno perso di un soffio verso un ruolo NHL da top six, con sviluppi che avrebbero potuto essere imprevedibili.

E’ però la ragione per cui il treno successivo, a fine contratto con gli Islanders, lo porta in Europa, nel 2022, prima in Finalndia nel TPS per una stagione (36 partite con 19 punti), poi in DEL per due anni all’Iserlohn Roosters, dove è allenato da Doug Shedden e gioca complessivamente 97 partite registrando 83 punti (29+54). Nella prima di queste due stagioni in Germania è uno dei principali artefici della rimonta con cui il subentrato Shedden conduce i Roosters a una salvezza che sembrava insperata dopo un avvio disastroso: Dal Colle è il miglior realizzatore della squadra e chiude tra i primi dieci marcatori in regular season (in termini di punti complessivi) dell’intera DEL. E’ importante, per il Milano, che tra coach e giocatore ci sia già questa profonda conoscenza reciproca.

Questi ottimi risultati lo spingono al salto in KHL, lega di livello superiore, con un contratto biennale alla Dinamo Minsk

Tra settembre e novembre 2025 gioca sette partite, nelle quali realizza un solo gol: troppo poco per occupare uno slot-straniero in una lega così selettiva, dove generalmente a un import è richiesto di produrre un rendimento di alto livello fin da subito. È una dinamica piuttosto frequente che riguarda molti giocatori nordamericani approdati in KHL, i quali non sempre hanno il tempo necessario per adattarsi e prendere le misure a un campionato dai ritmi e dalle caratteristiche piuttosto peculiari (vedansi anche Greg McKegg e Wade Allison, recenti acquisti rossoblu, che hanno seguito sostanzialmente lo stesso percorso). Viene così rilasciato dalla Dinamo e, ormai a dicembre, attende il termine della stagione per valutare come proseguire la propria carriera.

La scelta cade su Milano e sulla ICE Hockey League. Un contesto nel quale un giocatore con oltre cento presenze NHL, reduce da due stagioni tra i top scorer di un lega prestigiosa come la DEL e probabilmente valutato con troppa fretta in KHL, può tornare ad esprimere il proprio potenziale offensivo senza compromessi. Il talento che lo rese la quinta scelta assoluta del draft NHL potrebbe fare di lui uno degli elementi più incisivi dell’intera lega.

Author: Carlo Sansilvestri