Alex Grant, un canadese volante a Milano

E’ l’8 Gennaio 2023, alla Fetisov Arena di Vladivostok il Barys Astana sfida i padroni di casa dell’Admiral, nel pieno della regular season KHL.

Dopo pochi minuti la squadra locale passa in vantaggio. L’attacco del Barys non punge, ma prima della sirena arriva un gol di Alex Grant, difensore offensivo canadese che vola sul ghiaccio e ha un tiro devastante, a riportare in equilibrio il risultato. Nel secondo periodo l’Admiral torna sul ghiaccio nervoso, decisamente troppo falloso. Attorno a metà drittel il Barys ha due powerplay consecutivi. In nessuna delle due occasioni il cronometro arriva ai due minuti: lo special team messo sul ghiaccio sfrutta alla grande questo “turning point”. Due gol in trenta secondi, ed è 3-1.

Li segna entrambi quell’uomo dalla visione di gioco superiore, consolidato e geniale quarterback del powerplay kazako, ma anche grande finalizzatore: sempre lui, Alex Grant.

La partita sembra indirizzata; cresce la frustrazione dei russi, verso fine periodo arriva un altro “slashing” di un giocatore dell’Admiral, nuova superiorità numerica per il Barys.

Quando Alex Grant, lì, sulla blu, ricomincia a far girare il suo special team con un occhio pronto a cogliere il minimo pertugio per tenere sempre aperta l’opzione personale, è probabile che un brivido parta su molte schiene nella Fetisov Arena. Comprensibile. Ma quel canadese e la sua mente volano più rapidi del brivido, che sicuramente non fa in tempo a raggiungere le basi delle seimila colonne vertebrali presenti. Il pertugio si apre, Grant fulmina: segna il 4-1 e con l’ultimo di questi quattro giri di chiavistello blinda la vittoria. Finirà 5-1.

Finirà anche negli annali della KHL: è la prima volta nella storia della seconda lega al mondo che un difensore segna quattro reti in una sola partita. Non è un giovane talento, non è un prospetto esplosivo: è un giocatore di trentatré anni nel pieno della maturità tecnica e agonistica, che ha giocato un All Star Game KHL e un’Olimpiade col Team Canada.

Potrebbe rientrare nella categoria dei late bloomers, ovvero quei giocatori che maturano pienamente ad alti livelli, ma – per varie circostanze, spesso contingenti – leggermente tardi rispetto al percorso canonico di un hockeysta nordamericano di pari talento, il che ne influenza la carriera chiudendo alcune strade ma aprendo talvolta percorsi meno convenzionali e di grande fascino.

Alex Grant nasce ad Antigonish, Nova Scotia, Canada, nel 1989.

E’ un difensore da 191 cm per 93 kg di stecca destra, spiccatamente offensivo, hockey IQ alle stelle, maestro nel playmaking in powerplay, acceleratore di transizioni e con un tiro devastante, draftato nel 2007 al quarto giro col n. 118 complessivo dai Pittsburgh Penguins.

Nei quattro anni in QMJHL – in cui era invece stato draftato col numero 1 assoluto nel 2005 – gioca 280 partite con 166 punti (51+105), una media-punti superiore a quella di attaccanti di buon livello, ed è per due volte nell’All-Star-Team di lega. La “C” sul petto con cui conclude la carriera “junior” e i 354 minuti di penalità complessivi testimoniano anche un certo carattere. Passa al professionismo, alternando per due anni fasi in AHL (Wilkes-Barre/Scranton Pengions) e ECHL (Wheeling Nailers), poi consolidandosi in AHL con due stagioni da 68 punti (18+50) complessivi in 132 partite.

Siamo però tra il 2009 e il 2013, i Pittsburgh Penguins sono nel pieno del loro periodo d’oro, hanno un roster di grande profondità e la costante pressione dell’essere nella loro “Stanley Cup window”. E’ molto difficile per un prospetto dell’organizzazione, per quanto di alto livello, trovare spazio in un roster NHL del genere, soprattutto per un difensore fortemente offensivo e meno dominante in fase difensiva, un tipo di giocatore oggi, per certi versi, decisamente più valorizzato nella massima lega mondiale di quanto lo fosse quindici anni fa. Malgrado Grant sia un giocatore fortissimo per la AHL e sia apprezzato tanto da ricevere un’estensione al suo contratto coi Penguins, la chiamata in NHL non arriva, e intanto gli anni in cui normalmente nasce e si consolida il “grande salto” passano.

Fosse stato draftato da un team in fase di rebuilding, o comunque non con uno dei top-rosters della lega, un giocatore come Grant avrebbe sicuramente avuto più spazio in NHL in questa delicata fase della sua carriera. Serve infatti il raggiungimento della condizione di unrestricted free agent nel 2013 per aprirgli le agognate porte. Viene messo sotto contratto dall’organizzazione dei Ducks. A settembre  è ovviamente assegnato ai Norfolk Admirals in AHL, ma quasi subito diversi infortuni colpiscono il reparto difensivo dei Ducks, ed Il 29 novembre Alex, che in quel momento è il terzo difensore in AHL per punti complessivi, viene richiamato a integrarne il roster. In un’intervista sul suo stile di gioco e sulla possibilità di esordire in NHL dichiara: “Cerco semplicemente di tenere sempre la testa alta e di sapere già cosa fare con il disco prima ancora di riceverlo. Se poi devo prendere una decisione all’ultimo secondo, spero che sia quella giusta. […] Spero semplicemente che prima o poi arrivi l’occasione qui, e nel frattempo mi preparo nello stesso modo in cui mi preparavo per le partite in AHL: giocare veloce e prendere decisioni rapide nelle varie situazioni di gioco”. Primo dicembre, esordio NHL contro gli Sharks, primo tiro, primo gol, infilando il grande Antti Niemi.

Per qualche giorno il Faraone, storica voce e leggenda dell’Armata Piranesi, lo avrebbe forse soprannominato “Paloschi” (riferimento calcistico, chi ricorda, ricorda), magari aggiungendo questa prestigiosa voce al rituale “appello” (per così dire) di fine partita. Ma qui si va subito oltre: seconda chiamata in NHL una decina di giorni dopo, contro i Minnesota Wild, secondo tiro, secondo gol. La stampa impazzisce per questa situazione da record senza precedenti, due gol coi primi due tiri in NHL,  ma i difensori infortunati dei Ducks stanno rientrando, Grant – a differenza dei suoi compagni di reparto con più NHL alle spalle – gode ancora dell’esenzione dai waivers per via del suo scarso minutaggio nella massima lega e può quindi tornare in AHL senza il rischio di essere perso “a zero” dai Ducks,  per cui, con grande disappunto nel contesto locale, viene “sacrificato” e torna giù nei Norfolk Admirals.

Entra in varie trades che lo portano successivamente nelle organizzazioni dei Senators, Coyotes, Bruins, Wild. E’ sempre dominante in AHL, i suoi numeri sono complessivamente impressionanti: 514 partite, 278 punti, 79 gol e 199 assist, ed è il difensore con più punti dell’intera AHL nella stagione 2016/17 vestendo la maglia dei Providence Bruins. Ma per quanto riguarda la NHL, è difficile che si punti sullo sviluppo di un giocatore ormai oltre i 25 anni. Scende sul ghiaccio cinque volte coi Coyotes, ma l’età e le dinamiche contrattuali chiudono sostanzialmente per lui queste porte in via definitiva.

Se ne aprono però delle altre.

Nel 2018, prossimo ai trent’anni, Alex Grant passa in Europa e firma per lo Jokerit, prestigiosa squadra finlandese che allora giocava in KHL.

E’ finalmente la svolta. Alex trova stabilità e le sue caratteristiche lo rendono micidiale in questo contesto. Ottiene lo status di “star” che avrebbe meritato ben prima. Diviene in breve uno dei difensori più pericolosi e temuti in fase offensiva dell’intera lega.

Nel 2019 viene convocato nel Team Canada in Spengler Cup. Vince la Coppa con due punti (1+1) in tre partite. Nel suo primo anno in KHL è selezionato anche per l’All Star Game di lega.

Rimane allo Jokerit quattro anni, giocando 189 partite con una produzione di 89 punti (29+60). Nelle ultime due stagioni, l’assistant coach della squadra finlandese è Pekka Kangasalusta, che ora Alex ritroverà, nello stesso ruolo, a Milano.

A inizio 2022 Grant è convocato per il suo secondo All Star Game di lega, che però non verrà disputato (se non a fine anno e con rosters diversi), ed è selezionato addirittura per le Olimpiadi di Pechino nel team Canada, nel cui contesto gioca tre partite segnando un gol alla Germania e registrando un assist contro la Cina.

Quattro giorni dopo la fine del torneo olimpico inizia il conflitto in Ucraina: il giorno stesso, il 24 Febbraio, lo Jokerit abbandona la KHL.

Alex vola sulle piste euroasiatiche della KHL per altre tre stagioni, tra SKA San Pietroburgo, Barys Astana e Avangard Omsk, rallentato da un infortunio nel 2024 ma sempre ai vertici della lega nel suo ruolo (ricordiamo il record dei quattro gol in una singola partita ottenuto nel 2023).

Complessivamente, in KHL gioca 274 partite, registrando 123 punti (44+79).

L’anno scorso, trentaseienne, si sposta in Danimarca a stagione avviata: gioca nell’Odense Bulldogs 31 partite con 7 gol e 9 assist, di cui 5 gol e 3 assist nelle 12 gare di playoff.

Ora arriva a Milano: l’anagrafe dice 37 anni, il ghiaccio racconterà tutt’altra storia. In una lega come la ICE Hockey League, un difensore con la carriera, il bagaglio tecnico, l’intelligenza tattica, il tiro e le ali di Alex Grant, protagonista ai massimi livelli della KHL fino a pochissimo tempo fa, ha ancora tutte le carte in regola per essere un fattore capace di spostare sensibilmente gli equilibri.

Author: Carlo Sansilvestri