Dal 1990 al 1999: vs Bolzano

Il nuovo decennio si apre con rinnovate ambizioni e propositi di successi. Dopo un primo campionato di ambientamento nella massima serie, la stagione 1989-90 è caratterizzata dall’arrivo di Manno, difensore oriundo proveniente dal Fassa. Con lui Dave Tomassoni e Rico Rossi. Confermato lo zoccolo duro della formazione si fa affidamento al mercato dell’est per completare l’attacco con il tesseramento degli ex nazionali sovietici Anisin e Alexandrov. L’allenatore è Pavel Kaucic chiamato al duro compito di sostituire Ron Ivany. Tra gli avversari si fa strada una nuova formazione milanese, i Devils, a cui non sarà mai perdonato il “peccato originale” di aver rilevato i diritti sportivi dal neopromosso Como. Torna quindi un derby cittadino, assente a questi livelli dal 1954/55. Nel frattempo la costruzione del nuovo palazzo del ghiaccio di Assago è quasi ultimata. Il 24 febbraio 1990, in occasione di un match contro il Varese valido per la finale 3°/4° posto di campionato, si celebra l’addio dell’hockey al Piranesi (vi si tornerà comunque a giocare in occasione dell’indisponibilità del Forum nella stagione successiva). Il Milano vince, perdendo poi gara 3 e chiudendo così il torneo al quarto posto.

1989/90: Maurizio Catenacci, Viatcheslav Anisin e Boris Alexandrov.

Il 27 ottobre 1990 in occasione del match Milano-Cortina la prima al Forum, nuova casa dei rossoblù.

Il Forum. (foto da Top Hockey)

I tempi sembrano ormai maturi per riportare lo scudetto in città dopo ben trentuno anni. Ci riesce Lou Vairo, chiamato a dirigere dal pancone una squadra composta quasi interamente da giocatori di formazione nordamericana. Paul Beraldo, Rick Bragnalo, Andrea Brega, Marco Capone, Gerry Ciarcia, Dan Fascinato, Marco Favalli, Tony Fiore, Joe Foglietta, Fabio Frison, Mark Johnson, Kevin Lavallee, Bob Manno, Gianfranco Odino, Rico Rossi, Andrea Spiriti, Bill Stewart, Dave Tomassoni, Maurizio Vacca, John Vecchiarelli e Mike Zanier sono gli artefici di una stagione da urlo, una cavalcata trionfale terminata con una gara, la partita con il Bolzano del 2 marzo, entrata nella leggenda.

Bob Manno. (foto da libro Milano Siamo Noi)

Oltre 11.000 spettatori assistono al pareggio che regala il tricolore ai rossoblu. La rete decisiva porta la firma di Rick Bragnalo che trafigge il portiere ospite Rosati in tuffo facendo esplodere il Forum.

Il gol scudetto di Rick Bragnalo. (foto da libro Milano Siamo Noi)

La vittoria in campionato crea nuovo entusiasmo: il sogno è di essere competitivi a livello continentale. Con un roster rinforzato da giocatori del calibro degli ex NHL John Chabot, Ron Flockhart e Reed Larson, oltre che dai nazionali Priondolo, Carlacci e Mastrullo, il Milano ben si disimpegna in Alpenliga (vinta dai Devils) ma soprattutto in Coppa Campioni dove ospita un girone dei quarti, qualificandosi per le semifinali di Dusseldorf. Qui, a inizio novembre, si celebra un nuovo miracolo sportivo con i rossoblù capaci di superare 4-2 i favoritissimi finlandesi del TPS Turku.

8 novembre 1991; Coppa Europa: Milano-TPS a Dusseldorf.

Le finali di fine dicembre regalano emozioni e un quinto posto europeo in seguito alle sconfitte contro Dynamo Mosca e Djurgarden Stoccolma. E’ comunque festa grande. La stagione è lunga – ci sono anche le Olimpiadi di Albertville di mezzo – e il roster milanese, alle prese con un’età media elevata, la panchina corta e diversi infortuni (tra tutti quelli di Flockhart e Mastrullo costretti ad appendere i pattini al chiodo) ne risente.

9 febbraio 1992: USA-Italia 6-3. (foto Top Hockey)

Nel frattempo si fanno sempre più insistenti le voci di un ridimensionamento del settore hockey da parte della famiglia Cabassi. Le finali scudetto contro i Devils mostrano sconcertanti eccessi da parte di alcuni supporter rossoblù. Dopo la vittoria in gara 1, il Milano deve soccombere nei successivi due match. La decisiva gara 4 si gioca in un Forum deserto causa squalifica. I Devils vincono 4-3 ai rigori a causa dell’errore di uno dei principali beniamini dei tifosi rossoblù, Kevin Lavallée. Venendo meno ai propositi di ripartire, Giovanni Cabassi abbandona: il Milano smobilita malgrado i tentativi dei tifosi di mantenerlo vivo, prima coinvolgendo Massimo Moretti uscito di scena subito dopo lo scudetto, poi con una campagna abbonamenti al buio.

Notizia flash da “Il Corriere della Sera”.

I Devils, convinti di attirare gli appassionati rossoblù, rilevano i contratti di Campese, Stewart, Beraldo, Foglietta, Vecchiarelli e Chabot, ma scateneranno l’effetto inverso: il fenomeno del tifo contro. Per tutta la stagione 1992/93, in particolare in occasione della Coppa Campioni e della finale scudetto contro il Bolzano i supporters del Saima occupano gli spalti del Forum o del PalaCandy tifando contro la squadra di casa. I Devils, ora Lion, vincono lo stesso, ma del Milano si continua a parlare. Nell’ombra, Moretti non ha abbandonato il progetto di far rinascere la squadra e, dopo aver coinvolto il patron della Saima Alvise di Canossa, organizza per il 3 aprile la partita revival tra Milano e il Varese. Sono tante le “stelle” che tornano in pista in un PalaCandy esaurito in ogni ordine di posti. Il risultato non conta, è fondamentale che il Milano sia tornato sul ghiaccio!

3 aprile 1992: PalaCandy stipato in ogni ordine di posti per la rinascita del Milano.

Nasce quindi una nuova società, la Sportivi Ghiaccio Milano, che trova la propria casa nel palazzetto di via dei Ciclamini. Si costruisce una squadra che fa del cuore e della grinta i propri punti di forza. Kim Gellert è chiamato a esserne il coach, Ico Migliore ne diventa il direttore sportivo. Sul ghiaccio si ripresentano alcuni eroi dello scudetto come Zanier, Fiore e Rossi. Vestono il rossoblu alcuni rivali storici di comprovato temperamento come Comploi, Vani e Soia. Vengono poi tesserati alcuni giovani oriundi già in orbita Milano prima della chiusura come Bartolone e Iaquinta e “italo” nel giro del blue team come De Gaetano e Ginnetti. Per la seconda volta nella storia dell’hockey milanese viene poi seguita la pista dell’est alla voce stranieri: sul ghiaccio del PalaCandy scendono i russi Boriskov, Veljianine e Richlofv, prima di una parziale retromarcia con i tesseramenti dei canadesi Bellerose e Naud. La stagione inizia tra diverse incognite e difficoltà organizzative ma il pubblico risponde sempre presente, supporta la squadra in Alpenliga e in Campionato. Il gruppo allenato da Gellert si toglie anche diverse soddisfazioni, lotta alla pari contro squadre ben più attrezzate, cercando di sopperire alle differenze tecniche con il cuore e con le “palle”. Quarta tra le italiane nel torneo transfrontaliero, quinta in campionato in seguito all’eliminazione da parte del Courmaosta nei quarti di finale.

Articolo da “Top Hockey”.

La stagione 1994/95 si apre con la “solita” querelle sui transfer card. La federazione disattende le promesse fatte solo un anno prima e opta per una riduzione degli stranieri. Pur anticipando battaglia in ambito legale, il Milano sceglie la formula che gli consente oriundi illimitati, rinunciando però agli stranieri (dopo aver già messo sotto contratto i russi Boriskov, Petrov e Kotchin). Si aggiungono alla squadra Beattie, Di Muzio, Ferraccioli, Pietroniro. Con loro Niki Scudier capace di far dimenticare rapidamente i propri trascorsi in maglia Devils ed alcuni giovani provenienti dalla serie cadetta. Avvalendosi del torneo Sei Nazioni per completare la squadra, il Milano si presenta ai nastri di partenza della serie A con una sequela di prestazioni che lo proiettano in vetta alla classifica. La stagione è positiva: i rossoblu vengono eliminati in semifinale dai futuri campioni d’Italia del Bolzano, dopo aver comunque festeggiato la vittoria contro i Devils nei quarti malgrado un infortunio occorso a Zanier (ben sostituito da Allevato).

Mike Zanier (35), Georg Comploi (20) e Carmine Vani (22). Foto dal mensile “Milano Siamo Noi”

Le speranze dei tifosi sono ora riposte nel vulcanico Umberto Quintavalle che rileva la Sportivi Ghiaccio sul finire della stagione dandole una nuova denominazione: Hockey Club Milano 24. I buoni propositi e i sogni di gloria per la stagione 1995/96 andranno a sbattere contro il Bolzano e una federazione “poco propensa” al dialogo. Quintavalle pianifica ogni cosa con largo anticipo: pesca a piene mani nel roster dei Devils in smobilitazione. Rucchin, Vecchiarelli, Pellegrino e Topatigh sono i principali nuovi innesti a cui si aggiungono Libertucci, Nardella e Harald Oberrauch. Il “falco di Gallio” tuttavia dichiara di voler tornare nella sua Asiago: al suo posto i Devils girano i cartellini di Iob e Massara.

Il presidente Quintavalle, Kim Gellert e il GM Nevio Devidé. (foto dal mensile Milano Rosso Blu)

Ancora una volta l’Alpenliga risulta indigesta agli uomini di Gellert. Vecchiarelli, “tradendo” i tifosi che tanto ne avevano osannato il ritorno, decide poi di rientrare negli States salutando la truppa. L’inizio di campionato è ancora una volta positivo. Il Milano lotta per il vertice della classifica fin dalle prime giornate. A inizio dicembre, in seguito a un incidente occorso al pullman della squadra, e alla scelta di non proseguire alla volta di Bolzano, viene esonerato Gellert. Al suo posto si siede in panca Rico Rossi. Seguono una serie di prestazioni altalenanti mentre Varese si impone in Continental Cup. Sarà il canto del cigno per i Mastini targati Shimano. La semifinale persa contro il Bolzano tra risse, squalifiche e polemiche porta all’abbandono della famiglia Colombo e a un profondo ridimensionamento dei gialloneri. Il Milano si libera del Gardena ma in finale subirà la stessa sorte del Varese. Dopo aver vinto in trasferta gara1 i rossoblu sono costretti alla resa pur tra mille polemiche. Sale agli onori della cronaca il trio di arbitri straniero, Slapke, Quartal e Bertolotti, chiamato per “garantire” la regolarità delle finali: infatti vince il Bolzano tra ricorsi e infinite polemiche.

Articolo da “Il Giorno”.

Con l’entrata in vigore della “legge Bosman” gli italo hanno ora mercato in tutta Europa. La maggior parte di loro è attirata dai ricchi contratti proposti dalle squadre tedesche e inglesi in particolare. In Italia invece sono osteggiati e limitati dalle richieste delle società e dai regolamenti della federazione. In serie A rimangono così le sole Bolzano e Milano. Per loro la stagione prevede un’Alpenliga con austriache e slovene, per tutte le altre serie A2 con due soli transfer card.

Articolo da “Il Corriere della Sera”.

Il Milano riparte con Rossi in panca e Fiore general manager. Errori di mercato, Alpenliga sotto le attese e EHL, il nuovo “campionato” europeo, decisamente infelice portano alla loro sostituzione con Manno e Spoletti. Per il “lupo” si tratta di un ritorno gradito. Arriva comunque troppo tardi per salvare l’Alpenliga, il solo innesto di Fogarty non è sufficiente a cambiare le cose in pista, ma si spera di riportare in città il tricolore, assegnato con un torneo a cui, oltre al Milano e al Bolzano, partecipano le prime quattro della serie A2. Pur potendo queste rinforzarsi sul mercato degli stranieri la finale è annunciata: i rossoblu, forti di una squadra superiore, operano poco sul mercato annunciando come rinforzi i soli Haas e Salfi, infortunatosi prima del suo arrivo. Il Bolzano cambia completamente faccia e grazie ai nuovi innesti supera ancora una volta la formazione milanese tra le immancabili polemiche.

Articolo da “La Gazzetta dello Sport”.

Impossibilitato a cambiare il pianeta hockey, osteggiato dalla federazione e dalle altre società, senza poter più contare sull’appoggio degli altri club “occidentali” anche il presidente Quintavalle alza bandiera bianca; non iscrive la squadra dal campionato 1997-98 e prosegue con la sola attività inline. In rappresentanza della città ci sono le Civette, impegnate in serie B.

Articolo da “Il Corriere della Sera”.

Ancora una volta tocca ad Alvise di Canossa riportare Milano in serie A, questa volta lo fa in prima persona creando una nuova società denominata Hockey Club Milano Junior e trovando in seguito un accordo con il Cortina, alle prese con il problema pista. Lo stadio Olimpico deve essere ristrutturato, senza ghiaccio gli ampezzani non possono iscriversi a nessun campionato. Nasce quindi l’idea della fusione che vede nascere il Milano-Cortina o Cortina-Milano a seconda del punto di vista.

Articolo da “Il Corriere della Sera”.

Il coach è Ivano Zanatta, il roster è composto da diversi giocatori di scuola ampezzana ai quali si aggiungono diversi stranieri. In Alpenliga la squadra fatica a trovare un rendimento costante, complice anche l’infortunio del portiere Lenarduzzi, ma, grazie a nuovi innesti prima della fine del torneo transfrontaliero, in campionato le cose vanno decisamente meglio. Purtroppo gli ultimi due acquisti, Nienhuis e Rivers, abbandonano il gruppo per problemi personali. Il primo in particolare, canadese con passaporto austriaco, aveva dato peso ad un attacco troppo “leggero”. Il secondo, difensore con buoni trascorsi in Nordamerica, vede invece il ghiaccio dell’Agorà solo dall’aereo che lo riporta oltre oceano. Lasciando una lunga serie di interrogativi, di se e di ma, la corsa del Milano-Cortina si interrompe in semifinale contro i futuri campioni d’Italia del Merano. Poco importa, ancora una volta Milano è risorto dalle sue ceneri.

AnnoCampionatoCoppe Europee
1989-90 Hc MilanoSerie A – 4°nd
1990-91 Hc MilanoSerie A – 1°
1991-92 Hc MilanoSerie A – 2°
1992-93
1993-94 Sg MilanoSerie A – 5°
1994-95 Sg MilanoSerie A – 4°
1995-96 Hc Milano 24Serie A – 2°
1996-97 Hc Milano 24Serie A – 2°
1997-98
1998-99 Cortina MilanoSerie A – 4°