Unsung heroes

borghi

C’è sempre un po’ di destino in queste storie a lieto fine che fanno – tra l’altro – da contenitore per molte vicende personali più o meno note al pubblico, tenute più o meno dentro, giù, profonde nell’anima di ciascuno dei protagonisti.
La vittoria del Milano non fa eccezione. Ognuno dei ragazzi certamente avrà avuto un sussulto in quel momento – così strano -in cui dopo ore di tensione, di rumori, di luci, di folla, improvvisamente cala il silenzio e ci si trova soli con se stessi a considerare dove è sfociato il proprio fiume e a dirsi: “però, hai visto?”.
Alcune di queste storie sono già dominio pubblico, altre forse verranno fuori raccontate come aneddoti con la coppa sullo sfondo, molte altre no, ed è giusto così.
Per il resto, basta la dichiarazione di Marcello Borghi riferita alla squadra: “Siamo una famiglia” per chiudere il discorso, rendendo sovrabbondate ogni ulteriore commento.
Rimane forse una sola cosa da fare: l’hockey, per sua natura sport di sacrificio, favorisce la genesi di “unsung heroes”, ovvero uomini fondamentali che non ricevono adeguato riconoscimento perché il loro ruolo, o qualche loro atto, per quanto decisivo, è meno visibile di quanto meriterebbe; così, se da un lato vanno certamente sottolineate le gesta di coach Da Rin, dei top scorers rossoblu, di Tura, dei giovani guerrieri  (indimenticabili i gol pesanti di Asinelli e il carattere di Fadani riassunto mirabilmente nel fight di gara-3 col Merano), della difesa tutta che regge una stagione in condizioni cronicamente estreme, di un lottatore come Terzago che con sulla testa la spada di Damocle di un pregresso infortunio gioca playoff da tigre, di tutti i ragazzi dal primo all’ultimo, ci sono tre “sassolini” – in questo caso in senso positivo – che molto soggettivamente vorrei togliermi dalla scarpa.

Unsung hero. Appunto. Fede Betti risponde presente al richiamo di un Milano con la difesa decimata dalle circostanze. Gioca sostanzialmente le partite in casa, per questioni di lavoro. Non è un giovane promettente, non è un acquisto che profuma di nuovo, non è un tipo di giocatore vistoso. Eppure, siamo certi che senza di lui il Milano sarebbe qui a festeggiare? E’ una domanda che ha senso porsi. Betti diventa addirittura vitale nelle serie col Merano. Le tre partite casalinghe sono tre battaglie, tutte vinte col fiatone, tutte con gli altoaetsini in grado di portare l’ultimo assedio avendo sulla stecca il disco del pareggio. Betti è un terzino d’esperienza, di carattere, fisicamente c’è, non è scattante come un ragazzino, non ha i riflessi di un ventenne, ma a tratti tiene in ordine un reparto a corto d’ossigeno e di lucidità in momenti chiave. E’ una serie in cui basta un disco sbagliato, una distrazione, un tremore alle gambe, per cambiare tutto. Qualche calo mentale si vede nei momenti difficili. Betti ha il merito di una presenza poco vistosa ma molto di sostanza che forse influisce più di quanto si potrebbe pensare nell’economia di questi playoff. Indimenticabile anche il fight nella royal rumble col Merano, un momento fondamentale nella dinamica psicologica della serie. Per non parlare della sua presenza scaccia-streghe nelle due ultime gare di finale gravate dalla pesante assenza di capitan Re. Immortale.

Deus ex machina. Forse un po’ altisonante, come titolo, ma Andrea Schina è stato un giocatore importantissimo in questa stagione, in particolare in questi playoff. Terzino a spiccata propensione offensiva, è quel tipo di giocatore che se ingrana ti cambia il destino.
Beh, ha ingranato.
I 27 punti in 20 partite di regular season sono un dato importante di per sé, ma lo diventano ancor più se paragonati ai 15 in 12 gare di playoff. Considerata l’abbondanza di squadre  degne di ogni rispetto ma oggetto di costante goleada presenti in questo campionato, mantenere quasi invariata la media punti/partita passando da stagione regolare a playoff è un dato di gran rilievo. E’ terzo marcatore assoluto (e di squadra) nei playoff, con solo 4 punti meno di Perna. Non solo: Andrea non fa un bottino spropositato nella vittoria 11-2 a Pergine, unica gara agevole di questa post-season, il che significa che i suoi gol e i suoi assist sono ben distribuiti nelle gare più tese e complesse. A dire il vero, la sensazione ben radicata è che Schina abbia risolto molte situazioni ingarbugliate, segnando reti in momenti chiave, calando – appunto – come un deus ex machina a togliere le castagne dal fuoco, costituendo una minaccia continua dalla blu per le difese avversarie. Da ricordare anche due suoi fondamentali empty net goasl segnati con grande abilità e notevole acume contro Merano e Appiano. Forse soffre un po’ là dietro contro le linee più fisiche, forse prende qualche penalità evitabile in momenti delicati, tuttavia il suo ruolo in questa vittoria è senza dubbio di primissimo piano. Artigliere scelto.

Semper fidelis. Se c’è un giocatore che ha dimostrato negli anni attaccamento, amore, addirittura fame di rossoblu, è senz’altro colui che il destino ha giustamente premiato con lo winning-gol di questo campionato. Con ciò non si vuole sminuire l’attaccamento di molti altri “milanesi” alla maglia, ma se si fa una proporzione tra i problemi e le traversie costantemente legate alla permanenza in rossoblu e la volontà di superarle anche con sacrifici e rinunce, anche a costo di mettere in gioco la propria carriera hockeystica, Marcello Borghi non ha rivali. Poco importa che siano questioni note o meno, quelle che non lo sono tali resteranno. Basti sapere che se da anni Marcello veste questi colori non è né un caso né una banalità: è il risultato di carattere, determinazione e fedeltà non comuni. Caratteristiche che poi – inevitabilmente – risaltano anche in pista. Tutto ciò, in un ambiente come quello milanese, vale anche più del (notevole) suo secondo posto nella classifica marcatori di questi playoff coi due fiori all’occhiello delle reti in gara-4, segnate con la C sul petto. E’ la consacrazione del prototipo saimino; non conta la serie, non conta il conto, non contano le sirene, non conta quanto bisogna lottare per vestirla: la maglia prima di tutto. Grazie.

 

(foto Carola)

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