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Nelle
intenzioni della società la nuova
stagione dovrebbe portare al sesto
scudetto consecutivo, impresa mai
riuscita a nessuno in Italia,
tanto che nelle ottimistiche
dichiarazioni estive si parla
apertamente di entrare nella
“leggenda”. Indubbiamente il
mercato estivo ha portato alcuni
stranieri di valore (McCarthy e
Evans), giovani promesse (Sisca,
Iannone, Mantovani), un azzuro
(Rigoni) e molti big sono stati
riconfermati, tuttavia il gruppo
di giocatori che comincia il
training camp agli ordini di Insam
desta qualche perplessità sotto
il profilo squisitamente numerico.
Privi di ben 5 forti italiani che
hanno appeso i pattini al chiodo
(Busillo, i Molteni, Peca,Mansi) e
della stella Tkaczuk approdato in
DEL dopo un tira e molla estivo, i
Vipers affrontano la final four di
Supercoppa
con soli 13 giocatori di movimento
a difesa della gabbia del
confermato Eriksson: è una due
giorni vittoriosa per i rossoblu
che domano il Cortina all'overtime
dopo una tiratissima semifinale
(decisiva la frustata di
"Macigno" Evans) e
liquidano per 6-2 il Renon nel
remake della finale-scudetto 2006.
Già a fine settembre un altro
trofeo si aggiunge alla ricca
bacheca di via Cino del Duca e gli
scettici che si preoccupano per i
soli 4 terzini a disposizione, di
cui due (Lehtonen e McCarthy) da
subito in condizioni fisiche
precarie, sembrano in torto a
fronte di un team che ancora una
volta non ha tradito nelle partite
importanti.
L'inizio di campionato
è altresì convincente grazie ad
un filotto di 5 vittorie
consecutive che affermano la linea
straniera formata da
Lysak-Evans-Christie come una
delle più prolifiche del
campionato: un blocco che fa della
fisicità, della scaltrezza negli
angoli e del pattinaggio le sue
caratteristiche, esaltate dalla
vena realizzativa del poco
appariscente Lysak.
A metà ottobre è tempo di Coppa
Italia, che nella rinnovata
formula partorita dalla Lega
Hockey prevede raggruppamenti di 4
squadre comprendenti le formazioni
di A2: a Selva di Val Gardena il
Milano prosegue la striscia
vincente sbarazzandosi senza
troppi patemi di Gherdeina, Asiago
e Pontebba, ma soprattutto ritrova
il suo figliol prodigo Michele
Strazzabosco reduce dalla
prestigosa esperienza al camp dei
Buffalo Sabres non sfociata in un
accordo contrattuale.
Con 5 difensori a roster i Vipers
proseguono la marcia in campionato
lasciando per strada solo pochi
punti, ma ben presto i nodi di una
campagna rafforzamenti deficitaria
per quantità vengono al pettine e
sempre più spesso Insam deve
ricorrere all'utilizzo dei giovani
del vivaio per completare la terza
line a. I vari Pozzi, Migliore,
Mazzacane, Lorini sono spesso
impegnati nel farm-team Valpellice
in A2 e nel passaggio alla serie
maggiore si dimostrano ancora un pò
acerbi nonostante non lesinino
l'impegno. Per i tifosi rossoblu
è comunque una gioia poter vedere
i primi frutti del
progetto-giovanili affacciarsi al
massimo palcoscenico, in
particolare è Marco Pozzi il
rookie a mostrare ottime doti
tecniche. C'è spazio anche per il
figlio del coach Marco Insam, che
esordisce in serie A contro il
Pontebba sfruttando la sosta
natalizia della lega Junior
canadese in cui milita.
Il 2 gennaio, in occasione del big
match contro un redivivo Bolzano,
avviene un episodio destinato a
segnare profondamente gli
equilibri dello spogliatoio
rossoblu:
è la sera dell'esordio in
rossoblu di Giulio Scandella, ma
la partita verrà ricordata per la
cruenta rissa che vede
Strazzabosco soccombere sotto i
colpi del goon bolzanino Lewis
coadiuvato da una parte della
panchina biancorossa. Lo scontro
è impari in quanto molti
giocatori del Bolzano intervengono
senza che i milanesi reagiscano,
fermati in panchina da Insam.
E' un evento cruciale nella
stagione dei Vipers perchè appare
evidente per la prima volta dopo
anni una certa disunione e
mancanza di spirito di squadra:
mai come ora si sente la mancanza
di un leader come Joe Busillo.
Gli effetti di quella serata si
manifestano lampanti nella
succesiva trasferta all'Odegar in
cui un Milano distratto si fa
recuperare tre gol negli ultimi 5
minuti dall'Asiago fanalino di
coda.
Si arriva così alla tre-giorni di
Coppa
Italia
in cui il Milano, dopo aver
sconfitto ValPusteria e
Valpellice, cede la coccarda alla
più motivata compagine
biancorossa: Bolzano vince 6-3 e
per i rossoblu piove sul bagnato a
causa del brutto infortunio a
Lysak che scompagina una prima
linea già da qualche settimana in
debito d'ossigeno.
Lo stato maggiore meneghino decide
di correre ai ripari optando per
una inedita rivoluzione in corso
d'opera, della quale fanno le
spese il goalie Eriksson,
liquidato per motivi sia tecnici
che fisici, e il terzino McCarthy,
alle prese con cronici problemi al
gomito. I due giocatori chiudono
la stagione rispettivamente al
Salisburgo e al Lubiana e vengono
sostituiti da due vecchi marpioni
delle piste nordamericane quali
Passmore e Melanson.
Due personaggi a loro modo
istrionici che nelle speranze
della dirigenza possano colmare
alcune lacune a livello di
personalità fin qui denotate.
E' un Milano in fase di
assestamento quello che il 6
febbraio, in un'apparentemente
innocua ultima giornata di regular
season, fà harakiri al cospetto
dell'Asiago: sconfitta 3-1
all'Agorà e soprattutto perdita
del fattore pista in un'eventuale
finale contro il Cortina...
Il Masterround, che nella
cervellotica formula del
campionato serve a saltare il
turno di quarti di finale playoff,
mostra un Milano in ripresa nel
quale Passmore si rivela un
portiere di talento in grado sia
di difendere la gabbia che di
governare "alla Muzzatti"
la difesa. Scandella regala
scampoli del suo innato talento e
Melanson provvede a intimorire gli
avversari che fino al mese prima
maramaldeggiavano impunemente.
Chiusa questa fase intermedia al
primo posto, gli uomini di Insam
ricevono il 22 marzo le ambiziose
civette di Mats Lusth, che in 5
palpitanti gare hanno sconfitto il
Bolzano ai quarti.
Ancora una semifinale con
l'Alleghe, ma stavolta gli
agordini non mostrano timori
riverenziali, tanto che sbancano
subito l'Agorà in gara-1: il 2-1
siglato da Chaulk all'overtime
getta nello sconforto i tifosi
milanesi.
La Saima in gara-2 attinge al
proprio bagaglio di esperienza e
riesce con indicibile sofferenza a
impattare la serie grazie allo
striminzito 1-0 dell'Alvise de
Toni (segna "Tigre"
Borgatello, l'uomo dei gol
disperati). Gara-3 è quella di
fatto decisiva: per 54 minuti
l'Alleghe gioca meglio, mostrando
maggiore organizzazione e
portandosi due volte in vantaggio.
Milano sbuffa e rimane agganciato
alla partita con il gol del 3-3
realizzato da Scandella a 6 dal
termine. Poi accade l'episodio che
gira la serie quando Ryman in
power play perde un disco
sanguinoso lasciando che
Chitarroni si involi verso
Groeneveld per il più mortifero
dei shorthanded-goal.
All'Agorà è tripudio e il colpo
di coda di gara-4 (3-0) non basta
all'Alleghe per tornare a galla,
travolto in gara-5 per 7-2 e
ancora una volta costretto a
rimandare i sogni di gloria.
A due anni di distanza dalla
fantastica serie di finale
2004-05, sono ancora Cortina e
Milano a contendersi il tricolore,
ma stavolta il fattore pista
arride agli ampezzani.
In gara-1 Milano gioca meglio; con
Lysak acciaccato, brillano Evans e
soprattutto Savoia, autentico eroe
rossoblu che in stagione si è
sacrificato più di tutti giocando
in ogni linea e in ogni ruolo,
sempre con totale dedizione. Al
46esimo è però la micidiale
prima linea cortinese a decidere
il match: Deschenes finalizza un
ricamo di Corupe e dal 3-2 in
avanti non c'è storia. Da notare
la scellerata espulsione di
Chitarroni, che cade come un
principiante alle provocazioni di
Narcisi.
Privi del capitano squalificato,
in gara-2 i Vipers danno tutto, e
pur tirando meno degli avversari,
riescono a capitalizzare le
occasioni, rivelandosi ancora una
volta implacabili in inferiorità
numerica (a segno Lysak e Savoia).
Il 4-2 finale ridà respiro
all'ambiente saimino, pronto a
giocarsi il tutto per tutto
nell'Olimpico stregato.C'è anche
tempo per gustarsi una zuffa
old-style tra Melanson e Smith, ma
è più fumo che arrosto e i due
contendenti lasciano la pista
seminudi e ovviamente sotto
squalifica.
Gara-3 è una partita incredibile,
che un settore ospiti straboccante
di tifo e passione come ai vecchi
tempi non dimenticherà
facilmente. Per i cuori rossoblu
in trasferta è la beffa delle
beffe, dopo che sotto 0-3 il
Milano trascinato dai cori
incessanti è riuscito a
riportarsi in parità grazie ad un
Helfer leonino e ad un Savoia
encomiabile, si arriva agli ultimi
decisivi secondi: succede di
tutto, l'arbitro Colcuc prima non
vede un fallo su Christie, poi ne
commina uno identico ai danni di
Scandella e ai cortinesi non par
vero di capitalizzare un decisivo
power play al 59.35 col solito
Deschenes. Scandella al rientro
dalla panca perde la testa e sputa
verso l'arbitro che gli affibia 10
minuti, ma un Milano mai domo
riesce ancora a costruire
un'occasione nitida con Borgatello:
un disco a botta sicura si
infrange sul palo e il match
finisce 4-3 per il Cortina.
Gara-4 è quella del vincere o
morire per i Vipers, consci che il
loro quinquennale regno stà
vacillando. L'Agorà è una
bolgia, 4000 anime unite danno
tutto ma stavolta non basta: il
Milano, privo dello squalificato
Scandella, sembra quasi
paralizzato e a livello di gioco
subisce un Cortina ordinato e
motivatissimo. Nella guerra di
nervi c'è ancora e infatti riesce
a pareggiare i conti due volte,
dapprima con Lysak poi col solito
Borgatello. Sul 2-2 i decibel del
tifo raggiungono il parossismo, ma
la squadra non riesce a sfruttare
l'inerzia e viene tradita sul più
bello dal suo capitano.
Chitarroni compie due inutili
quanto inspiegabili falli e se sul
primo il Milano riesce a cavarsela
(due minuti di sofferenza a
cavallo tra il sessantesimo e
l'inizio dell'overtime), sul
secondo capitola. Allo strenuo
delle forze e forse choccato dalla
follia compiuta dal Chit, uscito
dalla panca giusto per andare a
prendersi un'altra assurda penalità,
il Milano abdica e il sudden death
goal di Corupe riporta dopo 32
anni lo scudetto nell'ampezzano.
E' dunque il Cortina, l'avversario
per eccellenza fin dai tempi
pioneristici, ad interrompere il
dominio milanese che durava dal
2002. Nella festa in pista non può
tuttavia alzare la coppa,
misteriosamente scomparsa, proprio
come nel lontano 1932, quando un
Milano sicuro di vincere la lasciò
negli uffici di via Piranesi
invece di portarla a Cortina per
la finale. Corsi e ricorsi
storici...
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Sisca |
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Passmore,
"crazy"
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Scandella
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McCarhty,
il profeta
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Melanson,
the printer
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Marco
Insam, i giovani che avanzano
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