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Archiviata con inevitabile rimpianto l'irripetibile annata 2004-05, che
passa alla storia per le giocate degli illustri
scioperanti NHL sbarcati nel
Belpaese, l'hockey italiano consacra in toto la nuova stagione alla causa
azzurra. L'imminenza di fondamentali impegni quali le Olimpiadi di Torino
e i mondiali gruppo A in Lettonia condizionano infatti la stagione:
annullata la supercoppa, ridotta ad un match unico la coppa italia, anche i playoff
vengono accorciati per agevolare le fatiche del blue-team, sul ghiaccio
fin da agosto per il primo raduno.
Sono i Vipers la squadra che all'inizio fornisce più giocatori alla
nazionale: ben 8 tra i quali i nuovi acquisti Borgatello e
Strazzabosco, colpi di mercato che assieme al veterano ex Nhl Chris Joseph e al 40enne
Mansi costituiscono il quartetto di nuovi terzini chiamati da Insam a
rimpiazzare Savard, Kallarsson, Kinos e
Smith.
Nel reparto offensivo si registrano i nuovi arrivi di Koehler, buone
percentuali in AHL e UHL, Christie, campione di
Francia a Mulhouse e del carneade paisà Di Stefano.
Condizionato nella preparazione e non sorretto dai nuovi stranieri a dir
poco deludenti, il Milano fatica nelle prime giornate di campionato, tanto
che "espugna" l'Agorà solo alla settima. Sembra pertanto una manna dal
cielo il ritorno del figliol prodigo Daniel Tkaczuk, che non trovando
collocazione in leghe più prestigiose, riprende il suo posto al centro della prima
linea.
Il brusco KO di fine ottobre ad Asiago (7-2!) convince però la dirigenza
a correggere in corsa alcune scelte effettuate:
cade la testa di Greg Koehler, ala dalle buone credenziali, ma giunto a Milano in condizioni
fisiche impresentabili.
Lo sostituisce il connazionale Brett Lysak, attaccante
"insamiano" per eccellenza, che dimostrerà anche un'inaspettata confidenza con la rete.
Una prima svolta positiva, nel fin qui travagliato
campionato
saimino, arriva la sera del 5 novembre allorquando un Milano falcidiato dagli
infortuni sconfigge grazie ad una prestazione
tutto cuore il Bolzano: gli onori sono tutti per Mark
Demetz,che difende eroicamente la gabbia
rossoblu prima di finire sotto i ferri per l'operazione ai legamenti che ne
chiude anzitempo la stagione.
Con l'ex Varese Della Bella nuovo back-up, il Milano comincia
ad ingranare, inanellando una serie di risultati utili a cavallo
delle due pause invernali dedicate al Blue-Team: una
condizione fisica in evidente crescita, un
line-up più equilibrato (è di questo periodo l'exploit della linea
Tkaczuk-Chitarroni-Christie, inspiegabilmente poi
accantonata) e le magagne tecnico-gestionali che iniziano
ad affiorare nelle compagini avversarie
(Cortina e Bolzano in primis), consentono al Milano di scalare la
classifica fino alla vetta, e così qualificarsi per la Coppa Italia in programma l'8
gennaio all'Agorà. Nel 3-0 senza storia grazie al quale i
Vipers si aggiudicano per la terza
volta la coccarda tricolore, si afferma definitivamente la linea dei
Molteni e Felicetti, autentici mattatori della stagione rossoblu: grinta,
affiatamento e maturità tecnico-tattica sono gli ingredienti
esplosivi che in molte occasioni tolgono le castagne dal
fuoco e accendono gli entusiasmi dei tifosi.
Per motivi più scandalosamente "politici" che tecnici i magnifici 3
vengono però scartati dal roster olimpico, che, capitanato dal nostro
Busillo, esce comunque a testa alta dall'impari confronto
con le grandi dell'hockey mondiale.
Salutato Max Oberrauch, accasatosi in Val Pusteria alla
ricerca di un minutaggio più significativo, un Milano scarico
si riaffancia al campionato dopo la lunga sosta, tanto che 4
sconfitte consecutive nel finale di
regular season ed un approccio non proprio gagliardo al decisivo master round
fanno suonare qualche campanello d'allarme in via dei
ciclamini. Per cercar di tamponare qualche falla difensiva di
troppo viene aggregato alla truppa il
giramondo terzino canadese Trevor Sherban, spavaldo realizzatore nella
mediocre serie B italiana (Appiano), che impiega però poco
a giungere a miti consigli nella ben più qualificata massima
serie: abbandonate velleità offensive, si rivela un onesto
mestierante del terzo difensivo spalleggiando
un Borgatello in netta crescita.
A marce ridotte il Milano centra comunque il primo posto
finale presentandosi ai playoff forte di alcune certezze che
si rivelano poi determinanti:
-
uno strapotere fisico sugli avversari che si traduce nel
dominio negli angoli e nei rebounds in fase offensiva
(eccellono nelle due specialità tanto care al nostro coach il
veterano Joe Busillo e il buon Ryan
Christie) e nella costante intimidazione in fase difensiva (Lehtonen su tutti);
- il portiere più continuo e talentuoso della serie A
(perdurando l'incompatibilità Muzzatti-ambiente Bolzano)
-
gli special teams più efficaci del campionato con
particolare nota di merito per il penalty killing (Savoia
docet).
La serie di semifinale contro l'Alleghe mette dunque in risalto le
caratteristiche di sempre dei Vipers tanto che gli agordini
nelle sfide all'Agorà appaiono quasi intimoriti ed incapaci di
proporre lo stesso ordine tattico e la tradizionale furia
contropiedistica sfoggiate sulla pista
amica. Con gara1 (5-2) e gara3 (6-1) archiviate senza patemi, sono le sfide
all'Alvise de Toni a complicare il cammino rossoblu: due
match al cardiopalma vengono entrambi risolti dalla morte
improvvisa che arride in gara2 ai padroni di casa e nella
decisiva gara4 al Milano. Tkaczuk manda
in vacanza un redivivo Alleghe consegnando alla storia una semifinale che
registra il grave infortunio alla spalla di "Tiger" Chitarroni,
sostituito con profitto dal sorprendente rookie Di Stefano,
autore di 4 gol nella serie.
Avversario inedito per la sesta finale consecutiva è il Renon
a trazione canadese del mago Ivany, ma fin da gara 1 è
evidente il divario tra i due team protagonisti tra l'altro in
regular season di una cruenta rissa
old-style. Viene fuori l'esperienza di veterani del calibro di Joseph, sonnecchioso
in regular season, quanto implacabile nei playoff e la
prolificità di animali da slot quali Lysak e Christie per un
Milano mai così ad immagine e somiglianza del suo
coach.
I Vipers soffrono solo in gara 3, quando l'orgoglio dei lupetti
dell'altopiano li costringe ai rigori: segnano Tkaczuk, Lysak e
Savoia, sbaglia Halkidis e il popolo rossoblu può festeggiare
il quinto scudetto consecutivo.
Inedite note positive giungono per il sodalizio del patron Di
Canossa anche dal settore giovanile che ha visto l'under 26
vincere il campionato di categoria e fornire qualche
elemento alla prima squadra in situazioni
d'emergenza: è a suo modo storico il gol realizzato dalla giovane vipera
Marco Pozzi all'olimpico di Cortina in
pre-season.
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