|
Dopo aver vinto due campionati consecutivi il
Milano si presenta al via della stagione 2003-04 con poche
novità.
Lasciano la
squadra dopo cinque anni di onorata
carriera milanese Bortolussi e Canei, in squadra dall'anno del
gemellaggio Milano-Cortina, oltre a Hollinger, Cowie, Sjogren,
Alderucci, Nardella, Sparber, Anderson e
Stricker.
Arrivano in
loro sostituzione Zarrillo, all'ultima stagione di hockey
giocato, Hedberg proveniente dalla Sm-Liiga, Felicetti dal Fassa
e lo sconosciuto Sarazin, difensore amico di Anderson in
possesso del passaporto portoghese.
A loro si aggiunge
l'attaccante oriundo Trinetti dopo un periodo di prova. E'
evidente che si è perso qualcosa rispetto la stagione
precedente ma la società sa di poter correre ai ripari in
qualsiasi momento.
L'annata
agonistica 2003-04 comincia con la sconfitta
nella supercoppa italiana contro l'Asiago per 1-0 e continua con
l'eliminazione dalla Continental Cup nel girone polacco di
Oswiecim. In un turno ridotto a sole tre squadre (i padroni di
casa dell'Unia, i lettoni del Liepajas e il Milano) per
l'impossibilità dello Zagabria di presentare a referto un
numero sufficiente di giocatori, le Vipere sono costrette ad un
pareggio e una sconfitta.
I numerosi tifosi al seguito della
squadra ricordano questa trasferta più per la rissa finale
contro l'Unia che per il "bel" gioco espresso dalla
squadra.
Persi i primi due obbiettivi la società è costretta a
tornare sul mercato: scaduto il contratto a tempo di Hedberg
ecco arrivare il gigante anglo-canadese Matt Smith, l'ex NHL
Chris Wells e in vista della coppa Italia di dicembre i ritorni
di Rob Cowie e Thomas Sjogren.
Nelle finali del Palaonda
tuttavia a uscire vincitori della coppa Italia sono i padroni di
casa che affrontano in finale proprio il Milano giustiziere, solo il giorno prima,
dell'Asiago.
In
campionato la prima fase è inutile. Il
torneo allargato a 15 formazioni (tra cui Varese e
TorinoValpe) serve
solo ai giocatori per incrementare le proprie statistiche. Il
divario tra le prime della classe e squadre come Appiano, Egna,
Gardena, Caldaro è troppo netto e le partite chiuse in doppia
cifra si susseguono.
L'inizio della
seconda fase coincide con un
miglioramento della situazione. Il Milano, tornato a giocare con
gli storici colori rossoblu, si trova ad affrontare le migliori
sette tra le sue avversarie. Due sconfitte con Bolzano e Cortina
relegano le Vipere al secondo posto alle spalle dell'Asiago che
si guadagna così il fattore campo in un eventuale finale.
I
playoff vedono i rossoblu (che piacere poter tornare a definire
in questo modo la squadra) opposti al Merano nei quarti. L'età
media del roster milanese mette paura a molti tifosi preoccupati
per un possibile allungamento della serie, tuttavia la squadra
allenata da Insam chiude in tre soli incontri (4-0, 3-2, 4-2)
qualificandosi per le semifinali giocate contro un sorprendente
Cortina vittorioso in quattro partite contro un deludente
Bolzano. La squadra degli ex Canei, Meneghetti, Bernardi,
Scapinello e Ghedina non è un ostacolo insormontabile malgrado
le due sconfitte rimediate in veneto durante le prime due fasi
della stagione.
I Vipers
vincono infatti la serie per 3-0 (7-1, 4-2, 7-2).
La finale è, e non poteva essere
diversamente, contro l'Asiago vincitore del Fassa di Ron Ivany.
La serie si annuncia equilibrata anche per gli acquisti fatti
dai giallorossi sul finire del mercato di
"riparazione": l'ex NHL Tuzzolino, il giovane
Scandella e il difensore Ricciardi sono tre oriundi di spessore
e rappresentano un sensibile miglioramento in termini di
qualità e peso del roster asiaghese.
A partire bene è però il
Milano che in gara 1 vince 4-2 all'Odegar invertendo così il
fattore campo. Tre giorni dopo però alcuni colossali errori
della difesa costringono Beattie e compagni ad una rimonta (da
1-3 a 4-3) prima del pareggio di Tuzzolino. I rigori premiano
poi l'Asiago che proprio con Tuzzolino (vera bestia nera dei
Vipers in queste finali) portano a casa il successo al settimo
tiro. Giovedì 25 i rossoblu si presentano ad Asiago scarichi di
energie: i vicentini ne approfittano vincendo 3-1 e portandosi
in vantaggio nella serie. Gara 4 a questo punto è decisiva:
dopo una gara equilibrata condotta a lungo dai milanesi ecco il
pareggio a 24" dal termine di Tuzzolino (ancora lui).
Sembra la svolta delle finali ma Muzzatti dimostra ancora una
volta di essere un grandissimo e i rigori questa volta sono un
successo per il Milano (reti di Sjogren, Beattie e Smith contro
l'unica di Tuzzolino per l'Asiago). Ma il vero capolavoro
"The Muzz" lo compie il martedì successivo quando da
solo tiene in piedi la squadra per tre periodi (parando 43 tiri
su 44 dell'Asiago) a differenza del suo avversario Gravel che
con una "cappella " mostruosa rimette in gioco i
Vipers consentendo a Busillo di pareggiare. A poco più di due
minuti dal termine ci pensa poi Sjogren (un altro di quelli che
escono fuori nei momenti che contano) che realizza il 2-1 finale
con un tiro nel sette (la dove mamma nasconde la marmellata per
dirlo alla Jim Corsi).
Giovedì 1 aprile all'Agorà si
presentano più di 4000 persone pronte a festeggiare il terzo
scudetto consecutivo. L'Asiago tuttavia non ci sta e prepara il
classico "pesce d'aprile" portandosi 2-0 durante il
primo periodo. Il grido "Milano, Milano" si fa più
forte e il secondo drittel si apre con la marcatura di Insam
(tiro dalla blu deviato sotto porta), continua con le reti di
Cowie (tiro da posizione impossibile) e Smith (classica bomba
dalla blu). Gravel è allo sbando e le reti di Beattie e Busillo
chiudono il periodo, l'incontro e il campionato sul risultato di
5-2.
Per la serie ride bene chi ride ultimo il
Milano vince il suo terzo scudetto consecutivo entrando di fatto
nella storia insieme a tutti i protagonisti di questo tris da
leggenda.
|