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Il Milano torna in Italia scottato
dall'esperienza del torneo Italo-Francese. Per fare questo
ottiene preziose garanzie dalla FISG e dagli altri team:
pianificazione triennale, cinque transfer card schierabili in
pista con la formula 4 giocatori di movimento più un eventuale
goalie comunitario, coinvolgimento dei media etc.
Partendo da
una squadra quasi priva di giocatori italiani non sembra facile
allestire una formazione competitiva tuttavia Di Canossa e
Migliore mettono a segno il colpo della stagione ingaggiando
l'ex coach azzurro Adolf Insam. L'allenatore gardenese, in
virtù dei suoi trascorsi di responsabile unico delle
rappresentative juniores azzurre conosce meglio di chiunque
altro i giovani giocatori di scuola italiana.
Dopo le prime
preziose conferme (Bortolussi, Canei, Peca, Van den Thillart e
Torkki) il Milano mette a segno i primi colpi di mercato:
Lhenry, portiere della nazionale francese, gli azzurri Insam e
Zisser, il gardenese Paur, gli ex ValPellice
Branzanti,
Tomasello e Stevanoni. Per completare il roster a fine mercato
le vipere (nuovo nickname adottato dalla compagine milanese)
acquisiscono in prestito gli zoldani Tito e Sasha Meneghetti e
Pra Floriani mentre dopo un lungo tira e molla arrivano sulle
rive dei navigli i comaschi Pagetti, Rotolo e i gemelli Molteni.
Solo in avvio di stagione Migliore, grazie all'ex Chipperfield
porta in Italia gli USA Lachance e Turco mentre Thiessen,
Provencher e Uvaev si aggregano a campionato iniziato.
La
squadra parte tra l'entusiasmo generale: i giovani mettono il
cuore sul ghiaccio, i vecchi insegnano il mestiere ai meno
esperti mentre coach Insam predica
gli schemi che hanno fatto la
sua fortuna (e quella del Blue Team) nelle stagioni precedenti.
In ottobre le Vipere ospitano un girone di continental
cup:
sconfiggono il Villach, fanno soffrire il "gigante"
Lugano e pareggiano contro gli ucraini del Sokol
Kiev.
Si grida
al miracolo ma Bortolussi e company si ripetono da li a poco in
coppa Italia dove escono sconfitti solo al termine di una
combattutissima finale con l'Asiago. Il capitano Bortolussi è
il leader di una squadra che vede in Lachance un grande
giocatore capace di far impazzire il pubblico con giocate
sensazionali, in Tomasello un puntuale realizzatore, in Torkki
il maestro, in Peca il guerriero sempre pronto a buttarsi nella
mischia e nei giovani la vera sorpresa del campionato (Tomasello,
i fratelli Molteni, Canei arrivano ad essere convocati in
nazionale).
Le vipere rimangono nelle posizioni alte della
classifica, occupano anche la prima posizione, soffrono e
lottano in ogni incontro uscendo sempre tra gli applausi dei suo
sostenitori. Si arriva al master round dove le prime quattro
squadre del campionato si contendono le posizioni per la griglia
play off. Il Milano arriva alle spalle di Asiago e Bolzano
ma davanti al Vipiteno.
Le vipere affrontano nei quarti
l'Alleghe
passando il turno in quattro incontri e preparandosi alla sfida
"storica" contro il Bolzano: persa gara uno le giovani
vipere fanno quello che nessuno si aspetta. Vincono in casa,
vanno a vincere 6-3 al Palaonda prima di chiudere la pratica
all'Agorà davanti ad un pubblico letteralmente impazzito: E'
FINALE!!!
L'Asiago, nettamente favorito dai pronostici si gioca
le possibilità di vincere il suo primo scudetto. E' battaglia:
perse gara 1 e 2 (1-3, 2-3) il Milano va a vincere all'Odegar
per 2-1 dopo i rigori (quello decisivo segnato da Maurizio
"Moe" Bortolussi) e si porta in vantaggio con Sasha
Meneghetti in gara quattro. Il pareggio dell'Asiago a dieci
minuti dalla fine della partita è una doccia fredda che si
conclude con il rigore decisivo segnato dall'ex Alex Galchenyuk.
Per l'Asiago è scudetto ma per il Milano è festa grande... la
squadra c'è, il pubblico anche... il futuro è assicurato!!!
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