Milano-Asiago 2-1 (0-1; 1-0, 1-0)

mb

Diverse motivazioni, diverso approccio: Milano che non ha nulla da chiedere alla classifica essendo matematicamente quarto, Asiago capolista che deve vincere per tenere a distanza il Valpusteria; Milano che tiene fuori a riposo Caffi e Murray schierando Tesini e Leone, Asiago che fa esordire il neo-acquisto Nigro. Il Milano si trova così ad avere potenzialmente quattro linee davanti ma cinque soli terzini dietro ( manca anche Latin ). Poi, sul ghiaccio, è il contrario di quello che ti aspetti: Milano più determinato e carico, Asiago remissivo e poco lucido. O forse solo un po’ imbrigliato – come è capitato in maniera ricorrente negli scontri diretti quest’anno – dal sistema Curcio. I rossoblu creano diverse occasioni, fallite millimetricamente o ben neutralizzate da Marozzi, mentre il goalie meneghino è pressoché disoccupato. La superiorità milanese nel drittel è piuttosto netta, ma a tre minuti dalla sirena la fase difensiva pasticcia in balaustra, Devergilio parte verso Tesini, assist per Borrelli che infila senza difficoltà. Peccato, perché un episodio rischia di girare male una partita cominciata bene. Seconda frazione che consolida quanto visto nella prima: Milano che detiene una supremazia netta, Asiago che si vede sporadicamente. Da metà drittel i pericoli per Marozzi si intensificano, mentre nelle rare occasioni in cui l’attacco vicentino si fa vedere, Tesini è pronto. Purtroppo alla Curcio-band manca un po’ la fase di finalizzazione, soprattutto perché il Milano sembra un po’ leggero e fatica a crearsi spazi nello slot, limitando così le opzioni offensive. L’episodio che premia la pressione rossoblu arriva comunque attorno al 14′, quando i milanesi hanno una doppia superiorità che sfruttano subito con Caletti (nella foto di Mario Baracchi). 1-1. Si accende la battaglia e sale la tensione, il periodo si chiude con un 2’+10’ a Borrelli per carica alla testa su Lutz. Ultima frazione: la dinamica non cambia. Milano che fa la partita, Asiago che solo a tratti riesce a costruire qualcosa. All’ottavo minuto la svolta: Caletti porta il disco nel terzo avversario, sbilancia la difesa avversaria con la consueta maestria, avvia un dialogo che poi conclude lui stesso – alfa e omega – infilando il rimbalzo su tiro di Lutz alle spalle di Marozzi. Doppietta personale per il vero dominatore di questa gara, una prestazione colossale fatta di playmaking sopraffino e di un’intelligenza hockeistica superiore. Sull’onda del vantaggio il Milano potrebbe triplicare, poi l’Asiago alza la pressione ma con efficacia limitata. Quando i brividi calano lungo la schiena nei due minuti finali, Tesini sale in cattedra e salva due volte il risultato: l’abbraccio con cui i compagni lo sommergono alla sirena non è solo per festeggiarlo, ma anche per gratitudine. Su questa vittoria, c’è anche la sua firma. Tre punti che forse non hanno importanza per la classifica, ma che sono preziosissimi per il morale e soprattutto sono lo specchio di una squadra che, all’alba della fase decisiva della stagione, ha saputo mettere sul ghiaccio tutto il suo spirito e tutta la sua disciplina. Buon segno.

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