Milano-Asiago 2-5 (0-1; 2-3; 0-1)

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Gara quattro. Manca quella rabbia negli occhi. Di entrambe le squadre. È un segnale eloquente del fatto che per ragioni opposte entrambi i teams sentono odore di fine-serie. Ne nasce una partita equilibrata, col Milano che gradualmente si consolida nel terzo difensivo avversario e l’Asiago pericolosissimo in transizione. Occasioni su ambo i lati, ma senza arrembaggi, senza cattiveria. Tensione così così. Al 15’19″ Marchetti porta in vantaggio i veneti sfruttando una combinazione nata dall’ennesima incertezza difensiva di Waddell, l’ombra del giocatore che conoscevamo. E’ l’unica marcatura del primo drittel. Arriva però la goleada del secondo periodo a confermare l’impressione sul tipo di partita già piuttosto chiara sin dall’inizio; purtroppo il Milano ha un grosso calo di tensione proprio in apertura, che costa due gol evitabili presi in meno di due minuti (Sullivan e Nigro): la partita è compromessa. Reazione rossoblu, i ragazzi non vogliono chiudere in questo modo la stagione davanti al loro pubblico e arriva il gol in powerplay di Lutz, ottimamente assistito da Vallorani, che riapre tutto. Rispondono quasi subito i vicentini : un missile di Miglioranzi  fa 4-1. Il Milano non molla, gol di Vallorani, pressione e poi 4 minuti di superiorità in chiusura di frazione che potrebbero davvero cambiare l’inerzia, ma il powerplay rossoblu non sfrutta. Si va così al secondo intervallo sul 4-2. I milanesi cercano di riaprirla nel terzo periodo e attaccano con continuità, ma alla prima vera offensiva asiaghese la fase difensiva meneghina esita e Marchetti supera ancora un Caffi non impeccabile: oltre che il gol che chiude i conti, è il simbolo di questa serie di playoff. Accademia il resto della gara, poi spettacolare e commovente standing ovation durante gli ultimi tre minuti da parte di un popolo eccezionale, giustamente grato ai suoi ragazzi per una stagione sopra ogni aspettativa e giocata senza mai mollare. Invasione di ghiaccio,cori, festa. E’ davvero una sconfitta? Il Milano è fuori, certo, ma alla base di questo clima c’è la scintilla di un progetto nato quest’anno, la cui continuità è promessa di nuovi, grandi tempi per la leggendaria famiglia rossoblu.

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(nella foto Andreas Lutz, uno degli uomini migliori in questi playoff, durante l’invasione di ghiaccio)

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