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Viene dalla Slovacchia ma ha un cospicuo
bagaglio di cultura hockeistica
internazionale maturato in Nordamerica:
è Martin Ondrej, massiccio (185 cm. X 94
kg.) ventisettenne difensore di stecca
sinistra, che arriva a Milano per
prendere il posto di Kyle Hood.
Dal 2003 al 2006 gioca nella seconda
lega slovacca accumulando qualche
presenza anche nella categoria
superiore, poi, durante la stagione
2006/07, viene chiamato dai Flint
Generals in UHL (in IHL dalla stagione
successiva). In questa sua prima
stagione oltreoceano raccoglie 27 punti
e 162 minuti di penalità in 76 partite,
con un +8 di plus/minus. Diventa un
idolo della tifoseria e viene
riconfermato: nel Gennaio 2008 viene
eletto difensore IHL della settimana per
aver affiancato alla sua solida e
costante efficacia difensiva la
realizzazione di punti in tre partite
consecutive, mettendo la ciliegina sulla
torta di un'ottima annata: 67 partite,
25 punti (4+21) ed un piccolo monolocale
arredato in panca puniti, ove Martin
spende altri 130 minuti della sua vita.
Ancora una conferma coi Generals per la
stagione 2008/09: Ondrej partecipa
addirittura al camp dei Detroit Red
Wings, con cui il suo team è affiliato.
Il coach di Flint, Peter South, dichiara
che "riavere Martin con noi significa
dare alla nostra linea blu una bel
potenziamento; Ondrej è il tipo di
giocatore che spinge gli attaccanti
avversari a stare molto attenti a quel
che fanno. Se entri nella nostra zona
difensiva e indugi col puck quando Marty
è sul ghiaccio, ti troverai presto col
fondoschiena per terra a guardare il
soffitto del palazzo". Ondrej fa il suo
dovere, ma a Flint tira una brutta aria
intorno alla società. Dopo 49 partite
(15 punti e 88 minuti di penalità),
Martin rientra in uno scambio di
giocatori coi Kalamazoo Wings. Gioca con
la sua nuova squadra nemmeno 24 ore dopo
aver saputo della sua destinazione, ma è
felice: "La situazione a Flint è
complicata (ndr: la stagione 2009/2010
sarà l'ultima prima della chiusura della
squadra), quindi sono felice di essere
qui: ricomincio a provare gusto per
l'hockey; sento una forte pressione, ma
metterò tutto quello che ho sul
ghiaccio, ad ogni incontro". Il suo
nuovo capitano, che lo conosce bene come
avversario, dice: "Ondrej ha una
particolare abilità a giocare contro le
prime linee avversarie; è un avversario
duro; è uno che quando gli giochi contro
lo odi, e quando lo hai in squadra lo
adori. Ha questa mentalità. è scorbutico
e gioca sempre al limite, ma sa anche
muovere bene il puck, sa selezionare
bene quando è il momento di tirare, e
non ha paura di farlo". E' certamente un
difensore più fisico (a Milano dovrà
stare molto attento a non svernare in
panca puniti) e meno offensivo di Hood,
dunque, ma sa come far girare il disco;
d'altronde a Flint era spesso schierato
negli special teams durante i powerplay.
A Kalamazoo gioca le ultime 23 partite
della stagione (10 punti, 12 minuti di
penalità), poi torna a solcare i rinks
slovacchi.
Ora per lui la maglia numero 6 del
Milano. Assicurarsi le sue prestazioni
sportive è stata una lotta vinta sul
filo di lana contro un'agguerrita
concorrenza nella serie A britannica; lo
slot milanese, con lui sul ghiaccio,
sarà probabilmente zona off limits, di
quelle col cartello "entrate a vostro
rischio e pericolo". La parola,
comunque, passerà all'unico giudice
insindacabile: il ghiaccio. |