Draft:
Scelto da Winnipeg nel 1995: 4° giro, 84°
assoluto
A Milano:
Dal 2007-08 (Vipers Milano)
Cenni sul giocatore
L’ultimo
transfer-card della stagione 2007-08 il Milano
decide di spenderlo per Justin Kurtz, terzino
capace di portare all’ombra della Madonnina,
oltre all’indiscutibile ed indiscusso
talento hockeystico, un curriculum in grado di
accendere l’entusiasmo del popolo di fede
saimina.
Nativo di Winnipeg, Justin, terzino di stecca
sinistra, inizia la sua carriera in Western
Hockey League, precisamente nei Brandon Wheat
Kings; il suo fatturato nei quattro anni con
la maglia degli “Wheaties” è notevole: in
296 partite realizza infatti 64 goals e ben
159 assist. Anni di grandi soddisfazioni: dopo
essere stato infatti scelto al quarto giro dai
Winnipeg Jets nel draft del 95, i Kings
nell’anno successivo riescono a conquistare
la WHL: la squadra capitanata da Chris Dingman
(nelle cui file militano anche gli ex
bolzanini Schaefer e Dutiaume e l’ex
talentuoso ma inespresso centro dell’Appiano
Cory Cyrenne) sconfigge in finale gli Spokane
Chiefs per 4 incontri ad uno. Nel 96-97,
ultimo anno da junior, Kurtz, oltre ad essere
scelto nell’Eastern Conference Second
All-Star Team, realizza ben 4 reti nella
stessa partita (contro i Moose Jaw Warriors il
28 febbraio 1997), firmando il record di reti
siglate per un difensore in WHL, record ancora
oggi detenuto insieme a Braydon Coburn, Richie
Regehr e Deron Quint.
La carriera da professionista inizia a soli 20
anni in IHL con i Las Vegas Thunder: la sua
mobilità e capacità di inserirsi in zona
offensiva ed il tiro, uniti ad un buon
passaggio di uscita di zona e ad un ottimo
senso della posizione, ne fanno subito uno dei
rookie più interessanti e completi della lega
(11 reti ed 11 assist in 63 partite). L’anno
successivo, nel 1998-99, il contratto e
l’opportunità offertagli dai Manitoba Moose
di tornare a giocare a Winnipeg, sua città
natale, viene immediatamente colta: Kurtz
diventerà un vero e proprio uomo-franchigia,
disputando nel 5 anni successivi ben 337
partite fra AHL ed IHL (41+111).
Nel 2001-02, chiamato al camp dai Canucks, si
rivela l’autentica sorpresa dello stesso,
conquistando così il sogno di una vita,
quello di solcare i ghiacci nobili della
National hockey league: 27 saranno le presenze
con la maglia di Vancouver (3 reti e 5 assist
il suo score personale); la speranza di
ritagliarsi l’anno successivo un posto in
pianta stabile si rivelerà vana: anche in
emergenza, i Canucks decidono infatti di
richiamare difensori giovani provenienti dal
farm-team senza troppa esperienza come Bryan
Allen o Mikko Jokela, nel più ampio contesto
della ricerca di prospetti da lanciare in
pianta stabile. Kurtz decide così di
approdare in Europa cedendo alle lusinghe del
concittadino Butch Goring, allenatore di
Krefeld nella DEL tedesca; pur nel contesto di
una stagione sfortunata, fra cambi di
allenatore (fra i quali l’indimenticabile
Bill Stewart) e sconfitte, Kurtz dimostra di
possedere buone qualità e capacità nel
giocare le situazioni di superiorità
numerica, pregi confermati con la maglia dei
“pinguini” anche nella stagione successiva
(14 goals e 31 assist in 100 partite).
Dopo l’anno in purgatorio in Bundesliga
tedesca, in cui i 47 punti (13+34) gli valgono
la quarta posizione fra i difensori per punti
realizzati, nel 2006 decide di tornare
oltreoceano: dopo aver partecipato al camp dei
Chicago Wolves firma per gli squali di
Worcestar, disputando una stagione in
chiaroscuro. Ora il ritorno in Europa, dove la
fame di leadership e qualità dell’ambiente
milanese, in cerca da qualche anno di un
terzino spavaldo, potenzialmente padrone del
terzo avversario in power play, lo chiamano a
tornare agli antichi fasti.