Milan Kostourek, ventottenne (tra pochi
giorni) centro/ala di stecca sinistra,
175 cm. per 71 kg., molti punti nelle
mani, consolidato realizzatore nella
seconda lega della Repubblica Ceca.
E’ il tipo di giocatore, sulla carta,
che il Milano cercava: buon controllo
del disco, ottime capacità realizzative,
un attaccante bivalente (può giocare
centro o ala) in grado di puntellare la
fragile situazione dei centri rossoblu
(liberando l’eclettico Peruzzo dal
vincolo quasi assoluto di giocare
stabilmente in quel ruolo) e di togliere
dalle spalle di Dias almeno parte della
responsabilità di terminale
finalizzatore della squadra, un problema
rivelatosi enorme quando il canadese è
rimasto fuori per infortunio generando
un crollo dell’efficacia offensiva e
della capacità del Milano di tradurre in
gol la mole di gioco prodotta. Con
nonno, padre, fratello e cugino
hockeysti (il cugino è arbitro, per la
verità), con madre e sorella
pattinatrici artistiche, difficilmente
la vita di Kostourek avrebbe potuto
svilupparsi lontano dal ghiaccio. La sua
carriera comincia a fine anni ’90, con
la trafila delle giovanili a Ceske
Budejovice (prima lega), luogo-icona per
due elementi affini, se non fisicamente
inseparabili: birra e hockey. Nel 2003
viene inviato in prestito al Chomutov
(seconda lega), dove si rivela un punto
fermo della prima squadra e realizza
nella sola regular season 34 punti in 35
partite (14+20), con 32 minuti di
penalità, a cui si sommano 7 punti (5+2)
in 9 partite nei playoff. Gioca anche 12
partite in Extraliga, esordendo nella
prima squadra del Ceske, ed ottiene 4
punti (1+3). La stagione successiva
Milan passe nel Mlada Boleslav (seconda
serie), ma qualcosa non funziona nei
rapporti con l’allenatore e i risultati
non sono pari alle aspettative: 14 punti
(6+8) in 36 partite, ed una poco gradita
“retrocessione politica” nel farm team
in terza lega. Nel 2005, allora,
Kustourec torna di corsa al Chomutov ,
dove rimane per 3 eccellenti stagioni.
Nelle tre regular seasons realizza
complessivamente 144 punti (62+82) in
147 gare (197 PIM), e nei playoffs
ottiene altri 15 punti (6+9) in 26
partite (24 PIM). Nell’ultima delle tre
annate al Chomutov (2007/08), Milan
vince addirittura la
classifica-realizzatori di lega, sia
come gol (26) che come punti complessivi
(53). Questi risultati gli valgono nel
2008 il trasferimento in una società di
maggiori dimensioni, il Kometa Brno,
sempre nella seconda lega ceca, dove
Kostourek conferma le sue doti
offensive: in 45 partite segna 21 gol e
offre 16 assists per 37 punti
complessivi (62 PIM). Il suo coach crede
in lui e cerca espressamente di farne un
giocatore più completo spingendolo a
migliorare il suo gioco difensivo,
trasformazione che a Milano ci si augura
di trovare in uno stadio avanzato. Per
Kostourek l’anno a Brno è anche
un’occasione di crescita personale: è la
sua prima volta in una realtà cittadina
un po’ più grande, ed il contesto sembra
piacergli, è un ragazzo che apprezza
anche gli aspetti culturali del luogo in
cui gioca. La buona annata nel Brno
offre a Milan diverse opzioni per la
stagione successiva: sembra destinato al
Vrchlabi, ma quando ormai tutto è
deciso, cambia idea e sceglie
l’allettante proposta dello Skalica
nella prima lega slovacca. Qui, però,
trova meno spazio del previsto (“mi
hanno riempito di paroloni invitandomi
lì, ma poi la situazione che ho trovato
era ben diversa”), realizza 4 punti in
16 partite e decide di tornare in
Boemia, non al Chomutov, come molti si
aspettavano, ma al Tabor (sempre in
seconda lega ceca); ottiene 17 punti in
20 partite, e può vantare anche un’altra
apparizione in Extraliga col Ceske.
Quest’anno ancora metà stagione col
Tabor (22 punti in 28 partite, 7 gol e
15 assist), ma i rapporti con la società
sembrano non essere più idilliaci, e
arriva l’occasione per il grande salto:
la prima vera esperienza internazionale
per Kostourek, che arriva a Milano con
le mani roventi e la voglia, finalmente,
di sfondare lontano da casa. Kostourek è
superstizioso: ama il numero 88 con cui
ha ottenuto i suoi risultati migliori,
ma questa è solo la punta di un iceberg
di piccoli riti e gesti che lui stesso
fa fatica ad elencare: “ne ho uno per
ogni situazione, ma quelli di base sono
la preparazione del bastone prima della
partita, il caffè, la Red Bull, la
telefonata alla mamma, quella alla
fidanzata…..”. I suoi giocatori
preferiti sono Pavel Bure e Petr Sykora,
segue i Pittsburgh Penguins, il
passatempo più amato è la playstation,
mentre le lunghe trasferte in Alto Adige
potranno soddisfare i suoi gusti
culinari mitteleuropei (“canederli e
crauti!”). Soprattutto, però, Milan è
positivamente sensibile alle tifoserie
numerose e rumorose, questo aspetto lo
ha colpito molto passando dalle piste di
piccoli paesi all’arena di Brno, ed il
suo rapporto coi fans è stato un aspetto
importante lungo tutta la sua carriera:
conosce i canti dei tifosi e parla con
entusiasmo del coro rituale che si
alzava dalla curva a Brno dopo ogni gol:
al popolo rossoblù , quindi, l’invitante
e congeniale compito di stimolare a suon
di decibel la promettente bocca da fuoco
della nuova artiglieria boema: ci sarà
solo da guadagnarne.