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Per
competere bisogna sapersi difendere, e
difendere è scienza, non
improvvisazione. Non sappiamo se nella
biblioteca dell’Agorà siano
improvvisamente e provvidenzialmente
apparse le "Instructions pour la défense"
di Seabstien de Vauban, il geniale
ingegnere militare del Re Sole, grande
maestro e innovatore nel campo della
progettazione di fortezze; fattostà che
gli architetti rossoblu piazzano oggi
un’altra torre di quella che appare una
roccaforte difensiva di concezione nuova
e ben diversa rispetto al recente
passato, eretta nelle ultime settimane
attorno alla cittadella hockeystica
milanese ancora ferita nell’orgoglio dal
tiro al bersaglio inopinatamente
concesso l’anno scorso ad assedianti di
ogni sorta. Il doppio, impegnativo
compito di fare pulizia tanto nello slot
quanto nell’inquinata memoria a breve
termine del popolo rossoblu spetterà
anche a Perry Jonas Johnson, esperto
difensore canadese di stecca sinistra
con molti punti nelle mani che arriva a
Milano a pochi giorni dall’adunata
ufficiale di inizio stagione. Dotato di
discreta struttura fisica (181 cm. X 85
kg. ), il trentatreenne nativo di
Edmonton (classe 1977) arricchirà la
difesa milanese di quella dose di
maturità fondamentale in un reparto
piuttosto giovane; una figura, quella
del leader di grande esperienza, di cui
l’anno scorso si è sentita una
sanguinosa mancanza materializzatasi
frequentemente in lunghi momenti di
completo black-out mentale durante le
fasi di gioco più delicate e calde. Che
Perry sia un uomo in grado di garantire
freddezza sotto pressione lo dimostra la
sua capacità di essere un difensore
solido e di carattere pur limitando
fortemente le penalità a proprio carico,
una caratteristica riconosciutagli
ufficialmente a livello di lega
universitaria in Nord America nel
2004/05, che si rivelerà certamente
preziosa in un contesto come quello
nostrano. Malgrado la missione primaria
assegnatagli sia dunque quella di guida
carismatica della difesa rossblu, il
notevole potenziale di Johnson non si
esaurisce nel suo terzo difensivo; Perry
è dotato di un notevole acume tattico ed
è quindi un ottimo costruttore di gioco
ed un eccellente assist-man. Le sue
statistiche parlano chiaro: in qualsiasi
contesto si sia trovato a giocare, è
costantemente risultato uno dei
difensori con più punti nella sua
squadra e talvolta anche a livello di
lega; questi risultati non si ottengono
coi soli assist, ed infatti Perry non è
solo abile nell’armare i suoi snipers,
ma sa anche – e molto bene - come si
monta l’artiglieria di precisione sulla
linea blu per colpire in prima persona.
La sua carriera nelle juniors inizia nei
Regina Pats (WHL), dove Perry si ferma
quattro anni (dal 1993 al 1997, 304
partite, 27 gol, 151 assist). Qui, nel
1994/95, è eletto “Scholastic Player of
the Year” per la WHL ed anche,
complessivamente, a livello di CHL: un
significativo riconoscimento della sua
eccellenza hockeystica affiancata al suo
impegno accademico. Nel 96/97 Johnson è
il difensore con più assist della WHL
(60 in 72 partite), e l’anno seguente
passa agli Spokane Chiefs (sempre in WHL,
83 presenze, 12 gol e 54 assist). Dal
1998 al 2000 Perry è in tour col Team
Canada (in cui aveva già giocato un paio
di partite nel 94/95), dove raccoglie
102 presenze con 3 gol e 27 assist, e
nel 1999/2000 gioca anche un paio di
incontri in IHL, nei ranghi dei Kansas
City Blades. L’anno successivo Perry
attraversa l’Atlantico e sbarca in
Inghilterra, ma dopo una stagione coi
Manchester Storm (54 gare, 5 gol e 15
assist) sceglie di tornare in Canada,
nei Golden Bears dell’ University of
Alberta (CIS), con lo scopo di poter
affiancare nuovamente l’impegno
hockeystico agli studi universitari.
Johnson rimane nei Bears quattro anni
divenendone un punto di riferimento:
gioca complessivamente 131 incontri,
segna 26 gol e serve 81 assist. Dal 2004
in squadra c’è anche l’ex rossoblu Ben
Kilgour, con cui Perry ha una buona
intesa a giudicare dalla frequenza con
cui i due appaiono insieme nei
tabellini, fornendosi assist a vicenda o
costruendo insieme azioni che mandano in
gol altri compagni. In questa fase
(2004/05) Johnson ottiene, nell’ambito
della Canada West UAA, l’ UBC Hockey
Alumni Trophy for Ability and
Sportsmanship, essendo risultato il
difensore con più punti (a livello
universitario) del Canada Occidentale,
ed avendo registrato contestualmente un
limitato accumulo di penalità. Vinti due
titoli con i Bears e coronata la
carriera accademica con l’ottenimento di
un Bachelor of Science (una sorta di
laurea breve) in ingegneria meccanica,
Perry può rituffarsi nell’hockey
professionistico europeo: un anno nello
Storhamar in Norvegia (60 partite, 4 gol
e 17 assist), due nel Rodhovre in
Danimarca (110 partite, 10 gol e 28
assist, una Coppa di Danimarca e un
terzo posto in campionato), uno nel
Morrum in prima divisione svedese (41
gare, 7 gol, 8 assist. Ora il
trasferimento a Milano, dove il piccolo
ma fondamentale mosaico canadese in
rossoblu acquisisce la tessera ancora
mancante, e comincia a trasmettere
nell’aria profumi ed e scariche
elettriche d’altri tempi. In fondo, chi
ha qualche anno di travagliata storia
rossoblu sulle spalle sa bene come le
teorie del Vico sui corsi e ricorsi
storici siano più che fondate, e allora
perché non ricordare che l’ultimo
Johnson passato per Milano era un
“miracle man” ? Certo: lui, Mark, quando
è arrivato a solcare i nostri ghiacci il
suo miracolo lo aveva già compiuto.
Quello di Perry, invece, cominceremo ad
invocarlo e ad aspettarlo da oggi: se
c’è qualcosa che a Milano non manca mai,
si sa, è la fede. |