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“Non
è un colosso ma è – come si suol dire –
un tipo compatto; non è una sequoia, ma
è una quercia: è il tipo di difensore
che sa come far diventare timido un
attaccante.”
Questo il succo di un dialogo tra un
giornalista del Worcester Telegram e Roy
Sommer, coach degli Worcester Sharks (AHL),
a proposito di Ryan Constant , in quel
momento (fine 2010) in prova, poi messo
sotto contratto dal team.
A Worcester, d’altronde, se lo
ricordavano bene Ryan, probabilmente
perché raramente una partita degli
Sharks , se lui era in pista con la
maglia degli avversari , finiva senza
che volassero guanti e caschetti; “Già,
e in effetti non ricordo di averlo mai
visto perdere un fight – è decisamente
uno che sa come fare a pezzi
l’avversario”, continua coach Sommer.
Insomma, conclude il giornalista, un
tipo di quelli che piacciono ai tifosi,
di quelli che aiutano un team a
costruirsi un ambiente rovente sul
ghiaccio amico.
Ecco Ryan Constant, classe 1985,
difensore canadese di stecca sinistra,
181 cm. x 89 kg., nelle sue vene due
soli elementi: sangue “indiano” e
hockey. Scomodare la parola “indiano” a
Milano è quasi sacrilegio, ma Ryan ha
portato alla ribalta la sua piccola
comunità del Manitoba nel 2006, quando
ha fatto parlare di sé partecipando al
camp dei new York Rangers: un caso non
unico ma comunque molto raro, che fu
l’orgoglio dell’intera comunità
hockeistica nativa, ancora nettamente
sottorappresentata nell’hockey pro; per
i nativi, d’altronde, una fama difficile
da scrollarsi di dosso anche sul
ghiaccio, quella di “troublemakers”.
Quel camp fu il giusto premio per un
ragazzo cresciuto, a sentire il padre,
negli spogliatoi degli Opaskwayak Cree
Nation Blizzard, squadra della sua
comunità natale, sin da quando aveva 9
anni.
Una carriera da Junior tra WHL e MJHL
(Manitoba Junior Hockey League, di cui
Ryan è miglior difensore nel 2006),
guarnita con 101 (23+78) punti in 153
partite e 482 minuti di penalità: un
inizio che lasciava presagire tanto il
suo carattere e quanto le sue doti
offensive e di costruzione del gioco.
A partire dal 2006/07, dopo il camp a
New York, Constant comincia il percorso
a doppio senso tra ECHL e AHL che ha
contraddistinto le sue stagioni fino ad
oggi.
Per i primi due anni Ryan fa la spola
tra Hartford Wolfpack (AHL) e Charlotte
Checkers (ECHL), poi, la stagione
successiva, tra Springfield Falcons (AHL)
e Stockton Thunder (ECHL).
Dal 2009 si stabilizza in ECHL; l’anno
scorso, messo sotto contratto dagli
Sharks (AHL) e assegnato ancora a
Stockton, è eletto miglior difensore
della squadra, ed è tra i primi dieci
difensori della lega per punti
realizzati. Il suo coach lo descrive
così: "Ryan è il classico esempio di un
difensore completo per un hockey come
quello professionistico. Ha talento ed è
un pattinatore eccezionale, ha buona
visione di gioco e quella cattiveria che
lo aiuta nello sviluppare il suo gioco
two-way piuttosto duro”
Complessivamente, in ECHL Ryan registra
280 presenze (regular seasons) , 112
(27+85) punti e 404 PIM, a cui si
sommano 41 gare con 15 punti (5+10) e 57
PIM nei playoff. In AHL, invece,
Constant scende sul ghiaccio 26 volte
con 3 punti (1+2) e 17 PIM .
Il carattere intimidatorio, la solidità
difensiva e l’attitudine offensiva sono
caratteristiche che servono come il pane
al Milano, in cerca di un leader per il
reparto difensivo capace di fare da
punto di riferimento e di costruire
gioco. L’età ancora relativamente
giovane e la mancanza di esperienza
sulle piste (e con le regole) europee
sono invece i due punti interrogativi.
Sarà il ghiaccio a parlare, ma noi
confidiamo in Manitù, il Grande Spirito:
finora, non c’è che dire, ha saputo
scegliere con cura, tra la sua gente,
chi mandarci. |