Asiago-Milano 3-2 (2-1; 1-0; 0-1)

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Piove sul bagnato: oltre alla lunga lista degli assenti annunciati, è out anche il top scorer rossoblu Vallorani, dopo la botta subita a Brunico (pugno di Scandella) la sera dell’antivigilia. Davvero difficile mettere insieme tre blocchi offensivi: tra i nove attaccanti ci sono anche il giovane italo canadese Luca Leone, che sfrutta il posto-straniero lasciato vuoto da Mr Short Hand, e Nicolò Lo Russo, avanzato all’ala per cause di forza maggiore. Dietro, quindi , si gira a quattro. Si preannuncia, insomma, un’altra serata complicata (foto copertina di Roberta Strazzabosco). Oltretutto, l’approccio del Milano sembra inizialmente meno intenso del solito, soprattutto in fase difensiva: l’Asiago trova tiri facili e crea grossi pericoli fino al gol di Stevan che sfrutta uno slot praticamente sguarnito. Buona la reazione rossoblu, che frutta addirittura il pareggio di Caletti in una delle rare occasioni offensive prodotte. Subito dopo, tuttavia, i vicentini trovano nuovamente il gol con Sullivan, ancora da posizione centrale e con troppa libertà. A questo punto, però, i meneghini serrano i ranghi, l’Asiago sembra meno determinato rispetto alle fasi iniziali e la supremazia giallorossa si attenua senza riuscire ad allargare il divario fino al primo intervallo. Nella seconda frazione il Milano cresce ancora, la gara diventa fallosa e i rossoblu hanno diverse grosse occasioni in superiorità (anche doppia), ma mancano di freddezza e di killer instinct, il che in serate di questo tipo – in cui ogni occasione va sfruttata al meglio – è peccato mortale. Purtroppo nell’ordine del sistema milanese si apre una breccia causata da un paio di passaggi estremamente imprudenti di Gron: il primo costringe Lutz al fallo e chiude una superiorità numerica, il secondo, in una rara fase di 5 vs 5, regala all’Asiago il disco che Ulmer infilerà per il 3-1, winning-goal della serata. Peccato, perché una frazione in cui il Milano gioca meglio e crea di più, registra un ulteriore parziale negativo a causa di errori individuali. Oltretutto, il cortissimo roster milanese condanna inevitabilmente la squadra ad un terzo periodo in debito d’ossigeno, durante cui un Asiago non particolarmente brillante ricomincia a mettere in difficoltà i rossoblu. Si entra nella fase in cui solo un episodio può riaprire la gara, ed in effetti l’episodio arriva: è Migliore a segnare il 3-2 poco oltre metà drittel. Il Milano è stanchissimo ma è chiaro che a questo punto ci si gioca il tutto per tutto. L’ennesimo fallo inutile a centropista di Gron a 7’ dalla fine taglia le gambe all’ultimo assalto rossoblu, che riprende negli ultimi minuti senza però sortire effetti. Sconfitta dolceamara: si temeva un’altra Brunico, invece i rossoblu sono riusciti nell’impresa di restare in partita fino all’ultimo, malgrado assenze che definire pesantissime è riduttivo; dall’altro lato, pesa la ricorrente contraddizione tra un sistema di gioco che funziona come un orologio perché tutti sanno cosa fare e lo fanno con disciplina, e le scelte di un Gron completamente avulso dal meccanismo e potenzialmente granello di sabbia che fa saltare l’ingranaggio. In definitiva, il Milano merita un plauso per l’ennesima prova di carattere e di maturità: da segnalare un Caffi di nuovo sicuro e decisivo, un Caletti spettacolare e un Campanale inarrestabile, instancabile e commovente.

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Caffi si oppone alla pressione offensiva dell’Asiago (foto Roberta Strazzabosco)

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La grinta di Ale Re (foto Roberta Strazzabosco)

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Caletti sfugge a Hotham con mossa calcistica. Golden Boy in ogni sport. (foto Roberta Strazzabosco)

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