Campionato 2011-12

Hockey Milano Rossoblu

Hockey Milano Rossoblu

Logo Milano Rossoblu Presidente: Ico Migliore
Stadio: Agorà, Milano
Fondata nel: 2008
Coppa Italia: qualificazioni
Allenatore: Massimo Da Rin
Sponsor: CMB
Campionato: A2: 1°posto
Logo Milano Rossoblu

Portieri
Mattia Maj #17; Paolo Della Bella #35; Pasquale Terrazzano #28
Difensori
Peter Stimpfl #3; Francesco Borghi #89; Ryan Constant #22;
Nicolò Lo Russo #54; Kimmo Pikkarainen #8; Nicolò Latin #46;
Andreas Lutz #24; Alessandro Re #5; Federico Betti #21
Attaccanti
Luca Ansoldi #71; Manuel Lo Presti #18; Edoardo Caletti #15;
Daniel Peruzzo #16; Michael Mazzacane #27; Tommaso Migliore #91;
Peter Klouda #33; Marcello Borghi #23; Peter Wunderer #92;
Mirko Migliavacca #24;

Terrazzano

Terrazzano

La stagione 2011/12 nasce sotto presupposti estivi che si fanno sempre più ottimistici man mano che passano i primi mesi della off-season.
L’accordo con la KHL diventa ufficiale e mostra i suoi primi, tangibili frutti: la lega est-europea sponsorizza il Milano e collabora alla costituzione di un budget in linea con quello di squadre dichiaratamente costruite per vincere la A2, oltre a prospettare per la piazza milanese un orizzonte di alto livello a medio termine.
Sul pancone viene confermato Massimo Da Rin, mentre i nomi di spessore che cominciano a girare spinti dai rumours di mercato sono molti e interessanti.
Alcuni di questi trovano infine conferma: arrivano due italiani che in A2 dovrebbero valere quanto stranieri, Luca Ansoldi e Andreas Lutz. Entrambi i giocatori, fortemente motivati nella loro scelta di venire a Milano, collaborano di tasca propria per svincolarsi dalle rispettive società, Renon e Pontebba.
Le regole permettono di schierare tre transfer sul ghiaccio, ma la società decide di mettere sotto contratto solo due stranieri di movimento: un centro con ottime capacità di playmaking, lo slovacco Peter Klouda, e un giovane terzino fisico con discrete capacità offensive, il canadese di origine pellerossa Ryan Constant.
La ragione di questa impostazione strategica è la necessità di valutare con calma quella che tutti interpretano come una scommessa, ovvero la scelta del nuovo portiere milanese. Paolo Della Bella, infatti, è ancora “straniero” in base ai cervellotici agreements di lega; per non trovarsi a priori con un transfer di movimento in meno rispetto alle altre squadre – handicap inaccettabile soprattutto in ottica playoff – bisogna inevitabilmente puntare su un goalie italiano oppure derogato in base ai cavilli ideati in sede LIHG (oriundo con età inferiore ai 23 anni). Questa seconda opzione conduce all’acquisizione di Pasquale Terrazzano, italo-svizzero in forza al Lugano, che vanta solo qualche sporadica presenza nella pur nobilissima LNA ed è quindi tutto da valutare come portiere titolare in un campionato piuttosto insidioso come l’A2. Una scommessa, appunto: se Terrazzano si dimostrerà solido il Milano potrà acquisire un terzo straniero di movimento a Gennaio, altrimenti il terzo posto-transfer sarà usato da Della Bella.
Il resto del roster , oltre che dalla conferma del blocco italiano già esistente, è definito dal ritorno di Federico Betti, dalla forzata perdita di Andrea Delfino che per ragioni di famiglia deve rinunciare alla stagione, e dall’acquisizione del giovane Marcello Borghi, fratello minore di Francesco.
Con questa squadra il Milano si presenta di diritto tra le favorite, insieme all’Egna e – un gradino più sotto – ad Appiano e Gardena.
La regular season comincia più faticosamente di quanto ci si attendesse: il Milano ha molte difficoltà in trasferta, mentre in casa vince con maggior facilità. Constant fatica ad abituarsi alle piste ed al metro arbitrale europei, mostrando qualche limite in fase di impostazione; Klouda gioca al trotto malgrado l’indubbia classe; Ansoldi è tormentato da problemi fisici e fatica ad ambientarsi nella giungla della A2; in questa fase è Lutz l’acquisto che rispetta al meglio le aspettative, un contributo enorme in fase offensiva anche se condito dalla sua caratteristica indisciplina tattica. Terrazzano dimostra di essere un buon portiere anche se ha qualche passaggio a vuoto in trasferta. Sorprende, in senso positivo, il rendimento del giovane Marcello Borghi, affidabile nel suo ruolo naturale di ala ma anche come centro e addirittura come terzino. Caletti, infortunatosi alla seconda giornata, vivrà una stagione estremamente sfortunata dal punto di vista fisico, e riuscirà a giocare con continuità solo nei playoff.

Klouda

Klouda

L’Egna mostra una maggior continuità di rendimento, e scava un piccolo solco in classifica, mentre il Milano, che insegue, è a sua volta minacciato alle spalle dall’Appiano che mira al secondo posto.
Nella seconda parte della stagione regolare, uomini-chiave come Constant, Klouda e Ansoldi migliorano il proprio rendimento, tuttavia si riaffacciano alcuni problemi già vissuti durante l’annata precedente ed a cui il mercato non ha trovato soluzione malgrado la qualità dei nuovi arrivati: mancano un sniper in attacco ed un leader esperto e carismatico in difesa, cosicchè il Milano ritrova tanto i problemi di finalizzazione quanto quelli di adeguata opposizione al gioco sporco di qualche squadra.
Questi due fattori, a cui si somma una fase di totale sterilità del powerplay rossoblu, rendono arduo il recupero sull’Egna, malgrado il tasso tecnico delle due squadre sia in realtà simile. A Gennaio la società compie la scelta lasciata volutamente in sospeso durante il mercato estivo: Terrazzano dà sufficienti garanzie, quindi si decide di acquisire un terzo straniero di movimento. Contrariamente a quanto atteso da una larga fetta di pubblico, tuttavia, non arriva uno sniper, ma un terzino in grado di migliorare altri due aspetti rivelatisi critici: l’uscita dal terzo e, appunto, il deficitario powerplay; si tratta del finlandese Kimmo Pikkarainen, un recente passato in A1 col Renon ma anche tanti mesi di stop.
L’ingresso in squadra di Pikkarainen porta indubbiamente ad un miglioramento, ma il finnico funziona un po’ a corrente alternata, e malgrado qualche passo falso dell’Egna, i rossoblu non completano la rimonta e concludono la regular season al secondo posto.
Il regolamento di quest’anno, però, prevede che l’esito della stagione regolare sia rimesso in gioco nella “Coppa di Lega”, una serie best-of-three tra le prime due classificate.
Il Milano conta così di guadagnarsi in una settimana quel primato faticosamente – ma vanamente – inseguito per mesi , e va ad Egna con l’intenzione di sfatare il tabù della Wurth Arena, mai espugnata in questa stagione.
La maledizione, tuttavia, continua: i rossoblu denunciano ancora una volta forti difficoltà a livello di concentrazione e vanno sotto 4-0; recupereranno fino a 4-3 ma senza arrivare al pareggio.
Gara 2 si gioca a Torino, l’Agorà è squalificato: partita combattuta fino all’ultimo sangue, il Milano agguanta il pareggio con Ansoldi a 45” dalla fine e vince 4-3 all’overtime con un gol di Klouda.
‘Bella’ ad Egna: il Milano mette avanti la testa 2-1 e sembra dominare, sfiora il 3-1, ma ancora una volta l’Egna riesce a ribaltare il risultato e a vincere 3-2; questa volta i rossoblu danno davvero l’impressione di saper essere superiori tecnicamente, ma risulta anche evidente che per vincere ad Egna ciò non basta. Manca ancora qualcosa a livello di testa.
L’Egna, dunque, vince la Coppa di Lega e rimane primo, ed il Milano è secondo; come tali affronteranno rispettivamente Gardena e Appiano nelle semifinali, con l’obiettivo di reincontrarsi in finale per dirimere definitivamente una questione ormai estremamente complessa dal punto di vista tecnico/psicologico.
Il Milano parte bene con l’Appiano, e vince 4-1 sul neutro di Torino. In trasferta però riaffiorano i problemi di tutta la stagione: i rossoblu sono superiori ma si fanno agguantare a causa di una serie di ingenuità e perdono 3-2 ai rigori. Si torna all’Agorà, partita tiratissima in cui il Milano conduce il gioco ma fatica a finalizzare. Finisce con un insolito 0-0, poi, questa volta, è Pikkarainen a risolvere con un gol nell’overtime.
Ad Appiano si ripresentano puntualmente i soliti problemi: Milano avanti 2-1, un minuto di follia e i gialloblu vanno sul 3-2, poi guadagnano una superiorità numerica che potrebbe uccidere la partita. Invece, è il momento chiave della serie: doppietta di Manuel Lo Presti che pareggia in inferiorità numerica e poco dopo segna il 4-3 allo scadere di un power play. Demetz va in crisi, l’Appiano perde la testa e il Milano dilaga: finisce 9-4, serie sul 3-1 e si torna all’Agorà per chiudere. Sarà tutt’altro che una passeggiata; una partita tesissima e sempre in equilibrio, decisa ancora da Pikkarainen a pochi minuti dalla fine: 3-2, ed è finale.
Molto più combattuta l’altra semifinale; l’Egna è ampiamente favorito, ma come di consueto le oche soffrono il clima playoff e il Gardena ne approfitta per giocarsi le sue carte. Il fattore campo salta a ripetizione da entrambe le parti, si arriva gara-7, ad Egna, coi padroni di casa avanti di due gol a pochissimi minuti dalla fine e già pronti a festeggiare. Arriva però un’incredibile doppietta di Schaafsma che nel giro di un minuto pareggia e porta l’incontro all’overtime; l’Egna sfiora la vittoria più volte, ma alla fine segna e vince il Gardena.
La dominatrice della regular season è fuori al primo turno dei playoff, e la finale sarà una superclassica che già profuma di corsi e ricorsi storici: Milano-Gardena.
I rossoblu sono favoriti, ma nessuno si fida di una squadra come quella ladina, che è un po’ l’opposto dell’Egna: stenta in regular season, quando conta poco, ma è abituata a dare il meglio in post-season, quando i duri entrano in gioco.
Gara 1, in realtà, è vinta senza grossi patemi dal Milano, con un 4-1 piuttosto netto. Netto, però, anche il 4-0 con cui il Gardena si vendica in casa propria.
Si torna a Milano, i rossoblu vogliono cancellare la pessima prestazione offerta al Pranives e restituiscono lo shutout: 5-0. Si comincia a capire che nella bolgia dell’Agorà, ormai regolarmente sold-out, difficilmente il Gardena riuscirà a dire la sua, ma si ha anche la conferma che il Milano da trasferta è – purtroppo – tutt’altra cosa. In gara 4, infatti, si tocca il fondo in quanto ad approccio mentale; Milano avanti 3-1, blackout con una serie di ingenuità soprattutto nelle penalità commesse, rimonta e sorpasso gardenesi nel giro di pochi minuti: 4-3 con tutti e quattro i gol ladini segnati in powerplay.
Il Gardena può dilagare ma sbaglia gol incredibili, così il Milano trova un inaspettato pareggio con Lutz; tuttavia, negli ultimi minuti, ci si mettono anche gli arbitri a fischiare una penalità inesistente a Constant, ed è ancora gol dei ladini in powerplay: un 5-4 poi arrotondato a porta vuota per il 6-4 finale.
E’ un momento difficilissimo per i rossoblu che devono recuperare in fretta dalle scorie di una serata mentalmente distruttiva, infatti l’inizio di gara 5 è pessimo: il Gardena va avanti 2-0 e qualche brivido comincia a scendere lungo le schiene dei tifosi milanesi. Fortunatamente Klouda e Constant riescono a prendere in mano la situazione e questa volta è il Milano a rimontare: 4-2 poi ridotto a 4-3 nel finale. All’Agorà non si passa, serie sul 3-2.

Constant

Constant

Si torna a Selva, questa volta col match-point in tasca: Gardena avanti 1-0, ma Constant trova il pareggio nel secondo periodo, dopodiché la partita diventa tesissima, il Milano è superiore ma il Gardena sa essere pericolosissimo. I milanesi riescono finalmente a giocare una partita solida dal punto di vista mentale, senza penalità inutili, senza blackout, senza ingenuità. Si arriva all’OT, ancora Milano a dominare, ma il Gardena è sempre pungente di rimessa, un miracolo di Terrazzano evita l’ennesima beffa al Pranives.
Si va al secondo overtime; al 2’12” Tommaso Migliore entra nel terzo avversario, prende in controtempo Grossgasteiger con un tiro da mezza distanza e chiude la questione davanti al popolo rossoblu – come sempre presente in massa – che esplode sulle gradinate gardenesi liberando la tensione accumulata in mesi di sofferenze sportive.
Il Milano torna in Serie A1, ancora in Val Gardena, come 24 anni prima: è la fine di un incubo durato quattro anni, è una nuova pagina scritta nel libro della leggenda rossoblu, ed è l’inizio di una nuova era.