Campionato 2006-07

Hockey Club Junior Milano Vipers

Hockey Club Milano Vipers

1998-00 Presidente: Alvise Di Canossa
Stadio: Agorà, Milano
Fondata nel: 1998
Coppa Italia: 2° posto
Allenatore: Adolf Insam
Sponsor: Credem
Campionato: 2° posto
Continental cup: n.d.
Supercoppa: 1° posto
1998-00

Portieri
Magnus Eriksson #33; Steve Passmore #29; Paolo Della Bella #35
Difensori
Armin Helfer #6; Cristian Borgatello #50; Dean Melanson #22;
Riku Petteri Lehtonen #71;Jeremiah McCarthy #27;Michele Strazzabosco #96
Attaccanti
Ryan Christie #37; Blake Evans #16; Brett Lysak #28;
Dino Felicetti #19; Ryan Savoia #73; Daniel Sisca #97;
Luca Rigoni #48; Mario Chitarroni #24; Pat Iannone #14;
Giulio Scandella #10; Davide Mantovani #51

Daniel Sisca

Daniel Sisca

Giulio Scandella

Giulio Scandella

Jeremiah McCarthy

Jeremiah McCarthy

"Crazy" Passmore

“Crazy” Passmore

Dean Melanson

Dean Melanson

Marco Insam

Marco Insam

Nelle intenzioni della società la nuova stagione dovrebbe portare al sesto scudetto consecutivo, impresa mai riuscita a nessuno in Italia, tanto che nelle ottimistiche dichiarazioni estive si parla apertamente di entrare nella “leggenda”. Indubbiamente il mercato estivo ha portato alcuni stranieri di valore (McCarthy e Evans), giovani promesse (Sisca, Iannone, Mantovani), un azzuro (Rigoni) e molti big sono stati riconfermati, tuttavia il gruppo di giocatori che comincia il training camp agli ordini di Insam desta qualche perplessità sotto il profilo squisitamente numerico.
Privi di ben 5 forti italiani che hanno appeso i pattini al chiodo (Busillo, i Molteni, Peca,Mansi) e della stella Tkaczuk approdato in DEL dopo un tira e molla estivo, i Vipers affrontano la final four di Supercoppa con soli 13 giocatori di movimento a difesa della gabbia del confermato Eriksson: è una due giorni vittoriosa per i rossoblu che domano il Cortina all’overtime dopo una tiratissima semifinale (decisiva la frustata di “Macigno” Evans) e liquidano per 6-2 il Renon nel remake della finale-scudetto 2006.
Già a fine settembre un altro trofeo si aggiunge alla ricca bacheca di via Cino del Duca e gli scettici che si preoccupano per i soli 4 terzini a disposizione, di cui due (Lehtonen e McCarthy) da subito in condizioni fisiche precarie, sembrano in torto a fronte di un team che ancora una volta non ha tradito nelle partite importanti.
L’inizio di campionato è altresì convincente grazie ad un filotto di 5 vittorie consecutive che affermano la linea straniera formata da Lysak-Evans-Christie come una delle più prolifiche del campionato: un blocco che fa della fisicità, della scaltrezza negli angoli e del pattinaggio le sue caratteristiche, esaltate dalla vena realizzativa del poco appariscente Lysak.
A metà ottobre è tempo di Coppa Italia, che nella rinnovata formula partorita dalla Lega Hockey prevede raggruppamenti di 4 squadre comprendenti le formazioni di A2: a Selva di Val Gardena il Milano prosegue la striscia vincente sbarazzandosi senza troppi patemi di Gherdeina, Asiago e Pontebba, ma soprattutto ritrova il suo figliol prodigo Michele Strazzabosco reduce dalla prestigosa esperienza al camp dei Buffalo Sabres non sfociata in un accordo contrattuale.
Con 5 difensori a roster i Vipers proseguono la marcia in campionato lasciando per strada solo pochi punti, ma ben presto i nodi di una campagna rafforzamenti deficitaria per quantità vengono al pettine e sempre più spesso Insam deve ricorrere all’utilizzo dei giovani del vivaio per completare la terza line a. I vari Pozzi, Migliore, Mazzacane, Lorini sono spesso impegnati nel farm-team Valpellice in A2 e nel passaggio alla serie maggiore si dimostrano ancora un pò acerbi nonostante non lesinino l’impegno. Per i tifosi rossoblu è comunque una gioia poter vedere i primi frutti del progetto-giovanili affacciarsi al massimo palcoscenico, in particolare è Marco Pozzi il rookie a mostrare ottime doti tecniche. C’è spazio anche per il figlio del coach Marco Insam, che esordisce in serie A contro il Pontebba sfruttando la sosta natalizia della lega Junior canadese in cui milita.
Il 2 gennaio, in occasione del big match contro un redivivo Bolzano, avviene un episodio destinato a segnare profondamente gli equilibri dello spogliatoio rossoblu:
è la sera dell’esordio in rossoblu di Giulio Scandella, ma la partita verrà ricordata per la cruenta rissa che vede Strazzabosco soccombere sotto i colpi del goon bolzanino Lewis coadiuvato da una parte della panchina biancorossa. Lo scontro è impari in quanto molti giocatori del Bolzano intervengono senza che i milanesi reagiscano, fermati in panchina da Insam.
E’ un evento cruciale nella stagione dei Vipers perchè appare evidente per la prima volta dopo anni una certa disunione e mancanza di spirito di squadra: mai come ora si sente la mancanza di un leader come Joe Busillo.
Gli effetti di quella serata si manifestano lampanti nella succesiva trasferta all’Odegar in cui un Milano distratto si fa recuperare tre gol negli ultimi 5 minuti dall’Asiago fanalino di coda.
Si arriva così alla tre-giorni di Coppa Italia in cui il Milano, dopo aver sconfitto ValPusteria e Valpellice, cede la coccarda alla più motivata compagine biancorossa: Bolzano vince 6-3 e per i rossoblu piove sul bagnato a causa del brutto infortunio a Lysak che scompagina una prima linea già da qualche settimana in debito d’ossigeno.
Lo stato maggiore meneghino decide di correre ai ripari optando per una inedita rivoluzione in corso d’opera, della quale fanno le spese il goalie Eriksson, liquidato per motivi sia tecnici che fisici, e il terzino McCarthy, alle prese con cronici problemi al gomito. I due giocatori chiudono la stagione rispettivamente al Salisburgo e al Lubiana e vengono sostituiti da due vecchi marpioni delle piste nordamericane quali Passmore e Melanson.
Due personaggi a loro modo istrionici che nelle speranze della dirigenza possano colmare alcune lacune a livello di personalità fin qui denotate.
E’ un Milano in fase di assestamento quello che il 6 febbraio, in un’apparentemente innocua ultima giornata di regular season, fà harakiri al cospetto dell’Asiago: sconfitta 3-1 all’Agorà e soprattutto perdita del fattore pista in un’eventuale finale contro il Cortina…
Il Masterround, che nella cervellotica formula del campionato serve a saltare il turno di quarti di finale playoff, mostra un Milano in ripresa nel quale Passmore si rivela un portiere di talento in grado sia di difendere la gabbia che di governare “alla Muzzatti” la difesa. Scandella regala scampoli del suo innato talento e Melanson provvede a intimorire gli avversari che fino al mese prima maramaldeggiavano impunemente.
Chiusa questa fase intermedia al primo posto, gli uomini di Insam ricevono il 22 marzo le ambiziose civette di Mats Lusth, che in 5 palpitanti gare hanno sconfitto il Bolzano ai quarti.
Ancora una semifinale con l’Alleghe, ma stavolta gli agordini non mostrano timori riverenziali, tanto che sbancano subito l’Agorà in gara-1: il 2-1 siglato da Chaulk all’overtime getta nello sconforto i tifosi milanesi.
La Saima in gara-2 attinge al proprio bagaglio di esperienza e riesce con indicibile sofferenza a impattare la serie grazie allo striminzito 1-0 dell’Alvise de Toni (segna “Tigre” Borgatello, l’uomo dei gol disperati). Gara-3 è quella di fatto decisiva: per 54 minuti l’Alleghe gioca meglio, mostrando maggiore organizzazione e portandosi due volte in vantaggio. Milano sbuffa e rimane agganciato alla partita con il gol del 3-3 realizzato da Scandella a 6 dal termine. Poi accade l’episodio che gira la serie quando Ryman in power play perde un disco sanguinoso lasciando che Chitarroni si involi verso Groeneveld per il più mortifero dei shorthanded-goal.
All’Agorà è tripudio e il colpo di coda di gara-4 (3-0) non basta all’Alleghe per tornare a galla, travolto in gara-5 per 7-2 e ancora una volta costretto a rimandare i sogni di gloria.
A due anni di distanza dalla fantastica serie di finale 2004-05, sono ancora Cortina e Milano a contendersi il tricolore, ma stavolta il fattore pista arride agli ampezzani.
In gara-1 Milano gioca meglio; con Lysak acciaccato, brillano Evans e soprattutto Savoia, autentico eroe rossoblu che in stagione si è sacrificato più di tutti giocando in ogni linea e in ogni ruolo, sempre con totale dedizione. Al 46esimo è però la micidiale prima linea cortinese a decidere il match: Deschenes finalizza un ricamo di Corupe e dal 3-2 in avanti non c’è storia. Da notare la scellerata espulsione di Chitarroni, che cade come un principiante alle provocazioni di Narcisi.
Privi del capitano squalificato, in gara-2 i Vipers danno tutto, e pur tirando meno degli avversari, riescono a capitalizzare le occasioni, rivelandosi ancora una volta implacabili in inferiorità numerica (a segno Lysak e Savoia). Il 4-2 finale ridà respiro all’ambiente saimino, pronto a giocarsi il tutto per tutto nell’Olimpico stregato.C’è anche tempo per gustarsi una zuffa old-style tra Melanson e Smith, ma è più fumo che arrosto e i due contendenti lasciano la pista seminudi e ovviamente sotto squalifica.
Gara-3 è una partita incredibile, che un settore ospiti straboccante di tifo e passione come ai vecchi tempi non dimenticherà facilmente. Per i cuori rossoblu in trasferta è la beffa delle beffe, dopo che sotto 0-3 il Milano trascinato dai cori incessanti è riuscito a riportarsi in parità grazie ad un Helfer leonino e ad un Savoia encomiabile, si arriva agli ultimi decisivi secondi: succede di tutto, l’arbitro Colcuc prima non vede un fallo su Christie, poi ne commina uno identico ai danni di Scandella e ai cortinesi non par vero di capitalizzare un decisivo power play al 59.35 col solito Deschenes. Scandella al rientro dalla panca perde la testa e sputa verso l’arbitro che gli affibia 10 minuti, ma un Milano mai domo riesce ancora a costruire un’occasione nitida con Borgatello: un disco a botta sicura si infrange sul palo e il match finisce 4-3 per il Cortina.
Gara-4 è quella del vincere o morire per i Vipers, consci che il loro quinquennale regno stà vacillando. L’Agorà è una bolgia, 4000 anime unite danno tutto ma stavolta non basta: il Milano, privo dello squalificato Scandella, sembra quasi paralizzato e a livello di gioco subisce un Cortina ordinato e motivatissimo. Nella guerra di nervi c’è ancora e infatti riesce a pareggiare i conti due volte, dapprima con Lysak poi col solito Borgatello. Sul 2-2 i decibel del tifo raggiungono il parossismo, ma la squadra non riesce a sfruttare l’inerzia e viene tradita sul più bello dal suo capitano.
Chitarroni compie due inutili quanto inspiegabili falli e se sul primo il Milano riesce a cavarsela (due minuti di sofferenza a cavallo tra il sessantesimo e l’inizio dell’overtime), sul secondo capitola. Allo strenuo delle forze e forse choccato dalla follia compiuta dal Chit, uscito dalla panca giusto per andare a prendersi un’altra assurda penalità, il Milano abdica e il sudden death goal di Corupe riporta dopo 32 anni lo scudetto nell’ampezzano.
E’ dunque il Cortina, l’avversario per eccellenza fin dai tempi pioneristici, ad interrompere il dominio milanese che durava dal 2002. Nella festa in pista non può tuttavia alzare la coppa, misteriosamente scomparsa, proprio come nel lontano 1932, quando un Milano sicuro di vincere la lasciò negli uffici di via Piranesi invece di portarla a Cortina per la finale. Corsi e ricorsi storici…