Campionato 2005-06

Hockey Club Junior Milano Vipers

Hockey Club Milano Vipers

1998-00 Presidente: Alvise Di Canossa
Stadio: Agorà, Milano
Fondata nel: 1998
Coppa Italia: 1° posto
Allenatore: Adolf Insam
Sponsor: Credem
Campionato: 1° posto
Continental cup: n.d.
1998-00

Portieri
Magnus Eriksson #33; Mark Demetz #30; Paolo Della Bella #35
Difensori
Armin Helfer #6; Chris Joseph #23; Cristian Borgatello #50;
Riku Petteri Lehtonen #71; Maurizio Mansi #93; Justin Peca #25;
Michele Strazzabosco #96; Trevor Sherban #44
Attaccanti
Ryan Christie #37; Daniel Tkaczuk #10; Brett Lysak #28;
Dino Felicetti #19; Ryan Savoia #73; Mike Di Stefano #16;
Joe Busillo #21; Mario Chitarroni #24; Greg Koehler #11;
Andrea Molteni #8; Matteo Molteni #18; Max Oberrauch #12

Joseph

Joseph

Tkaczuk

Tkaczuk

Busillo

Busillo

Strazzabosco

Strazzabosco

Archiviata con inevitabile rimpianto l’irripetibile annata 2004-05, che passa alla storia per le giocate degli illustri scioperanti NHL sbarcati nel Belpaese, l’hockey italiano consacra in toto la nuova stagione alla causa azzurra. L’imminenza di fondamentali impegni quali le Olimpiadi di Torino e i mondiali gruppo A in Lettonia condizionano infatti la stagione:
annullata la supercoppa, ridotta ad un match unico la coppa italia, anche i playoff vengono accorciati per agevolare le fatiche del blue-team, sul ghiaccio fin da agosto per il primo raduno.
Sono i Vipers la squadra che all’inizio fornisce più giocatori alla nazionale: ben 8 tra i quali i nuovi acquisti Borgatello e Strazzabosco, colpi di mercato che assieme al veterano ex Nhl Chris Joseph e al 40enne Mansi costituiscono il quartetto di nuovi terzini chiamati da Insam a rimpiazzare Savard, Kallarsson, Kinos e Smith.
Nel reparto offensivo si registrano i nuovi arrivi di Koehler, buone percentuali in AHL e UHL, Christie, campione di Francia a Mulhouse e del carneade paisà Di Stefano. Condizionato nella preparazione e non sorretto dai nuovi stranieri a dir poco deludenti, il Milano fatica nelle prime giornate di campionato, tanto che “espugna” l’Agorà solo alla settima. Sembra pertanto una manna dal cielo il ritorno del figliol prodigo Daniel Tkaczuk, che non trovando collocazione in leghe più prestigiose, riprende il suo posto al centro della prima linea.
Il brusco KO di fine ottobre ad Asiago (7-2!) convince però la dirigenza a correggere in corsa alcune scelte effettuate: cade la testa di Greg Koehler, ala dalle buone credenziali, ma giunto a Milano in condizioni fisiche impresentabili.
Lo sostituisce il connazionale Brett Lysak, attaccante “insamiano” per eccellenza, che dimostrerà anche un’inaspettata confidenza con la rete.
Una prima svolta positiva, nel fin qui travagliato campionato saimino, arriva la sera del 5 novembre allorquando un Milano falcidiato dagli infortuni sconfigge grazie ad una prestazione tutto cuore il Bolzano: gli onori sono tutti per Mark Demetz,che difende eroicamente la gabbia rossoblu prima di finire sotto i ferri per l’operazione ai legamenti che ne chiude anzitempo la stagione.
Con l’ex Varese Della Bella nuovo back-up, il Milano comincia ad ingranare, inanellando una serie di risultati utili a cavallo delle due pause invernali dedicate al Blue-Team: una condizione fisica in evidente crescita, un line-up più equilibrato (è di questo periodo l’exploit della linea Tkaczuk-Chitarroni-Christie, inspiegabilmente poi accantonata) e le magagne tecnico-gestionali che iniziano ad affiorare nelle compagini avversarie (Cortina e Bolzano in primis), consentono al Milano di scalare la classifica fino alla vetta, e così qualificarsi per la Coppa Italia in programma l’8 gennaio all’Agorà. Nel 3-0 senza storia grazie al quale i Vipers si aggiudicano per la terza volta la coccarda tricolore, si afferma definitivamente la linea dei Molteni e Felicetti, autentici mattatori della stagione rossoblu: grinta, affiatamento e maturità tecnico-tattica sono gli ingredienti esplosivi che in molte occasioni tolgono le castagne dal fuoco e accendono gli entusiasmi dei tifosi. Per motivi più scandalosamente “politici” che tecnici i magnifici 3 vengono però scartati dal roster olimpico, che, capitanato dal nostro Busillo, esce comunque a testa alta dall’impari confronto con le grandi dell’hockey mondiale.
Salutato Max Oberrauch, accasatosi in Val Pusteria alla ricerca di un minutaggio più significativo, un Milano scarico si riaffancia al campionato dopo la lunga sosta, tanto che 4 sconfitte consecutive nel finale di regular season ed un approccio non proprio gagliardo al decisivo master round fanno suonare qualche campanello d’allarme in via dei ciclamini. Per cercar di tamponare qualche falla difensiva di troppo viene aggregato alla truppa il giramondo terzino canadese Trevor Sherban, spavaldo realizzatore nella mediocre serie B italiana (Appiano), che impiega però poco a giungere a miti consigli nella ben più qualificata massima serie: abbandonate velleità offensive, si rivela un onesto mestierante del terzo difensivo spalleggiando un Borgatello in netta crescita.
A marce ridotte il Milano centra comunque il primo posto finale presentandosi ai playoff forte di alcune certezze che si rivelano poi determinanti:
- uno strapotere fisico sugli avversari che si traduce nel dominio negli angoli e nei rebounds in fase offensiva (eccellono nelle due specialità tanto care al nostro coach il veterano Joe Busillo e il buon Ryan Christie) e nella costante intimidazione in fase difensiva (Lehtonen su tutti); – il portiere più continuo e talentuoso della serie A (perdurando l’incompatibilità Muzzatti-ambiente Bolzano)
- gli special teams più efficaci del campionato con particolare nota di merito per il penalty killing (Savoia docet).
La serie di semifinale contro l’Alleghe mette dunque in risalto le caratteristiche di sempre dei Vipers tanto che gli agordini nelle sfide all’Agorà appaiono quasi intimoriti ed incapaci di proporre lo stesso ordine tattico e la tradizionale furia contropiedistica sfoggiate sulla pista amica. Con gara1 (5-2) e gara3 (6-1) archiviate senza patemi, sono le sfide all’Alvise de Toni a complicare il cammino rossoblu: due match al cardiopalma vengono entrambi risolti dalla morte improvvisa che arride in gara2 ai padroni di casa e nella decisiva gara4 al Milano. Tkaczuk manda in vacanza un redivivo Alleghe consegnando alla storia una semifinale che registra il grave infortunio alla spalla di “Tiger” Chitarroni, sostituito con profitto dal sorprendente rookie Di Stefano, autore di 4 gol nella serie.
Avversario inedito per la sesta finale consecutiva è il Renon a trazione canadese del mago Ivany, ma fin da gara 1 è evidente il divario tra i due team protagonisti tra l’altro in regular season di una cruenta rissa old-style. Viene fuori l’esperienza di veterani del calibro di Joseph, sonnecchioso in regular season, quanto implacabile nei playoff e la prolificità di animali da slot quali Lysak e Christie per un Milano mai così ad immagine e somiglianza del suo coach.
I Vipers soffrono solo in gara 3, quando l’orgoglio dei lupetti dell’altopiano li costringe ai rigori: segnano Tkaczuk, Lysak e Savoia, sbaglia Halkidis e il popolo rossoblu può festeggiare il quinto scudetto consecutivo.
Inedite note positive giungono per il sodalizio del patron Di Canossa anche dal settore giovanile che ha visto l’under 26 vincere il campionato di categoria e fornire qualche elemento alla prima squadra in situazioni d’emergenza: è a suo modo storico il gol realizzato dalla giovane vipera Marco Pozzi all’olimpico di Cortina in pre-season.