Campionato 2003-04

Hockey Club Junior Milano Vipers

Hockey Club Milano Vipers

1998-00 Presidente: Alvise Di Canossa
Stadio: Agorà, Milano
Fondata nel: 1998
Coppa Italia: 2° posto
Allenatore: Adolf Insam
Sponsor: Credem
Campionato: 1° posto
Continental cup: gir.qual.
Supercoppa: 2° posto
1998-00

Portieri
Jason Muzzatti #29; Mark Demetz #30; Michele Gadioli #43
Difensori
Armin Helfer #6; Leo Insam #5; Justin Peca #25; Rob Cowie #55;
Matt Smith #44; Viatcheslav Uvaev #3; Marc Sarazin #63;
Alessandro Re #23; Niclas Hedberg #12; Alessandro Rotolo #4
Attaccanti
Patrice Lefebvre #67; Scott Beattie #17; Joe Busillo #21;
Dino Felicetti #19; Mario Chitarroni #24; Thomas Sjogren #7;
Chris Wells #9; Massimo Stevanoni #11; Matteo Molteni #18;
Jason Trinetti #10;Andrea Molteni #8; Bruno Zarrillo #16;
Gianluca Tomasello #34

Torna il rossoblu

Torna il rossoblu

Esultanza

Esultanza

Esultanza in gara 6

Esultanza in gara 6

Beattie con la coppa

Beattie con la coppa

Dopo aver vinto due campionati consecutivi il Milano si presenta al via della stagione 2003-04 con poche novità.
Lasciano la squadra dopo cinque anni di onorata carriera milanese Bortolussi e Canei, in squadra dall’anno del gemellaggio Milano-Cortina, oltre a Hollinger, Cowie, Sjogren, Alderucci, Nardella, Sparber, Anderson e Stricker.
Arrivano in loro sostituzione Zarrillo, all’ultima stagione di hockey giocato, Hedberg proveniente dalla Sm-Liiga, Felicetti dal Fassa e lo sconosciuto Sarazin, difensore amico di Anderson in possesso del passaporto portoghese.
A loro si aggiunge l’attaccante oriundo Trinetti dopo un periodo di prova. E’ evidente che si è perso qualcosa rispetto la stagione precedente ma la società sa di poter correre ai ripari in qualsiasi momento.
L’annata agonistica 2003-04 comincia con la sconfitta nella supercoppa italiana contro l’Asiago per 1-0 e continua con l’eliminazione dalla Continental Cup nel girone polacco di Oswiecim. In un turno ridotto a sole tre squadre (i padroni di casa dell’Unia, i lettoni del Liepajas e il Milano) per l’impossibilità dello Zagabria di presentare a referto un numero sufficiente di giocatori, le Vipere sono costrette ad un pareggio e una sconfitta.
I numerosi tifosi al seguito della squadra ricordano questa trasferta più per la rissa finale contro l’Unia che per il “bel” gioco espresso dalla squadra.
Persi i primi due obbiettivi la società è costretta a tornare sul mercato: scaduto il contratto a tempo di Hedberg ecco arrivare il gigante anglo-canadese Matt Smith, l’ex NHL Chris Wells e in vista della coppa Italia di dicembre i ritorni di Rob Cowie e Thomas Sjogren.
Nelle finali del Palaonda tuttavia a uscire vincitori della coppa Italia sono i padroni di casa che affrontano in finale proprio il Milano giustiziere, solo il giorno prima, dell’Asiago.
In campionato la prima fase è inutile. Il torneo allargato a 15 formazioni (tra cui Varese e TorinoValpe) serve solo ai giocatori per incrementare le proprie statistiche. Il divario tra le prime della classe e squadre come Appiano, Egna, Gardena, Caldaro è troppo netto e le partite chiuse in doppia cifra si susseguono.
L’inizio della seconda fase coincide con un miglioramento della situazione. Il Milano, tornato a giocare con gli storici colori rossoblu, si trova ad affrontare le migliori sette tra le sue avversarie. Due sconfitte con Bolzano e Cortina relegano le Vipere al secondo posto alle spalle dell’Asiago che si guadagna così il fattore campo in un eventuale finale.
I playoff vedono i rossoblu (che piacere poter tornare a definire in questo modo la squadra) opposti al Merano nei quarti. L’età media del roster milanese mette paura a molti tifosi preoccupati per un possibile allungamento della serie, tuttavia la squadra allenata da Insam chiude in tre soli incontri (4-0, 3-2, 4-2) qualificandosi per le semifinali giocate contro un sorprendente Cortina vittorioso in quattro partite contro un deludente Bolzano. La squadra degli ex Canei, Meneghetti, Bernardi, Scapinello e Ghedina non è un ostacolo insormontabile malgrado le due sconfitte rimediate in veneto durante le prime due fasi della stagione.
I Vipers vincono infatti la serie per 3-0 (7-1, 4-2, 7-2).
La finale è, e non poteva essere diversamente, contro l’Asiago vincitore del Fassa di Ron Ivany. La serie si annuncia equilibrata anche per gli acquisti fatti dai giallorossi sul finire del mercato di “riparazione”: l’ex NHL Tuzzolino, il giovane Scandella e il difensore Ricciardi sono tre oriundi di spessore e rappresentano un sensibile miglioramento in termini di qualità e peso del roster asiaghese.
A partire bene è però il Milano che in gara 1 vince 4-2 all’Odegar invertendo così il fattore campo. Tre giorni dopo però alcuni colossali errori della difesa costringono Beattie e compagni ad una rimonta (da 1-3 a 4-3) prima del pareggio di Tuzzolino. I rigori premiano poi l’Asiago che proprio con Tuzzolino (vera bestia nera dei Vipers in queste finali) portano a casa il successo al settimo tiro. Giovedì 25 i rossoblu si presentano ad Asiago scarichi di energie: i vicentini ne approfittano vincendo 3-1 e portandosi in vantaggio nella serie. Gara 4 a questo punto è decisiva: dopo una gara equilibrata condotta a lungo dai milanesi ecco il pareggio a 24″ dal termine di Tuzzolino (ancora lui).
Sembra la svolta delle finali ma Muzzatti dimostra ancora una volta di essere un grandissimo e i rigori questa volta sono un successo per il Milano (reti di Sjogren, Beattie e Smith contro l’unica di Tuzzolino per l’Asiago). Ma il vero capolavoro “The Muzz” lo compie il martedì successivo quando da solo tiene in piedi la squadra per tre periodi (parando 43 tiri su 44 dell’Asiago) a differenza del suo avversario Gravel che con una “cappella ” mostruosa rimette in gioco i Vipers consentendo a Busillo di pareggiare. A poco più di due minuti dal termine ci pensa poi Sjogren (un altro di quelli che escono fuori nei momenti che contano) che realizza il 2-1 finale con un tiro nel sette (la dove mamma nasconde la marmellata per dirlo alla Jim Corsi).
Giovedì 1 aprile all’Agorà si presentano più di 4000 persone pronte a festeggiare il terzo scudetto consecutivo. L’Asiago tuttavia non ci sta e prepara il classico “pesce d’aprile” portandosi 2-0 durante il primo periodo. Il grido “Milano, Milano” si fa più forte e il secondo drittel si apre con la marcatura di Insam (tiro dalla blu deviato sotto porta), continua con le reti di Cowie (tiro da posizione impossibile) e Smith (classica bomba dalla blu). Gravel è allo sbando e le reti di Beattie e Busillo chiudono il periodo, l’incontro e il campionato sul risultato di 5-2.
Per la serie ride bene chi ride ultimo il Milano vince il suo terzo scudetto consecutivo entrando di fatto nella storia insieme a tutti i protagonisti di questo tris da leggenda.